Sicilia Report
Direttore Paolo Zerbo
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La fobia/paura del futuro: come affrontare e risolvere le nostre fobie della “Nuova Distanza”

In psicologia le fobie riguardano una persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone. Quindi prendere le distanze significa…

Il termine fobia (dal greco φόβος, phóbos, “panico, paura”) è un’irrazionale paura persistente, una repulsione rispetto a situazioni, oggetti, attività, animali o persone, che riesce nei casi più gravi, a limitare l’autonomia di un soggetto come nel caso dell’evitamento, ma che non rappresenta un reale pericolo per la persona. Nel caso della situazione attuale in cui ci troviamo diventa una generica “paura del futuro” dei nostri figli, dei nostri cari e di noi stessi: cosa succederà nel nostro prossimo futuro?
La fobia è una manifestazione psicopatologica riguarda gli stati dell’Io e del nostro Sé cioè la parte razionale/conscia e la parte irrazionale/inconscia che non sono connesse  con l’ambiente che le circonda: sono spesso legati, apparentemente, a un oggetto o una situazione concreta. Ma il contenuto psicologico somatizzato, che è alla base della fobia, non coincide con quell’Oggetto: le situazioni, gli oggetti, le attività, gli animali o le persone sono “semplicemente” il ruolo di motivazione occasionale della crisi fobica. Il sintomo principale di questo disturbo è l’irrefrenabile desiderio di evitare l’oggetto o il luogo che incute questa paura, questo timore; la persona che prova queste sensazioni, tende a fuggire da quelle rappresentazioni che creano un senso di angoscia; questo significa che sposta inconsciamente su oggetti esterni e su situazioni estremamente caricate “simbolicamente” di valori negativi (paurosi e terrifici) le sue preoccupazioni e le relazioni con elementi interni, che spesso coinvolgono una sorta di pensiero detto “scaramantico” o “pensiero magico”: tipo se è avvenuto questo segno o presagio, allora accadrà questo o quest’altro. Fatto sta che durante la “crisi” l’individuo fobico non può sottrarsi volontariamente alla sua paura, sebbene il suo “insight”, la sua intuizione, nella forma immediata ed improvvisa, sia decisamente buona per rendersi conto dell’irrazionalità e della sproporzionalità di questo vissuto, anche se questa sensazione permane per un determinato periodo di tempo e determina un disagio. Ma qual è il pensiero all’origine della paura? Previsione del danno, perdere il controllo, svenire, avere le vertigini…
Quando i soggetti sono a conoscenza della “fobia specifica”, oggetto del prossimo articolo, provano ansia solamente perché sono vicini o a contatto con lo stimolo fobico. Ma paradossalmente anche per il fatto che percepiscono una limitazione nella possibilità di allontanarsi da esso. L’ansia inoltre può essere anche anticipatoria: la persona, prova ansia solamente prevedendo la situazione temuta ed è per questo che attua dei comportamenti di evitamento. Se poi il soggetto percepisce l’impossibilità di allontanarsi o di evitare la situazione è possibile che l’ansia sia tale da provocare un attacco di panico.
Allora come affrontare delle fobie nate in questo periodo “strano” di pandemia che prima non erano emerse e che non erano riconoscibili, che erano sopite, ben amministrate sotto anni di un qualsiasi effetto “placebo”: in primis le “distanze” dalle famiglie di origine, le “distanze” scolastiche dei figli, le “distanze” lavorative dai partner, le “distanze” dal lavoro, di smart working parliamo e di dad didattica a distanza, le nuove fobie della Distanza…tra noi, i “positivi”, i malati di Covid-19, i vaccinati, tra i vari vaccini, quarantena, isolamento, immunità, contrizione e pentimento. Le Distanze Vere e le Distanze False da quello che ci piace o da quello che non ci piace con cui dobbiamo fare i conti quando le “stanze” di queste Distanze diventano così confinanti e così vicine da farci entrare in una sorta di riflessione “sintomatica” facendo affiorare “fobie” altrimenti indicibili e immaginabili.

 

 

 

 

 

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