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“Un inconfessabile segreto”: la società catanese secondo Gloriana Orlando

L’evento che si è svolto presso Lettera 82, è stato organizzato dal Comitato Catanese della Dante Alighieri, ed i relatori Gabriella Congiu Marchese e Dario Stazzone

CATANIA – Si è svolta ieri presso i locali di Lettera 82, Piazza dell’Indirizzo Catania la presentazione del libro “Un inconfessabile segreto” della scrittrice catanese Gloriana Orlando, edito da Algra editore.
L’evento è stato organizzato dal Comitato Catanese della Dante Alighieri, ed i relatori Gabriella Congiu Marchese e Dario Stazzone hanno ben interloquito con l’autrice, interessando fino in fondo il numeroso pubblico intervenuto.

A margine della presentazione abbiamo posto alcune domande a Gloriana Orlando.

La tua numerosa bibliografia(9 libri in 13 anni) rivela un’attenzione costante alla ricerca letteraria, all’universo femminile, alle relazioni interpersonali, alle storie intricate e misteriose.
“Un inconfessabile segreto” aggiunge nuovi ‘focus’ rispetto a questi che nel tempo hai mostrato di prediligere?

“Un inconfessabile segreto”, rispetto alla mia produzione precedente, presenta una grande novità, infatti per la prima volta il mio protagonista è un uomo, con una personalità complessa e tormentata, e un vissuto doloroso che mi consente di scandagliare aspetti della realtà, e della società catanese in particolare, non sempre “frequentati” nella narrativa. Naturalmente c’è un personaggio comprimario, una donna dalle caratteristiche altrettanto ricche e complesse, ma rimane in secondo piano, e poi c’è un parterre di personaggi secondari che completano il quadro del particolare momento storico che racconto.

La Sicilia che racconti attraverso personaggi che, seppur emarginati, appaiono profondamente umanizzati, in che cosa, se lo sono, possono dirsi esemplari?

Ognuno dei personaggi, anche minori, delle storie che racconto rappresenta un tassello di quel grande mosaico della storia di Catania che nel corso degli anni ho raccontato nei miei romanzi, a partire dal XIII secolo di “Alienor” fino ad arrivare ai giorni nostri.

Quanto può dirsi ‘inconfessabile’ un segreto quando i gesti, le parole, il vissuto dei protagonisti della storia sono invece evidenti, ampiamente decifrabili?

Per buona parte del romanzo il comportamento del protagonista risulta ambiguo e a tratti inspiegabile, soprattutto nei rapporti con la moglie. Solo nella parte finale, in un momento di abbandono, con il paesaggio notturno di San Berillo che fa da sfondo e invita alla confidenza, si scoprirà che, al di là di quello che le sue azioni e gli avvenimenti narrati hanno lasciato sospettare, nel suo passato si nasconde qualcosa di terribile che è stato costretto a compiere e che ha segnato la sua vita.

È questo il segreto che Pietro troverà il coraggio di confessare, e che il lettore non poteva immaginare.

Una cosa, un personaggio un argomento che, a libro chiuso, avresti aggiunto oppure, a pensarci bene avresti omesso?

Non avrei omesso nulla, tutto quello ho scritto è esattamente funzionale alla vicenda, però, adesso che ho preso le distanze dal testo, mi sono resa conto che c’è ancora tanto da raccontare, perché la storia di San Berillo e dei suoi abitanti è infinita. E infatti ho già cominciato a scrivere la seconda parte di quella sarà una trilogia.

Il genere ‘romanzo’ ambientato in Sicilia, dopo la fortunata edizione per la televisione di Montalbano, può ancora presentare storie accattivanti? A quale personaggio penseresti per la Tv?

La Sicilia descritta dai romanzi di Camilleri, che il regista Alberto Sironi ha mirabilmente adattato per la televisione, è una Sicilia un po’ di maniera. I personaggi sono dei “tipi”, con caratteristiche ben identificabili con quello che nell’immaginario collettivo è il “siciliano medio”, ma la nostra terra è un crogiolo di civiltà e di culture stratificate nel corso dei secoli che l’hanno resa una fonte inesauribile di storie da raccontare.
Per la Tv io riterrei molto interessante da rappresentare un periodo storico estremamente ricco e accattivante, il Settecento che ho descritto nel mio primo romanzo “Profumo di papaveri”. Penso che di certo coinvolgerebbe il pubblico televisivo scoprire quanto nell’ultimo scorcio del XVIII secolo Catania fosse una città di respiro europeo, in cui si leggevano in lingua originale i filosofi francesi, in cui un vescovo illuminato, il Ventimiglia, aveva una ricchissima biblioteca di autori condannati dalla chiesa che metteva a disposizione dei giovani assetati di cultura, in cui un principe generoso e colto, Ignazio di Biscari, dava inizio agli scavi archeologici e creava un museo ricchissimo con i reperti che aveva portato alla luce. In cui c’erano musicisti e poeti, uno fra tutti Domenico Tempio, ingiustamente ricordato solo per i suoi versi licenziosi che era un uomo coltissimo che ci ha regalato un grande poema epico, “La Carestia”. Mi fermo qui ma ci sarebbe ancora tanto da dire su questo periodo fecondo e ricco di passioni e ideali che sicuramente coinvolgerebbe il pubblico televisivo, anche perché la società catanese, al pari di quella delle grandi capitali, era mondana e gaudente, ospitava grandi personalità che concludevano nella nostra città il Grand Tour, come Goethe, ma pullulava di giovani giacobini che intessevano storie d’amore con le nobildonne che li ospitavano nei propri salotti in cui si tenevano regolarmente “conversazioni” galanti e colte. Insomma penso che sarebbe un bel mondo da raccontare e far conoscere.

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