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Mariella di Mauro: una giovane adulta col vizio della scrittura

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Chi è Mariella Di Mauro?

Mariella è una “giovane” adulta che per molti anni si è dedicata, oltre alla sua vita privata, al proprio lavoro da insegnante. Per un caso fortuito, l’assenza di una persona, ho dovuto scrivere una piccola puntualizzazione per un incontro culturale, mi è piaciuto e da quel momento non ho più smesso.

 

 Perché scrive libri?

Scrivere libri è una gran bella esperienza. Scegli cosa vuoi dire, studi l’ambientazione, sviluppi la storia e, mentre scrivi, pensi di dare un bel momento, un bel sogno a chi deciderà di leggerlo, magari in un momento di relax!

 

 Com’è sono nate le storie dei suoi libri?

Le mie storie partono sempre da un’emozione che un luogo (quasi sempre il luogo è la Sicilia) o una vicenda mi provoca. Da questo cucio attorno un episodio e altri piccoli avvenimenti. Per esempio, il mio ultimo libro è nato così: in uno studio medico ho visto una foto, che mi è piaciuta molto, di un edificio antico acese. Mi sono documentata e ho saputo che quel palazzo, Hotel Trinacria, dal 1916 non esiste più perché abbattuto. Ho fatto delle ricerche e ne ho fatto un articolo. Mi ha affascinato la storia di questo albergo, ho pensato chissà quante vicende, chissà quanti affari si stipulavano lì. Così è nato il mio romanzo breve “Hotel Trinacria” che è risultato finalista al premio letterario Residenze Gregoriane ed al concorso letterario tre colori 2019 “Inventa un film”. Invece il mio romanzo “Mettiti la giacca buona”, ambientato nel 1860 durante i fatti di Bronte e che racconta la storia d’amore di alcuni ragazzi, ha avuto una menzione d’onore al concorso Cosimo I de’ Medici a Firenze e ha vinto il premio Impavidarte di Nicosia, primo di 881. Questo romanzo è nato dalla visione di una scena di un film e gli ho costruito attorno un romanzo: una ragazza è quasi travolta dallo scontro di due fazioni diverse in Russia e un giovane la salva. Quando ho cercato due fazioni diverse ho pensato a quando a Bronte la gente per essere libera si è divisa in poveri e benestanti.

 

Scrivere è una forma di autoterapia?

Sicuramente è qualcosa che ti rigenera, ti trasporta e ti fa vivere nei luoghi di cui parli e, in tutti i modi, cerchi di farli rivivere al lettore. E poi ci sono le presentazioni del libro: incontri tanta gente, tante situazioni nuove che sicuramente fanno bene all’anima.

 

 Qual è la sua mission?

Insegnare qualcosa di piccolo a chi legge e far vivere un bel momento a chi, magari, è meno capace di elaborarne uno perché più bravo in altre cose.

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 Che cos’è la letteratura?

L’insieme delle opere umane affidate alla scrittura affinchè ne rimanga memoria e non vadano perse.

 

Chi sono i sui lettori?

Io scrivo per tutti. I paroloni non fanno per me. Chi si rilassa leggendo un romanzo vuole semplicità. Per altre cose esistono i saggi!

 

Crede nell’immortalità della parola?

Ci credo fermamente, sia in quella bella che in quella brutta, purtroppo!

Come finirà con “l’ignoranza dei social”?

Ho paura che non finirà. Però i social sono anche dei “veicoli” positivi, in fondo anche per chi li usa male: in questo modo, ogni tanto, possono imbattersi in qualcosa di buono ed importante e imparare!

 

 

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