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La leggenda della Casa l’Avvulu Rossu raccontata dallo scrittore Cono Cinquemani

La storia degli omosessuali a Catania durante il fascismo. Sotto al platano gigantesco si incontravano gli “iarrusi” termine usato per riferirsi all’omosessuale maschile passivo, in quanto gli uomini “attivi” venivano considerati maschi. La sala da ballo dove si riunivano si trovava in piazza S.Antonio alla fine di via Sapuppo. La sala da ballo era per soli uomini poiché le donne del popolo non potevano ballare.

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Cono Cinquemani, scrittore, ha pubblicato Zia Favola. Una storia siculish, per i tipi della Aut Aut edizioni, appassionato per la dialettologia, il teatro e le tradizioni siciliane, nonché ideatore del Pronto soccorso letterario, ci racconta il Tour che propone: la leggenda della Casa l’Avvulu Rossu.

Il tour inizia nel quartiere di S.Berillo da piazza Goliarda cuore della storia dell’erotismo catanese,  descritto dagli autori Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio La città e l’isola, omosessuali a confino dell’Italia fascista, Donzelli Editore.  A seguito di meticolose indagini, decine di catanesi, in gran parte giovani o giovanissimi, vengono prima incarcerati, poi mandati al confino alle Tremiti fino allo scoppio della guerra, in due casermoni sull’isola di San Domino. Tornati a Catania, cercheranno di dimenticare e far dimenticare ciò che hanno vissuto. Pochissimi di loro, a distanza di decenni, hanno accettato di raccontarlo. I due autori ricostruiscono un mondo che sembrava scomparso nel nulla. Gli appuntamenti sulla spiaggia di notte, le sale da ballo per soli uomini, le complicità, le rivalità, i travestimenti, gli espedienti, la paura, l’amore.  E da lì sono partite le mie ricerche: Le due grandi famiglie degli omosessuali catanesi il quartiere di S.berillo e U chianu dell’Avvulu Rossu del più grande platano di Catania che si trova lungo lo sperone del palazzo arcivescovile di Catania. La leggenda parte dal platano d’argento dove il serpente/diavolo cerca di circuire Eva. Quando Dio si accorge del peccato trasforma l’albero con la pelle squamosa del serpente.

Al platano si incontravano gli “iarrusi” termine usato per riferirsi all’omosessuale maschile passivo, in quanto gli uomini “attivi” venivano considerati maschi. La sala da ballo dove si riunivano si trovava in piazza S.Antonio alla fine di via Sapuppo. La sala da ballo era per soli uomini poiché le donne del popolo non potevano ballare. Nella zona erano tutti lavoranti ai telai della seta che Catania all’epoca esportava in tutto il mondo. Una sera di agosto del 1939 il questore Alfonso Molina per dimostrare la razza ariana, la virilità il machismo dei catanesi fece una retata 45 omosessuali e li confinò alle Isole Tremiti a San Domino.

E se quattro jarrusi fossero scappati? Io e l’artista Ljubiza Mezzatesta le abbiamo immaginate così:

©Ljubiza Mezzatesta A Sticchina
©Ljubiza Mezzatesta A Francisa
©Ljubiza Mezzatesta A Leonessa
©Ljubiza Mezzatesta A Picciridda

Ognuna di loro ha poi un elemento di seta in cui Catania eccelleva nella produzione: l’ombrello, i guanti, il cappello e il foulard…. E per sapere la storia sulla seta di Catania vi rimandiamo alla prossima puntata.

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