Amare qualcuno è molto complicato. Noi pensiamo di amare una persona perché facciamo e pensiamo che ogni cosa sia pensata e fatta per lui o per lei. Noi “sentiamo” di amarlo o di amarla e che quella persona ci appartenga interamente anima e corpo. Quindi quando c’è la corrispondenza tutto funziona alla perfezione. Quando da questa “possessione” uno dei due si assenta nasce la tragedia.
Questa “passione” è ben spiegata dal Cantico dei Cantici contenuto nella Bibbia. Così dice l’amata all’amato: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte è l’amore, tenace come l’inferno è lo slancio amoroso. Le sue vampe sono fiamme di fuoco, una fiamma del Signore”.

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Spieghiamo come agisce e influenza il potere subconscio da migliaia di anni il concetto di amore:

  • mettimi come sigillo sul tuo cuore (cuore/sigillo intimità sia fisica che animica)
  • come sigillo sul tuo braccio (impegno nei confronti del mondo l’amata va a braccetto con l’amato);
  • perché forte come la morte è l’amore (si commenta da solo, o lo provi così oppure non è amore);
  • tenace come l’inferno è lo slancio amoroso (ossessione che giustifica l’amore)
  • le sue vampe sono fiamme di fuoco (ancora oggi quando si spara con una pistola si dice “fare fuoco”);
  • una fiamma del Signore (sei predestinata o predestinato, l’ho deciso io nella mia follia amorosa e il Signore è d’accordo).

Ma il Cantico letto con questa chiave, “la chiave di coppia” continua e ci racconta che uno dei due forse non era troppo d’accordo di questa possessione o follia a due come viene chiamata in psicologia e l’altro o l’altra diventa geloso:

“Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città: «Avete visto l’amore dell’anima mia?». Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amore dell’anima mia. Lo strinsi forte e non lo lascerò, finché non l’abbia condotto nella casa di mia madre, nella stanza di colei che mi ha concepito. Io vi scongiuro: non destate, non scuotete dal sonno l’amore, finché non lo desideri”.
Unica frase che ci assicura che ancora sia in sé: “Io vi scongiuro: non destate, non scuotete dal sonno l’amore, finché non lo desideri”.

La riflessione che tutti gli esseri umani fanno su questa Terra, da millenni e in tutte le latitudini è: che vivere è amare. La percezione dovrebbe essere che l’opposto della morte è la vitalità, l’Eros, l’amore…quindi “Ti amo” equivale a dire: “Voglio che tu viva per l’eternità”. La vita trova senso unicamente nell’esperienza dell’amare e dell’essere amati, e tutti siamo alla costante ricerca di un amore perpetuo.

Solo che Eros per noi è diventato solo sesso e quindi possesso, pornografia, violenza, senza traccia di vitalità e di energia: mentre Thànatos la morte riesce a mantenere quel senso di eternità che l’amore non ci sa più dare. A ben vedere nel Cantico dei Cantici,  amore e morte sono due nemici che vanno “a braccetto”! Se poi si declina al femminile tipo “morta” vediamo come la parola contiene “amor”: ne sono testimoni una serie di luoghi ameni che hanno questo toponimo “Femminamorta”. In tutta Italia e diversi pure in Sicilia. Un’ultima frase del Cantico: “Io sono del mio amato e il mio amato è mio”. L’Amore Vero dovrebbe omaggiare la vita senza Mio e senza Mia: questa è la vera follia!!!