Gli “sceriffi” del web: a Catania confronto tra forze dell’ordine, banche e professionisti

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Criptovalute, blockchain e bitcoin rendono più complesso lo scenario fiscale travalicando i confini tra Stati e sfocando i limiti entro i quali agire

CATANIA – È il rischio più percepito dalla popolazione mondiale, in termini di probabilità, dopo uno tsunami, un terremoto o altri disastri naturali: il cybercrime, nelle sue molteplici sfaccettature di reato informatico e furto di dati digitali, è classificato nel “Global Risk Report 2019” del World Economic Forum fra i primi dieci pericoli che vive il pianeta, anche in termini di impatto. Perché laddove la tecnologia ha migliorato negli ultimi decenni i flussi dell’economia e delle comunicazioni – basti pensare alla comodità della carta di credito e all’ormai insostituibile smartphone – la criminalità organizzata (e non solo) ha fiutato una nuova pista di affari illeciti. Ecco che il cybercrime, sottoforma di truffa on line, spionaggio industriale o revenge porn, è il business criminale più in ascesa del momento e con i maggiori margini di diffusione nel futuro.
Una portata enorme che richiede come antitesi altrettanta forza sociale, come quella che si è concretizzata a Catania ieri (11 aprile) in occasione del convegno sul tema che si è svolto nella sede universitaria del Monastero dei Benedettini. Importante il numero e l’entità delle istituzioni che hanno partecipato: per primo Gennaro Gigante, direttore della filiale catanese della Banca d’Italia, che ha voluto fortemente questa giornata di confronto per alzare il livello di attenzione anche e soprattutto tra i cittadini: «Il cybercrime è sempre il risultato di disattenzioni individuali, sia di singoli utenti che di realtà aziendali» ha sottolineato, introducendo il concetto chiave che ha accomunato tutti gli interventi dei relatori: la necessità di consapevolezza del rischio e l’aumento della cultura della sicurezza.
I dati statistici che sono emersi nel corso dei lavori restituiscono uno scenario significativo: il danno subito dalle aziende italiane per crimini informatici ammonta a 9 milioni di euro, come ha dichiarato il presidente di Confindustria Catania Antonello Biriaco; mentre il dirigente della Polizia Postale Marcello La Bella ha citato il Rapporto Clusit 2019 dell’Associazione italiana per la sicurezza informatica, da cui emerge che nell’ultimo biennio il tasso di crescita del numero di attacchi gravi è aumentato di 10 volte rispetto al precedente. Puntando una lente d’ingrandimento nel territorio catanese, «nel 2018 si sono verificati almeno 10 importanti attacchi di Business Email Compromise che hanno riguardato imprese importanti, con un danno di oltre 300mila euro, che abbiamo in parte recuperato» ha affermato La Bella. Il capitano della Guardia di Finanza Gianluca De Meo ha invece riportato la stima del Rapporto Clusit 2018, secondo cui il costo totale che l’Italia sostiene è intorno a 10 miliardi di euro.
E poi c’è il mondo dei professionisti che si trova ad affrontare nei propri studi l’evoluzione normativa che il sistema richiede a tutela del Paese: «Lo scenario fiscale che riguarda criptovalute, blockchain e bitcoin è ancora poco esplorato, contribuendo a sfocare i limiti entro quali agire e considerando che una grande parte dei reati travalica i confini tra Stati», ha affermato il presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Catania Giorgio Sangiorgio, intervenuto insieme al componente del Consiglio notarile etneo Giuseppe Balestrazzi, e all’avvocato Giuseppe Lo Faro, rappresentante dell’Ordine forense per il quale in sale era presente anche il presidente Marco Tortorici.
Anche la Regione Siciliana ha preso parte al dibattito con la presenza del funzionario dell’Autorità per l’Innovazione tecnologica Vincenzo Lo Piccolo, il quale ha annunciato l’imminente dotazione di un “Piano per l’informatica” all’interno della governance regionale.

«Occorre ripensare alla cybersecurity come valore al servizio del business e della clientela, facendola diventare parte integrante dello sviluppo di modelli di business più efficienti, efficaci e sostenibili». È la posizione di Fabio Bernasconi, capo servizio dei Rapporti istituzionali di Vigilanza della Banca d’Italia, ben rappresentata nelle sue molteplici strutture anche da altri dirigenti presenti: Antonio D’Isita (vice caposervizio Gestione circolazione monetaria), Sabina Di Giuliomaria (titolare Divisione CERTBI Servizio Pianificazione Informatica), Paola Giucca (direttore senior Servizio Supervisione Mercati e Sistema dei Pagamenti). Tutti interventi di carattere tecnico ma che si sono conclusi con importanti riflessioni di rilevanza sociale, tra cui la necessità di informare innanzitutto i giovani, che pur essendo “nativi digitali” hanno una scarsa consapevolezza del rischio.
«La maggiore sfida che deve affrontare l’economia moderna è quella di riuscire a coniugare l’esigenza della rapidità dei traffici con quella della sicurezza», ha dichiarato il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che ha moderato la sessione pomeridiana in cui sono intervenuti il sostituto procuratore Fabio Regolo, e i docenti universitari Tommaso Rafaraci, Maria Rosaria Maugeri e Aurelio Mirone, questi ultimi due intervenuti anche in qualità di presidente e componente del Collegio di Palermo dell’Arbitro Bancario Finanziario.
Nel corso della giornata hanno portato la propria testimonianza anche il Consorzio Abi Lab (Associazione Bancaria Italiana) con l’intervento del segretario generale Romano Stasi, e la STMicroelectronics con le relazioni dei manager Daniele Ditta e Michele Scarlatella.
Una ricchezza di contenuti difficile da sintetizzare ma che ritrova il proprio valore nel pensiero espresso dal presidente della Corte d’Appello di Catania Giuseppe Meliadò: «Rapportarsi in modo sinergico alle problematiche dell’innovazione è la straordinaria capacità delle istituzioni della città etnea».