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Storie di donne contromano (nell’opera la mano destra si occupa dell’orchestra la mano sinistra del palcoscenico)

Speranza Scappucci è stata indicata dal libro Treccani come personaggio dell’anno. Un 2022 memorabile per lei, il debutto alla Scala, prima donna in duecentoquarant’anni a dirigere un’opera alla Scala

Speranza Scappucci è stata indicata dal libro Treccani come personaggio dell’anno.
Un 2022 memorabile per lei, il debutto alla Scala, prima donna in duecentoquarant’anni a dirigere un’opera alla Scala. E infine il debutto al Metropolitan di New York con “il Rigoletto” di Giuseppe Verdi.
In una recente intervista rilasciata alla trasmissione ‘Monus’ di Radio 3 ne ho ascoltato con curiosità il percorso umano e professionale fino al successo di questi giorni.
Ha diretto grandi orchestre: Parigi, Covent Garden, Berlino, New York, sono le orchestre con cui ha avuto la fortuna di lavorare. Ha diretto musicisti che conoscono benissimo il repertorio dal punto di vista tecnico, conoscono le note, sono anni che suonano opere come Traviata, Rigoletto; e però una chiave di successo della direzione di Scappucci è che conosce bene il testo, che ha quella parola che può influenzare l’interpretazione.
Ad esempio a New York l’orchestra conosce benissimo Rigoletto, l’hanno fatto con tantissimi direttori, con tantissimi cantanti diversi.
Ora l’interpretazione del maestro Scappucci è molto fedele a quello che è scritto, cerca di rispettare alcune dinamiche o alcune pause che magari sono state trasformate rispetto alla tradizione. E se i musicisti sono abituati a fare un accordo forte perché il cantante vi raggiunge l’acuto, la Scappucci li riporta al rispetto del testo verdiano.
In questo caso il fatto di essere italiana la aiuta ma non è il solo elemento di novità.
Sorprende, nell’ascolto dell’intervista, la sua abitudine narrativa, di raccontare le cose dopo averle fatte eseguire con un carisma semplice, collaborativo ma determinato.
Mi sembra una connotazione non da poco, perché la vera affermazione della donna oggi è dimostrare, con la semplicità dettata dal coraggio, di saper fare prima che saper essere.
Stiamo parlando di un direttore d’orchestra (continuo a chiamarla così, ognuno se lo ritiene, conoscendola, può chiamarla al femminile ma non sarebbe questa la sua conquista più rilevante credetemi), che in due mesi e mezzo al Metropolitan di NY ha fatto 14 recite, riempiendo un teatro tra i più prestigiosi al mondo di quattromila posti.
Alcune domande, alcuni passaggi dell’intervista sono innovativi con risposte semplici da donna determinata e solida. Sentite: Domanda: R. Strauss che è stato un grande direttore, in un tempo in cui non esistevano direttrici donne diceva: ‘Signori il braccio sinistro incollatevelo addosso, si fa tutto col destro’. Lei come la vede?
La risposta della Scappucci è molto chiara: ‘Quando si dirige l’opera è impossibile non utilizzare il braccio sinistro perché il braccio sinistro serve a gestire tutto il palcoscenico, dare gli attacchi ai cantanti, al coro.
Io credo che almeno nell’opera va utilizzato perché la mano destra si occupa dell’orchestra e la mano sinistra del palcoscenico. Poi è chiaro che quando in alcuni momenti ci si concentra più sull’orchestra la mano sinistra serve più per l’espressione e la mano destra più per il ritmo, per battere il tempo. E poi in buca quando si fa l’opera bisogna considerare che la mano sinistra serve a gestire gli strumenti che sono alla sinistra perché il podio e la buca non sempre riescono a vedersi fra di loro quindi è funzionale ed è molto importante’.
Questo è solo un passaggio, non il solo, che propone sul podio una donna di successo, capace, (se avete voglia scaricatevi la puntata di radio 3 di ‘Monus’ del 31.12.2022) di impressionare per le scelte nette, consapevoli, su come gestire i musicisti, su come collaborarvi, su come dirigerli con pacata fermezza.
A proposito dello stile di direzione l’intervistatore le riferisce dell’affermazione di un’altra celebre direttrice d’orchestra Claire Gibaud: ‘Ma voi non sapete quanti musicisti d’orchestra di fronte a certi direttori molto esigenti prendono per placare le loro ansie dei betabloccanti’.
E poi chiede alla Scappucci: ‘Qual’è il suo approccio con l’orchestra quando non è soddisfatta dell’esecuzione di un passaggio, come si pone?’
E la risposta dice tanto del suo straordinario successo: ‘Io credo che per fare questo mestiere bisogna avere tante qualità e secondo me il sapersi porre davanti all’Orchestra in tutte le situazioni fa parte di questo quindi io cerco sempre si essere molto calma e il mio atteggiamento è sempre quello di voler costruire qualcosa quindi se qualcosa non funziona insieme troviamo il modo di farla funzionare quindi se è un problema ritmico mi fermo e cerchiamo di decomporne il punto critico ’.
Della Scappucci ho scelto di tratteggiare brevemente il personaggio ma il ragionamento sulle capacità attuali di moderne donne di successo non può che richiamare (e non con intenti celebrativi) l’ascesa della Meloni e sottolineare l’innegabile novità che rappresenta per un paese come l’Italia, sol che si consideri che l’Italia aveva eletto fin qui solo capi di governo maschi e attempati.
Se questa novità avrà le gambe, con la necessaria fortuna e con la capacità di governo, di far ripartire l’Italia lo vedremo. Ma è innegabile che anche Meloni esprime un coraggio di donna moderna che con sfrontatezza e determinazione affronta ambiti territoriali impensabili fino a qualche tempo fa.
Sembra stridere con questo tipo di messaggio l’incapacità di alcune donne di avere coraggio, di ribellarsi ad esempio agli episodi di violenza domestica. Si potrebbero spiegare questi secondi episodi con gli evidenti deficit culturali che non appartengono certo all’ascesa del maestro Scappucci.
La cultura, evocata in questo caso come dirimente, caratterizzerebbe il destino di certe donne quanto l’incultura ne condannerebbe inequivocabilmente altre.
Ma siamo sicuri che la spiegazione sia solo questa? E se così fosse perché il popolo italiano è così poco acculturato?
Vi è, credo, un’altra spiegazione che può affiancarsi a quella del contesto culturale.
Credo che gli attuali modelli di riferimento proposti alla nostra società siano quanto di più distante si possa immaginare dalla nostra tradizione neoclassica perché evocano dimostrazioni di forza e di grettezza spesso coniugate con l’uso di armi e di violenza, verbale e fisica.

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E se ci siamo abituati a subirli solo la novità di donne capaci e svelte di pensiero e di azione in ruoli apicali ci può venire in aiuto.

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Claudio Basile
Claudio Basile
Avvocato Claudio Basile Per info e contatti: studiolegalebasile@yahoo.it
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