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Le rivoluzionarie “brave ragazze” che dallo “stile garçonne” diventarono Flapper tra gli anni ‘20 e ‘30 protagoniste indiscusse de Le Ragazze del centralino su Netflix

Le Flapper si riconoscevano per l'eccessivo trucco, per il fatto che bevessero alcolici come gli uomini, ma soprattutto per la loro sessualità disinvolta e libera, oltre che per fumare in pubblico, guidare automobili da sole e violare le norme sociali e della morale sessuale del tempo. Furono le prime a mostrare le caviglie in pubblico indossando abiti e gonne più corti e furono anche le prime a tagliare i capelli a "caschetto". Ballavano da sole il Charleston e ostentavano comunque il proprio disprezzo per il comportamento "da brava ragazza beneducata".

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Le Ragazze del centralino, ambientata nella Madrid del 1928. Una serie spagnola, in voga su Netflix, che ci racconta le traversie di quattro donne di diversa provenienza che vengono assunte come operatrici per la Compagnia dei Telefoni, a livello nazionale. Le quattro donne si confrontano rispetto alle proprie vicissitudini familiari e soprattutto passato, per affermare la propria indipendenza ed emancipazione in una Spagna in cui i diritti delle donne non sono riconosciuti sia dall’ordinamento giuridico che dalla società. Figuriamoci nell’Italia dell’epoca. Detto ciò, visto che le canzoni, i romanzi e meglio ancora gli “sceneggiati”, come li chiamavamo noi della TV in bianco/nero, influenzavano o raccontavano o predicevano ciò che accadeva o che sarebbe accaduto in ambito sociale, familiare, di coppia, e a livello individuale, Le ragazze del centralino, rappresenta una perla di “educazione alla sessualità”, che avrebbe fatto impallidire e morire di crepacuore, le nostre nonne.

La chiarezza degli intenti, la pulizia dei sentimenti, delle emozioni e delle pulsioni sessuali è pienamente rappresentata dalle nostre “pupille” in quanto ogni donna degli anni ’30, nello sceneggiato, ha la sua espressione. È che solo noi, generazione nata tra gli anni 60 e 80 del novecento, guardando gli sceneggiati della nostra epoca, potevamo ingenuamente non “immaginare”, senza porci delle domande che non ci riguardavano, se non coinvolti in maniera diretta, cose come “inverosimili” tipo: il desiderio verso persone dello stesso sesso, essere ingabbiati in un corpo sbagliato e l’amore per più persone di sesso diverso. Dico così solo per semplificare: che il “sesso” sia come identità e sia come orientamento, è la mia materia di studio. E mai finirò di meravigliarmi e sospendere il giudizio in tal proposito, poiché per quanto mi riguarda siamo soltanto “involucri di carne sensibili all’energia vitale in questa dimensione temporale”. Ridetto ciò la figura delle donne garçonne degli anni 20/30 merita un florilegio a parte. Con garçonne (francese, femminile forzato di garçon, ragazzo/giovanotto) si intende una ragazza che conduce la propria vita in modo indipendente e anticonformista. L’epiteto quasi dispregiativo si diffuse dopo la pubblicazione nel 1922 del romanzo La Garçonne di Victor Margueritte.

Lo scrittore Victor Margueritte perdette la Legion d’onore a causa di questo scandalistico romanzo: dove Monique, una rampolla di buona famiglia, a causa di una delusione d’amore, si vendica e invece di rimettere la testa a posto, da “brava ragazza” prende in mano il suo destino e i suoi amori. Curiosa di tutto, ingorda di vita, Monique cercherà occasioni libertine per emanciparsi, proverà esperienze diverse, sia con donne sia con uomini, ridotti questi ultimi al rango di semplici strumenti di piacere. Se le donne hanno cominciato a portare il taglio à la garçonne è stato grazie a questo romanzo,

Lo stile garçonne fu una tendenza femminile che si ispirava al guardaroba maschile sia per aspetto, che per taglio e linea. Diventò sinonimo di una donna emancipata, attiva e indipendente. L’aspetto di una donna in stile garçonne era caratterizzato da una figura androgina e snella, che nascondeva le curve femminili, con un taglio di capelli molto corto. Le icone famose furono le attrici Marlene Dietrich, Greta Garbo, Joan Crawford, Clara Bow e Louise Brooks. E poi le “cattive ragazze” dallo stile garçonne diventarono le Flapper, la generazione di donne degli anni venti del XX secolo nel mondo anglosassone. Le Flapper si riconoscevano per l’eccessivo trucco, per il fatto che bevessero alcolici come gli uomini, ma soprattutto per la loro sessualità disinvolta e libera, oltre che per fumare in pubblico, guidare automobili da sole e violare le norme sociali e della morale sessuale del tempo. Ebbero origine nel periodo liberale caratterizzati dalla turbolenza politico-sociale e da un accresciuto scambio culturale fra le due sponde dell’oceano Atlantico, da una parte l’Europa appena uscita dalla grande guerra e dall’altra gli Stati Uniti.

Le Flapper furono le prime a mostrare le caviglie in pubblico indossando abiti e gonne più corti e furono anche le prime a tagliare i capelli a “caschetto”. Ascoltavano musica jazz e danzavano da sole il charleston, il nuovo ballo icona degli anni 20 che, non a caso, fu il primo che si poteva danzare anche se non si era accoppiati. Queste giovani donne generalmente ostentavano comunque il proprio disprezzo per il comportamento “da brava ragazza beneducata”.

Ringraziamo ancora una volta “la brava bambina che non era diventata la brava ragazza e che difficilmente sarebbe diventata la brava donna addomesticata pronta a divenire la brava la madre e in seguito la brava nonna…” Il Secondo sesso di Simone Beauvoir.

 

 

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