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“Ritorno all’Amarina”, il romanzo di tutti

Il libro di Giuseppe Lazzaro Danzuso presentato durante un affollato incontro nell’aula Magna Santo Mazzarino del Monastero dei Benedettini con Marina Paino, Lina Scalisi, Vincenzo Tromba, e un contributo filmato di Rosario Castelli Un volume per ricucire lo strappo tra baby boomers e millennials.

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Il romanzo di tutti, in cui diverse generazioni possono ritrovarsi. Questo l’unanime giudizio su “Ritorno all’Amarina” emerso nel corso dell’affollata presentazione del libro di Giuseppe Lazzaro Danzuso, ieri sera nell’aula Magna Santo Mazzarino del Monastero dei Benedettini, organizzata da Dipartimento di Scienze Umanistiche, Scuola Superiore dell’Università di Catania, Accademia di Belle Arti e Fausto Lupetti editore .
Dopo i saluti di Marina Paino, direttore del Disum, che ha sottolineato la soddisfazione del Dipartimento nell’aprirsi a una folta presenza di pubblico di amanti dei libri – c’erano circa trecento persone -, l’italianista Dora Marchese , che ha coordinato l’incontro, lo ha aperto introducendo Lina Scalisi, ordinario di Storia moderna del Disum e coordinatore di Scienze Umanistiche e Sociali della Scuola Superiore.
“Ritorno all’Amarina – ha detto Lina Scalisi – è un libro che va letto con curiosità, aprendolo qua e là, come in una collezione di piccoli racconti, per scoprire attraverso le parole del suo autore e dietro la sua storia familiare, quella dell’Italia del boom economico e delle trasformazioni, delle continuità e delle tradizioni”.
Un libro, ha osservato la docente, che può rappresentare un punto d’incontro importante tra generazioni, in particolare tra i baby boomers, i figli dell’Italia del boom economico, e i millennials, i nativi digitali.
Perché “Ritorno all’Amarina” è “Un libro di narrazioni e non di memorie, che riunisce le case ai luoghi e le famiglie alle comunità, le trasformazioni del costume e della tecnologia alle generazioni che le vissero”.
“Il tutto – ha concluso – attraverso il dialetto scelto qui come ‘poesia del popolo ma non populista’”.
Una “lingua del cuore” ha sottolineato Dora Marchese, “così come quella delle prime opere teatrali di Luigi Pirandello, il quale affermava che nessun’altra lingua avrebbe potuto cogliere la vividezza dei sentimenti, sarebbe stata capace di far sentire sapori, odori, immergere in certe atmosfere”.
Affidato a un contributo video l’intervento di Rosario Castelli, associato di Letteratura italiana del Disum, il quale ha parlato di “Un romanzo che pullula di ‘tracce di vita’ come le chiamava Sciascia in ‘Nero su nero’. Una forma di resistenza alla smemoratezza, all’oblio dell’identità di una generazione smarrita, orfana di certezze, di idee”.
“Un libro – ha osservato – capace di saldare cronaca e memoria mettendo a fuoco l’ipotetico punto di convergenza tra storia collettiva e microstoria personale. Un mondo che così viene salvato dal rullo compressore dell’omologazione di cui parlava Pasolini”.
Della capacità di attraversare e unire un Paese attraverso le emozioni dei ricordi condivisi ha parlato anche
Vincenzo Tromba, massmediologo e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catania.
“L’Italia dei baby boomers – ha detto – è cresciuta con Carosello, rito collettivo durato decenni e che non aveva un’idea, né politica né pubblicitaria, ma con cartoni animati, canzoni sceneggiate e sketch con i migliori attori del cinema e della prosa di allora, raccontava l’Italia”.
“E il merito di Carosello – ha spiegato – era proprio quello di narrare storie semplici, nelle quali tutti potevano ritrovarsi. Come per questo libro, in cui uomini e donne vengono visti per quel che sono,: racconti viventi, cunti con le gambe, come ci definisce l’autore in ‘Ritorno all’Amarina’”.
Al termine, Giuseppe Lazzaro Danzuso, dopo aver ringraziato gli organizzatori dell’incontro e gli intervenuti ha risposto anche alle domande del pubblico e in particolare agli interventi dell’architetto Maurizio Spina e del prof. Enrico Vasquez.
Nel corso dell’incontro, sono stati proiettati degli audiovisivi con il brani del libro – l’elegante veste grafica si deve a Gianni Latino – letti dall’autore accompagnati dalle immagini di filmati in super otto girati dal padre dell’autore, Carmelo Lazzaro, ritratto sulla copertina del volume. Gli audiovisivi hanno ottenuto decine di migliaia di visualizzazioni e sono stati apprezzati in ogni parte d’Italia, a conferma del fatto che “Ritorno all’Amarina” è, come detto all’inizio, il romanzo di tutti.

Il libro

“Ritorno all’Amarina”, edito da Fausto Lupetti, è il romanzo della memoria ritrovata di una generazione di italiani. Pur partendo da quella del protagonista e della sua pittoresca famiglia, la storia narrata in riguarda in realtà un’intera generazione di italiani faticosamente passata dalla preistoria alla fantascienza. E che al termine di questa estenuante maratona sente disperatamente il bisogno di guardarsi indietro, di prendere fiato e salvaguardare la propria umanità attraverso il racconto di sé stessa e dei propri genitori, nonni, avi. Recuperando quel dialetto che è lingua del cuore. Un libro che spinge a frugare nei cassetti alla ricerca di vecchie foto di famiglia, per tornare al paradiso dell’infanzia, riconciliandosi con le proprie radici trovando lo stimolo per trasmettere storie e ricordi a figli e nipoti, ai millennials.

Perché “Cunti con le gambe siamo. Cunti viventi. Cuntati beni o mali, ma cunti”.

“Ritorno all’Amarina” – si legge nella scheda di presentazione – è un libro nel quale chiunque abbia tra i quaranta e i settant’anni (e più) può riconoscersi. Non solo quei baby boomers vissuti in un’Italia felice, ancora povera ma che si sentiva ricca sfondata.

Era, quello, il Bel Paese delle maglie di lana rammendate, dei calzoni corti e delle ginocchia sbucciate, dei cravattini e del burro di cacao, dei gettoni telefonici e della Vespa, di Tutto il calcio minuto per minuto e della Hit Parade di Lelio Luttazzi, di Carosello delle imitazioni di Alighiero Noschese, del colonnello Bernacca e degli albori di una televisione che, allora, univa, insegnava.

Una buona maestra. Come Alberto Manzi.

Un volume – dall’elegante veste grafica che si deve a Gianni Latino – scritto in un mix di quei dialetti che sono la ricchezza della lingua italiana.

Un libro, venato d’ingenuità – grazie al quale possiamo ricordare i fanciulli che eravamo e riderne. Ma anche commuoverci. E trovar pace”.

L’autore

Giuseppe Lazzaro Danzuso è nato nel 1958 a Catania, dove vive. È sposato e ha quattro figli. Giornalista professionista ha pubblicato saggi sulla storia della tv privata e sulle tradizioni popolari siciliane oltre che raccolte di racconti. Ha anche realizzato diversi documentari.

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