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Prof.ssa Chiara Simonelli e il futuro della sessuologia clinica

Roma –  La prof.ssa Chiara Simonelli nei diversi anni di insegnamento nell’Università come professore associato di Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale presso la Facoltà di Medicina e Psicologia  dell’Università “Sapienza” di Roma, ha contribuito a diffondere la conoscenza scientifica della sessuologia anche attraverso la pubblicazione di diversi manuali sulla sessuologia clinica e sulla sessualità nell’arco di vita. Coordinatrice di diversi progetti di ricerca in collaborazione con l’Ateneo, la Comunità Europea, l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della Salute, la Provincia di Roma e la Regione Lazio. Membro fondatore dell’Istituto di Sessuologia Clinica, (di recente hanno festeggiato 30° anniversario di fondazione) della Società Italiana di Sessuologia Scientifica e della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica. Coordinatore Scientifico della Scuola di Formazione in Sessuologia Clinica dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma. Membro attivo di diverse associazioni e società scientifiche italiane e internazionali. È stata Vice Presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica e, dopo due mandati in qualità di Presidente, da maggio ricopre la carica di Past President della European Federation of Sexology. È autrice di più di 300 pubblicazioni scientifiche nel campo della sessuologia, la maggior parte delle quali su riviste impattate. È inoltre consulente di trasmissioni televisive, giornali e riviste nazionali e internazionali sul tema della sessuologia.

Susanna Basile: Prof.ssa Simonelli lei è stata un’antesignana della sessuologia scientifica in Italia, quali sono state le difficoltà all’inizio della sua carriera in un campo per così dire “minato” al confine con la medicina, predominio maschile fino ad alcuni anni fa?

Prof.ssa Simonelli: Le difficoltà non sono state poche, soprattutto nei primi anni di lavoro. Con i medici in realtà ho trovato grande accoglienza in molti casi: sono grata che la SIA (Società Italiana di Andrologia), ad esempio, abbia visto l’importanza della collaborazione clinica e di ricerca congiunta sulle tematiche corpo-mente e relazione. Molti medici, anche ginecologi, erano e sono convinti che per il paziente e la coppia ci sia tutto da guadagnare in una visione olistica della sofferenza. Ora il modello bio-psico-sociale è il punto di riferimento internazionale per il nostro lavoro ma decenni fa abbiamo iniziato a pensare al modello integrato medico-psicologo con tutte le asperità del caso. Sia lo psicosessuologo che il medico all’inizio dovevano fare uno sforzo di conoscenza e di linguaggio non arroccandosi nel proprio sapere specialistico. Molti ce l’hanno fatta e la sfida ha avuto un certo successo di cui sono molto felice e anche un po’ orgogliosa.

SB: Che cosa si intende per approccio integrato in sessuologia?

Simonelli: Come accennavo prima si è trattato di vedere la domanda sessuologica sui due versanti essenziali: corpo e mente, e nella mente si include naturalmente la relazione di coppia quando c’è. Più tardi questo principio olistico si è contestualizzato: molte sofferenze infatti derivano dalla cultura di appartenenza che può avere un grandissimo impatto attraverso pregiudizi e limiti specifici. In alcuni casi e su questioni sensibili come orientamento sessuale, violenza di genere, mutilazioni genitali etc. la sessuologia ha preso posizione e si batte per i diritti sessuali in tutto il mondo.

SB: Quali sono le novità su questo argomento alla luce del recente convegno della FISS di Torino?

Simonelli: Moltissimi gli argomenti trattati come aggiornamento specifico: la ricerca in questo campo produce sempre più studi accreditati e per ogni specialista è fondamentale non restare indietro nel proprio lavoro. Un tema che ci sta a cuore è anche il riconoscimento della figura dello psico-sessuologo. Nella pratica clinica ci sono richieste crescenti ma manca sia una legge sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado che il riconoscimento di questa specialità che garantisca gli utenti dei servizi e il professionista stesso. In questa direzione la FISS sta facendo molto col suo Albo di esperti accreditati e soprattutto attraverso tavoli di lavoro col Ministero della Salute. La FISS potrebbe un giorno garantire scientificamente sia la qualità degli psico-sessuologi che dei programmi di prevenzione nelle scuole e sul territorio.

SB: Il 27 ottobre c’è stato a Roma il convegno congiunto con Isc per i 30 anni e la WAS per i 40 della loro fondazione: quali le prospettive?

Simonelli: Oltre alla promozione dei diritti sessuali a cui accennavo c’è anche un elemento importante relativo al ricambio generazionale dei sessuologi. Durante la giornata è stata conferita la medaglia d’oro della WAS al prof. Romano Forleo, Presidente del congresso di Roma nel 1978 e uno dei fondatori della stessa WAS. Al tempo stesso tre rappresentanti, il primo della FISS Giovani, Marco Silvaggi, il secondo dell’EFS Giovani, Filippo Nimbi e il terzo della WAS Giovani, Stefano Eleuteri hanno preso la parola per illustrare lo stato dell’arte della sessuologia italiana, europea e mondiale. Nuove tematiche in un mondo in veloce cambiamento richiedono competenza ed energie nuove. Sarà un piacere quindi passare il testimone a queste nuove generazioni piene di passione e di energie nuove.

la foto è di Placido Nicastro durante il Convegno Nazione Fiss di Torino 11/13 ottobre 2018

 

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