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Tenera è la notte…

Penso al deserto. Alla steppa. Ai ghiacci perenni. Alle notti degli oceani...

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Mi passerà, prima o poi, questa cosa “dell’uscire”, del “verificare” che accade, nella parvenza di mondo metropolitano. È una sorta di controllo più che di piacere (beninteso, a meno che non si vada a vedere un film, o che si faccia qualche cosa di specifico… ma anche lì…), di scandaglio esplorativo, in cerca di un evento stupefacente, o del fatto che ci si stia perdendo necessariamente qualcosa di importante. Ricordo che da adolescente non mi bastava la notte in città: ambivo a sapere cosa accedesse a Calcutta, New York, Tokyo… Insomma, sono sempre cresciuto con l’idea di perdermi qualcosa di eclatante, di sostanziale, di effimero in senso buono. Stasera è venerdì. A me piacerebbe non fare nulla… ma c’è il fatto che è venerdì… e questa cosa ha una valenza simbolica assurda. Richiama il mio adolescente ancestrale: che starà accadendo a Matera? Ci si diverte a Madrid? Come deve essere la vigilia di Natale a Londra? Del resto detesto oramai le feste, gli incontri in case di amici, i luoghi affollati… l”Altro “implica”, determina pulsioni, sconvolge le dinamiche interne. Diciamo che a me piace uscire con gente “fidata”. Poi con la mente vago per luoghi privi di sapiens. Penso al deserto. Alla steppa. Ai ghiacci perenni. Alle notti degli oceani. Ma anche a certe case diroccate, o alle chiese abbandonate, o ancora a certe strade che non portano da nessuna parte. Il fatto è che il momento più bello della giornata è quando ritorno a casa e la notte diventa una coperta che avvolge il mio appartamento-bolla. Forse è lì che comincio realmente a vivere.

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