Sicilia Report
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Intervista a Maria Grazia Villari sul libro “C’è tempo – Racconti di cura di donne operate al seno”

Il libro scritto a quattro mani da Maria Grazia Villari e Nuvola Rinaldi nasce da un gruppo di terapia come progetto di cura e riabilitazione psicofisica della donna operata al seno. I diritti del libro andranno alla LILT sezione provinciale di Catania

Un prezioso libro “C’è tempo – Racconti di cura di donne operate al seno” edizioni “Il minuto d’oro” scritto a quattro mani da Maria Grazia Villari e da Nuvola Rinaldi.

Bottone 980×300

Susanna Basile: Chi sono Maria Grazia Villari e Nuvola Rinaldi?

Maria Grazia Villari: sono un medico e psicoterapeuta, docente presso la Scuola Europea di Formazione in Psicoterapia Funzionale. Da quindici anni presto la mia opera in qualità di volontario presso la Lega per la Lotta contro i Tumori LILT sezione provinciale di Catania.

 Nuvola Rinaldi con cui ho scritto il libro è laureata in lettere moderne, psicologa psicoterapeuta funzionale. Ha insegnato in diversi corsi di formazione per i volontari del servizio civile, e collabora come supervisore e formatore per una cooperativa sociale siciliana.

S.B. Da dove nasce questo progetto?

M.G.V.: È stato creato più di dieci anni fa, quando svolgevo attività di volontariato per la sezione provinciale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT). Nasce come progetto di cura e riabilitazione psicofisica della donna operata al seno.  Perché essere “guarite dal cancro” non è come “non avere mai avuto il cancro”.  Le donne che hanno incontrato questa malattia, infatti, hanno spesso necessità di un sostegno psicologico specifico, ben direzionato sul recupero delle capacità compromesse. Vi possono essere molteplici effetti fisici e psicosociali secondari all’esperienza oncologica: ansia, depressione, disturbi del sonno, facile affaticamento, sintomi cardiaci, gastrointestinali, perdita del lavoro, isolamento. Effetti collaterali che rendono ancora più dolorosa la sofferenza insita nella malattia stessa e che possono incidere negativamente sul decorso clinico. L’evidenza scientifica della riduzione di mortalità e di recidive nelle donne che ricevono un aiuto psicologico e sociale rende sempre più indispensabile tale supporto. Ed è stata questa la motivazione che mi ha portato dieci anni fa, attraverso una collaborazione tra la Lega per la Lotta contro i Tumori di Catania e l’Istituto di psicoterapia Funzionale di Catania, a progettare e realizzare il gruppo di terapia per le donne operate al seno.

S.B.: Da dove è nata l’idea di scrivere questo libro?

M.G.V.: Nasce dal desiderio di fare uscire dalla stanza di terapia quello che è il nostro lavoro con le donne per permettere ad altre donne e ad altre persone di chiedere aiuto in situazioni difficili come possono essere quelle di una diagnosi di cancro al seno, una diagnosi dirompente che spiazza e disorienta, che sembra azzerare il futuro e scombussolare tutti i piani nel bel mezzo della vita, ma che può diventare anche occasione di contatto più profondo con se stessi e con gli altri, con i propri bisogni autentici e con il mistero della vita e della morte. Con Nuvola abbiamo guardato il nostro lavoro ricco di esperienze positive e di crescita delle donne che vi hanno partecipato, ma anche di noi terapeute e abbiamo sentito la necessità di farlo conoscere portando un messaggio di speranza e benessere anche nella dolorosa esperienza del cancro.

S.B.: Ci può dare un breve chiarimento sulle peculiarità della Psicologia Funzionale: per esempio come si arriva alla diagnosi?

M.G.V.: La diagnosi in Psicologia Funzionale è una valutazione multidimensionale dello stato complessivo della persona e dei suoi Funzionamenti di fondo. Questi sono il risultato delle esperienze concrete vissute durante la fase evolutiva (Esperienze di Base del Sé) diventando le radici dell’agire, con diverse e complesse modalità nelle varie circostanze e quindi anche nella malattia oncologica. Al di là delle differenze individuali nella reazione alla diagnosi di cancro al seno, vi sono alcune regolarità nelle alterazioni dei Funzionamenti che determinano carichi maggiori di sofferenza. Quando la donna si ammala non è solo la mammella interessata dal tumore ad ammalarsi, ma la persona intera. Pertanto è la donna nella sua interezza che ha bisogno di cure integrate.

S.B.: Quali sono state le difficoltà per poter procedere?

M.G.V.: Nel progettare e realizzare il libro nessuna difficoltà, poiché è nato dall’unione dell’esperienza di psicoterapeuta appassionata di racconti, scrittura e lettura di Nuvola e dell’esperienza di medico psicoterapeuta nella cura del malato di cancro di Maria Grazia, nonché da anni di amicizia e lavoro insieme. Per quanto riguarda il gruppo è stato un work in progress in cui, Maria Grazia Villari, partendo dalla valutazione dei bisogni della donna che incontra il cancro al seno ha messo in atto e perfezionato un percorso di cura psicologica secondo il modello della Psicoterapia Funzionale, cui dal 2015 si è aggiunta Nuvola Rinaldi come co-conduttrice.

S.B.: Quali sono la funzionalità e l’utilità del testo per altre donne che hanno le stesse problematiche?

M.G.V.: Il nostro libro e tutto il lavoro che facciamo con il gruppo, fanno sentire con forza quanto possa essere importante la condivisione, perché la vera forza nella vita non è farcela da sole, non mostrare mai debolezze, stringere i denti e andare avanti, ma al contrario, potere sentire la propria fragilità per chiedere aiuto a chi può veramente darcelo. Chi legge il nostro libro può sciogliere un pochino la paura di dovere combattere una battaglia impari contro un nemico terribile (come spesso si dice del cancro) perché la prospettiva che proponiamo, anche attraversando una malattia grave, è quella di un benessere possibile inteso non come guarigione a tutti i costi, ma come capacità di sentire e utilizzare le proprie risorse per progetti, legami con persone significative e legami con dimensioni diverse da quella razionale, non ultima quella della spiritualità, intesa come dare un senso alla vita e alla sofferenza, fino all’ultimo istante di vita. E poi esiste ormai un’ampia letteratura scientifica sull’integrazione tra le cure-chirurgiche e le cure psicologiche che hanno dato risultati molto positivi di una “guarigione profonda” dal “nemico terribile”.

S.B.: Si consiglia la lettura del libro anche a chi non ha avuto o ha le stesse problematiche?

M.G.V.: Noi lo consigliamo assolutamente perché il lettore scoprirà che nonostante il tema non sia dei più leggeri, in realtà quello che vogliamo sottolineare è che anche se la malattia ci stordisce, abbiamo comunque la possibilità di proseguire lungo il nostro cammino per realizzare progetti e sogni, troppo spesso trascurati o messi in secondo piano rispetto a tutto il resto. Perché comunque c’è tempo.

Come ci ha scritto una nostra lettrice, che non ha avuto questo problema: “Ho la sensazione di conoscere alcune signore del giovedì. Mi sono affezionata, ho sofferto e gioito con loro e per loro. Sono arrivate al gruppo con una sola etichetta, quella di malate oncologiche, ma nel corso del cammino sono tornate ad essere persone tutte intere” (Maria Emilia).

Un’altra lettrice scrive: “Libro finito! Molto bello, lettura scorrevole e coinvolgente. L’avrei letto tutto in un giorno ma ho voluto leggerlo con calma. Penso sia utile a chi ha affrontato la malattia ma anche a chi non l’ha affrontata. Un libro che dà coraggio e sostegno, più fiducia e consapevolezza dell’importanza di chiedere aiuto. I racconti sono tutti forti e commoventi. Le citazioni che precedono ogni racconto bellissime.  Grazie!” (Giusy).

Ancora un altro commento di una lettrice che non ha avuto il cancro personalmente, ma altre donne molto vicine a lei: “Non rinunciare agli incontri neanche durante la terapia, riuscire ad abbandonarsi, a ritrovare sé stessi nella protezione delle altre donne, riconoscere le proprie fragilità e aggrapparsi alla vita ricordando le esperienze positive… Queste storie di donne sembrano quadri dipinti da pittrici dell’anima, e ogni pennellata è intrisa di amore, sostegno, speranza. Ogni pagina, ogni storia, ogni donna, mi fanno pensare con tristezza alle donne che ho amato, che hanno vissuto questa tragica esperienza ognuna in modo diverso, cercando dentro di sé tutte le risorse possibili, ma senza poter essere accolte in questo grande abbraccio che avrebbe potuto rendere i loro ultimi anni una “buona vita”. Fare pace con il proprio passato e ricominciare ad “essere”, fare leva sui ricordi buoni, sulle tenerezze dimenticate e sapere che c’è sempre tempo anche quando una “farfalla d’autunno” volteggia, sparisce e poi torna a donare serenità sotto forma di “colomba” (Serena).

 

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