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Quando il lavoro perde senso e significato: la Sindrome del Burnout

La “Sindrome del Burnout” è un disagio psicofisico connesso al lavoro, che interessa, in varia misura, diversi operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali.

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Quando il lavoro perde senso e non permette più la realizzazione degli stimoli vitali e dei valori che il soggetto trae da tutti gli ambiti di vita nei quali è implicata la sua esistenza, si è innescata la sindrome del burnout. La “Sindrome del Burnout” è un disagio psicofisico connesso al lavoro, che interessa, in varia misura, diversi operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali. Oggi però il Burnout con l’invecchiamento delle maestranze lavorative, es. uffici pubblici, e sia per chi ha un lavoro a tempo determinato, quindi è stressato dalla instabilità economica, è diventato sempre più una sindrome comune, ma tutto sommato poco studiata e attenzionata. Principalmente il problema è stato rilevato in coloro che operano in ambiti sociali sociosanitari e sanitari o della salute come medici, psicologi, assistenti sociali, educatori sanitari e socio-pedagogici, agenti delle forze dell’ordine e operatori del volontariato. Successivamente è stato rilevato in tutti quei mestieri legati alla gestione quotidiana dei problemi delle persone in difficoltà, a partire dai poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, fino ai consulenti fiscali, avvocati, nonché in quei tipi di professioni educative (per es. insegnanti) che generano un contatto, spesso con un coinvolgimento emotivo profondo, con i disagi degli utenti con cui lavorano e di cui guidano la crescita personale. Praticamente tutte le categorie dei lavoratori se mettiamo altre categorie come i lavori ripetitivi come una catena di montaggio o i lavori di ufficio dove la “persona” non viene collocata secondo le proprie aspettative e meriti. Spesso la sindrome viene confusa con una “banale” depressione, nel senso che non si riesce a collegare il motivo più profondo che viene determinato dalla Sindrome di Burnout. Si tende a normalizzare la persona che da i primi segni di squilibrio e che in tal senso dovrebbe essere solo felice perché almeno lui o lei il lavoro ce l’ha!  Queste problematiche vanno opportunamente trattate in quanto cominciano a sviluppare un lento processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato (il termine Burnout in inglese significa proprio “bruciarsi”). In tali condizioni può anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo dei problemi delle persone di cui si prendono cura, non riuscendo così più a discernere tra la propria vita e la loro.

Il Burnout si accompagna spesso ad un deterioramento del benessere fisico, a sintomi psicosomatici  e psicologici. I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, ma poi vengono con facilità trasportati sul piano personale: l’abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio sono elevati nei soggetti affetti da Burnout. Consultare uno psicologo specializzato nello stress- lavoro correlato, che si auspica diventerà presente all’interno di aziende ad alto rischio di Burnout, potrebbe essere una soluzione nell’ambito del cambiamento delle proprie aspettative, salvaguardando la salute del lavoratore, dei suoi familiari dei colleghi e degli stessi utenti. Nel prossimo articolo descriveremo le cause del Burnout

 

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