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La festa dei morti, Halloween e Samhain quando la Sicilia era celtica

In una dimensione circolare-ciclica del tempo, caratteristica della cultura celtica, Samhain si trovava al di fuori dalla dimensione temporale non appartenendo né all'anno vecchio e né al nuovo; in quel preciso attimo, il velo che separava la terra dei vivi con quella dei morti si assottigliava, e i due regni comunicavano

Il nome Halloween proviene da All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day. L’importanza che, tuttavia, viene data alla vigilia si deduce dal valore della cosmologia celtica: questa concezione del tempo, seppur soltanto formalmente e linguisticamente parlando, è molto presente nei paesi anglofoni, in cui diverse feste sono accompagnate dalla parola “Eve”, tra cui la stessa notte di Capodanno, “New Year’s Eve”, o la notte di Natale “Christmas Eve”. Che ricorda anche il nome di Eva la nostra cara progenitrice, la prima donna. L’antico calendario celtico, celebra il 31 ottobre con l’ultimo raccolto agricolo. I falò hanno sempre avuto un ruolo importante in questa festa. Anche in epoca cristiana i villici usavano lanciare nel fuoco le ossa del bestiame macellato (il bestiame aveva un ruolo preminente nel mondo gaelico pre-cristiano). Una volta che i falò erano stati accesi, tutti gli altri fuochi venivano spenti, ed ogni famiglia prendeva solennemente il nuovo fuoco dal falò sacro. In una dimensione circolare-ciclica del tempo, caratteristica della cultura celtica, Samhain si trovava al di fuori dalla dimensione temporale non appartenendo né all’anno vecchio e né al nuovo; in quel preciso attimo, il velo che separava la terra dei vivi con quella dei morti si assottigliava, e i due regni comunicavano. Durante la notte il grande scudo di Scáthach veniva abbassato, eliminando le barriere fra i mondi e permettendo alle forze del caos di invadere i reami dell’ordine ed al mondo dei morti di entrare in contatto con quello dei vivi. I morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Come molte feste celtiche, veniva celebrata a più livelli: dal punto di vista materiale era il tempo della raccolta e dell’immagazzinamento del cibo per i lunghi mesi invernali. Essere soli in questa occasione significava esporre sé stessi ed il proprio spirito ai pericoli dei rigori invernali. Spiritualmente parlando, la festa era un momento di contemplazione. Per i Celti morire con onore, vivere nella memoria della tribù ed essere ricordati nella grande festa che si sarebbe svolta la vigilia di Samhain era una cosa molto importante (in Irlanda questa sarebbe stata Fleadh nan Mairbh, “Festa dei Morti”). Questo era il periodo più magico dell’anno: il giorno che non esisteva.. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l’avvento del Cristianesimo. Infatti la Sicilia che ha tante analogie in comune con l’Irlanda possiede una memoria celtica non ben documentata ma celata nei riti delle sue feste.

 

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