Sicilia Report
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Roberto Speranza

Speranza: “nuovo Dpcm in vigore da 6 marzo a 6 aprile, include Pasqua”

Roma, 24 feb. – “La bussola, per me, nella scrittura del prossimo Dpcm, che sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, deve essere sempre il principio di tutela e salvaguardia del diritto fondamentale alla salute, come sancito dalla nostra Costituzione, all’articolo 32. Nella battaglia a questo virus, che ci ha colpito così duramente, non dobbiamo avere esitazioni: limitare la diffusione del contagio fino a quando, con la campagna di vaccinazione, non argineremo definitivamente il Covid e le sue varianti, è il presupposto indispensabile per tornare a far crescere in modo stabile e sostenibile il nostro Paese”. Lo ha affermato il ministro della SaluteRoberto Speranza nella comunicazione in Aula alla Camera sulle nuove misure per il contrasto alla pandemia di Covid-19. La durata del nuovo Dpcm, dunque, comprende anche le festività pasquali. Con la circolazione delle varianti di Sars-Cov-2 anche in Italia, “misure restrittive” come l’istituzione di zone rosse, “sono indispensabili. Siamo consapevoli che esse comportano sacrifici, ma non vi è altra strada, in questo momento, per evitare un peggioramento del quadro epidemiologico”, rimarca.

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“Siamo con ogni evidenza in una situazione politica completamente nuova. A tal proposito permettetemi di ringraziare il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, con autorevolezza, ha consentito al nostro Paese di uscire da una crisi politica così difficile”, dice. “Adesso, superata la crisi con una maggioranza parlamentare larghissima, tutti dobbiamo sentire forte l’obbligo politico e civile – sottolinea – di corrispondere positivamente alle ragioni sostanziali che hanno portato alla nascita di questo Esecutivo: fronteggiare con determinazione le gravi emergenze sanitarie, economiche e sociali che la pandemia ha determinato in Italia”. “Di una vera unità, anche delle forze che oggi sono all’opposizione, abbiamo un’assoluta necessità per sconfiggere questo maledetto virus che ha stravolto le nostre vite. Ho sempre sollecitato ed auspicato una vera e propria coesione nazionale nella gestione dell’emergenza. Ripeto oggi le stesse parole perché a mio avviso sintetizzano l’orientamento di fondo che deve guidare ogni giorno il nostro lavoro”, sottolinea.

“Dal 20 febbraio, dai primi casi di Codogno ormai un anno fa, è stato subito chiaro a tutte le persone responsabili e di buona volontà che senza uno sforzo unitario delle istituzioni repubblicane e di ogni cittadino – rimarca – non si sarebbe arginato né tantomeno sconfitto questo nemico incredibilmente forte che all’improvviso ci ha costretto a rinunciare a libertà personali che ritenevamo inattaccabili e che ha colpito duramente le nostre attività economiche e sociali. Non c’è un’altra strada diversa dall’unità per affrontare l’emergenza sanitaria, economica e civile più grande che abbiamo conosciuto dal dopoguerra”. Contro Covid-19 “l’arma in più, quella determinante, è la collaborazione attiva di ogni persona; è una consapevolezza diffusa delle nostre comunità di osservare tutte le buone pratiche per tutelare la sicurezza individuale e collettiva e i provvedimenti adottati”, ricorda. “La pandemia – aggiunge – non si batte solo con il buon governo centrale o territoriale, con provvedimenti puntuali e tempestivi delle istituzioni, con il prezioso e insostituibile lavoro della comunità scientifica e dei professionisti sanitari”.

“Tutto quello che può essere fatto per rendere” il Comitato tecnico-scientifico “più agile e tempestivo, è sicuramente utile al nostro lavoro. Anche l’idea di una comunicazione più univoca e l’ipotesi di un portavoce è una proposta che può essere considerata positivamente”, dice. “Dire la verità al Paese è un obbligo che tutti dobbiamo avvertire molto forte, anche quando queste verità sono scomode”, dice. “Non sottovalutare le difficoltà e i rischi è indispensabile – dice Speranza – per tentare di evitare una nuova diffusione incontrollata del contagio, che metterebbe nuovamente in crisi i nostri ospedali e renderebbe più difficile la nostra campagna di vaccinazione. Non è un problema italiano: è il mondo nel quale viviamo che non è in una condizione di sicurezza, perché ancora forte è la circolazione del virus e perché si fanno strada varianti con un tasso di contagiosità elevato. E resta, purtroppo, molto alto il numero delle vittime”.

“In questo ultimo miglio” contro Covid-19 “non possiamo assolutamente abbassare la guardia. Non ci sono oggi le condizioni epidemiologiche per allentare le misure di contrasto alla pandemia. Quello che esprimo è una valutazione condivisa, supportata dai nostri scienziati, dall’Istituto superiore di sanità, dal Consiglio superiore di sanità edal nostro Comitato tecnico scientifico”, dice. “Differenziare le misure sul piano regionale, legando le scelte a parametri scientifici, ci consente di agire in modo proporzionale alla effettiva situazione di contagio di ciascun territorio e ci ha permesso finora di non ricorrere ad altri lockdown generalizzati oltre a quello del marzo scorso”, evidenzia. “Non dobbiamo dimenticare che altri Paesi in Europa – aggiunge – ne hanno fatti due o addirittura tre. I parametri che portano alla definizione delle zone di rischio sono stati adottati sulla base di valutazioni scientifiche e sono sempre stati condivisi dalle Regioni”.

“Ritengo sia utile, in questa fase, anche alla luce dell’impatto delle varianti, favorire un nuovo confronto con un tavolo tecnico tra esperti dell’Istituto superiore di sanità, del ministero della salute e delle Regioni per valutare il quadro in cui siamo. Analizzando con serietà la curva del contagio, stando rigorosamente ai numeri e alle valutazioni che ogni settimana registra la cabina di regia che, come è noto, è composta da nove membri, di cui tre del ministero della Salute, tre dell’Istituto superiore di sanità e tre rappresentanti delle Regioni – rimarca – allo stato delle cose è fondamentale mantenere un approccio di grande prudenza”.
(Adnkronos/Labitalia)

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