Sicilia Report
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Lo scrittore Antonio de Lieto Vollaro e il suo romanzo giallo “Moventi Incrociati” edito da Carthago Edizioni

Poliedrico scrittore impegnato su tutti i fronti: sociologici, narrativi, psicologici e persino antropologici ci racconta sé stesso nelle sue traversie di senso e significato della sua vita

Definire questo scrittore è una missione pressoché impossibile! Per me che di professione faccio la psicologa e sessuologa clinica, e sono andragogista (sarebbe anche laureata per la formazione per gli adulti che è diversa da pedagogista e meno conosciuta), e laureata anche in filosofia, riuscire a dipanare la confusione “eclettica” di questo personaggio è stata un’impresa ardua: perché di questa malattia “l’eclessia” anch’io ahimè ne sono afflitta! È stato come si direbbe nella psicologia classica commisurarsi con uno “specchio”. Ma in anni di terapia personale e clinica sperimentale io sono riuscita a direzionare le mie “energie eclettiche” e farle funzionare in maniera di essere “utile” a me stessa e agli “altri”. Così per Antonio de Lieto Vollaro abbiamo trovato, insieme a lui e lo vedrete nella prossima puntata di “Vivere per scrivere e scrivere per vivere” format ideato da Siciliareport e la casa editrice Carthago, una soluzione di continuità che possa per i lettori, che abbiano a cuore il senso e significato della loro vita, una soluzione potabile per poter apprendere quanto di profetico ci sia nelle sue pubblicazioni. Parlo dei libri di Vollaro.

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A questo scopo ho trovato nel suo modo di essere e di esprimersi secondo le sue esperienze ed estrinsecazioni una sorta di “possessione” e di Daimon secondo la definizione socratica. Il Daimon è un “essere divino” che si pone a metà strada fra ciò che è divino e ciò che è umano. Nella cultura religiosa ha funzione di ostacolo tra queste due dimensioni, nella filosofia greca, ha invece funzione di intermediario tra l’uomo e il divino. Quindi la “possessione” di cui è affetto il nostro “Vollaro” non ha niente né di demoniaco e né di angelico ma riguarda un’energia che è stata veicolata e resa “utile” per le genti e quindi tra i lettori, la sottoscritta e la responsabile editoriale della casa editrice Carthago nella persona di Margherita Guglielmino che ha curato la prefazione di questo testo di cui pubblichiamo una sintesi:

“L’umanità è una rete di rapporti, voluti, incidentali, casuali, fortunati, una ragnatela intessuta da mani invisibili che mettono in comunicazione gli uni agli altri. Tratto distintivo di del nostro scrittore è stata l’eleganza nell’esporre le sue impressioni accorate di un testo che, evidentemente e in maniera inequivocabile, ha amato particolarmente. Il modo di parlare e di porsi, soprattutto di un autore nei confronti di un altro, dice tanto, non solo dell’autore stesso ma di sé come uomo, come persona, come intelligenza e acutezza di messaggio e di contenuti. Fortunato incontro per l’autore, ma anche per la casa editrice quando trova un talento che aspetta solo di essere portato sotto la giusta luce e di godere delle giuste prospettive per giungere felicemente e copiosamente tra le mani dei suoi lettori. Avendo avuto, finalmente, tra le mani questo romanzo, e quindi la possibilità di leggere per prima le pagine, le parole, la storia contenuta in questo volume, ho potuto riconoscere pienamente quella eleganza che avevo intravisto nello scrittore, quell’amore per la bella scrittura, quella perizia nell’esporre efficacemente ogni dettaglio utile alla narrazione. Questa mia breve riflessione riguarda quello strano, intricato, interessante ed emozionante groviglio di fili di cui è fatta l’umanità e che ci ha portato alla lettura di questo romanzo e, come ogni buon romanzo che si rispetti anche fatto di quella stessa ragnatela umana che contraddistingue ogni pagina tanto più che si tratta di un giallo. Il lettore diventa esso stesso, quasi per quella magia, che solo le parole riescono a generare, personaggio attivo se non con le azioni ma sicuramente con il cuore di una vicenda umana, sociale, sentimentale che, come spesso capita al di là delle pagine di un libro, sta sotto il naso di tutti ma che a tutti è nascosta. L’indagine descritta dallo scrittore, diventa così una indagine anche su sé stessi, sul proprio modo di vedere gli affetti e le relazioni umane, sociali e sentimentali”.

Susanna Basile: Chi è Antonio de Lieto Vollaro?
Antonio de Lieto Vollaro: Io come carattere poliedrico, sono l’incoerenza nella mia coerenza personale per eccellenza e la perfezione nell’imperfezione in tutto.  La mia incoerenza sta fin dove possono arrivare le mie capacità e doti di talento donati da Dio. La mia coerenza è nella mia determinazione nel raggiungimento di un determinato obiettivo che sia artistico, sportivo o sociale, sempre restando nella obiettività nel misurarmi con le mie effettive capacità. Sono totalmente fatalista che niente avviene per caso e ogni evento ha un suo specifico significato che si manifesta nel corso della propria vita. Non amo imposizioni, ingiustizie, prepotenze, non accetto imposizioni di ogni genere, che non abbiano un reale senso logico. Da qui ho iniziato a combattere ogni comportamento prepotente su di me e su gli altri, che non avevano la forza di reagire, iniziando dalle forme di bullismo a scuola o in generale, per continuare con quelli criminali.  Sono uno spirito libero, folle e accettare determinate regole per me è un grande sacrificio, se non rispondono a dei sensi logici e concreti.
S.B.: Quando come e perché ha iniziato a scrivere?
A.d.L.V.: Iniziai a scrivere tardi con l’avvento del pc e del word, il mio primo romanzo di Fantasy, nel  2001 genere spy story. In ognuno dei miei protagonisti che siano agenti segreti, o poliziotti, c’è qualcosa di me, in quanto in essi scarico tutta la mia rabbia e lo schifo che ci circonda. I miei sono personaggi comuni, con pregi e difetti, perché devono cavarsela ed essere amati dai lettori come comuni mortali che tuttavia riescono a risolvere i problemi o i casi, semplicemente con una spiccata intelligenza, intuito e istinto, “la cosiddetta marcia in più”. Ovviamente nel fantasy, un pochino di fantascienza non poteva mancare. Iniziai a scrivere per caso, e cosi uscì fuori, man mano dalla trama e dal soggetto, anche della missione che mi era stata assegnata dall’Alto. Ero destinato a dare un messaggio ai ragazzi e a tutti, di non farsi sopraffare, e di prendere le difese con coraggio di chi è più indifeso e che tuttavia ha diritto di vivere la propria vita nella massima libertà, senza quindi anche oltrepassare la libertà altrui e soprattutto difendere il prossimo come sè stesso, perchè chiunque si può trovare nella stessa situazione di richiesta di aiuto.
S.B.: Perché la scelta del genere noir/giallo con sfondo sociale?
A.d..L.V.: Una delle tante sfide con me stesso. Vedere se con la mia fantasia, sarei riuscito a creare una trama in stile dei migliori autori di noir, polizieschi o gialli. Se ci sono riusciti loro, perché non dovevo riuscirci io? E magari essere oltre le aspettative. Non Fraintendetemi, non voglio peccare di falsa modestia, bensì ho capito dai segnali della vita, che occorre puntare ad avere l’impossibile, per ottenere il possibile. Io nella mia semplicità d’animo mi sono scoperto di avere un po’ di autostima, che non guasta. Provarci per crederci e poi lasciare agli altri dire se ho talento o meno. E meno male che la mia forte personalità mi porta a seguire sempre e solo il mio istinto e intuito, in ogni cosa e i miei protagonisti, sono appunto una parte di me in tutto: determinazione, ironia, coraggio, ideologia, romanticismo, sarcasmo, e tanta sensibilità e cuore. Essendo un osservatore e studioso dei comportamenti delle persone nella quotidianità, che la mia sensibilità e cuore, mi ha portato ad inserire in ogni mio scritto, diversi temi di sfondo sociale diversi. Un mio personale contributo nel dare eco, a tante persone che ogni giorno sono costretti a difendere le proprie identità e integrità di libertà o peggio di seri problemi che vengono continuamente calpestati con totale indifferenza. La cosa più grave che mi rattrista è venire a conoscenza personalmente di tristi testimonianze,  violenze, razzismo, discriminazione, bullismo, in una epoca di falso perbenismo, tuttavia però  pronti a indignarsi, senza reagire a difesa, rendendosi cosi complici di quei crimini, dei quali io però non voglio assolutamente rendermene e  parlarne a voce alta nei miei libri.
S.B.: Ultimo nato: Moventi incrociati e il commissario Lo Cicero, pregi e difetti di un personaggio letterario, c’è una parte autobiografica?
A.d.L.V.: Lo Cicero ha una sensibilità unica e i pregi suoi sono di saper capire al volo le persone, e tutto ciò che sta dietro, già dalle poche frasi di un interrogatorio o durante le indagini. È uno di quei soggetti che preferiscono non mettersi in luce e operare nel nome della divisa in cui credono e lo fanno solo per scoprire la verità sempre e comunque. Intendo specificare che i protagonisti sono nati molto prima di quelli delle ultime fiction televisive. I difetti sono quelli di un comune mortale, specie del sud, dove sono radicate molte convinzioni, dove il ruolo istituzionale non basta, nel sentirsi richiamato dalla propria coscienza e che invece sono d’esempio per tutti, per la figura che ricoprono, quindi a difesa del debole. Tuttavia come premesso nella nota dell’autore, è provocatorio il suo modo di fare, per dare appunto eco a un razzismo e omofobia, che va estirpata assolutamente in primis al sud e su tutto il territorio nazionale e nel mondo. In fondo è una bravissima persona, che sa essere comprensivo, quando necessario, e il suo accento siciliano marcato ne fa un personaggio di tutto rispetto, amante della sua terra e lingua, trapiantato per lavoro in una città all’opposto della sua amata Sicilia, nonché Catania.
S.B.: Leggo nell’introduzione: “un messaggio forte nell’avere rispetto verso tutti, in particolare nella libertà di vivere la propria vita sessuale, religiosa, etnica e politica”. A quale tipo di lettore è rivolto questo messaggio?
 A.d.L.V.: La libertà religiosa, d’identità sessuale, politica, etnica, e anche sociale, va rispettata, ovviamente nei limiti dei confini della libertà, senza invadenza nella vita altrui. L’uomo è nato libero e come ognuno di noi vuole vivere la propria vita libera, deve essere rispettoso della libertà altrui, senza alcuna imposizione, discriminazione. Il mondo e la vita sono belli perché in evoluzione, altrimenti sarebbe statico tutto.
S.B.: Il poeta Edgar Lee Master ha scritto: “Dare un senso alla vita può condurre a follia; ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio, è una barca che anela al mare eppure lo teme”. Qual è il senso e il significato della vita?
A.d.L.V.: Fin da piccolo mi resi conto che ognuno nasce per un motivo ben preciso ma sconosciuto e pochissimi si pongono questa domanda. Io me la posi fin da bambino: Ho da subito analizzato il mio cognome altisonante e mi chiedevo perché esistevo, perchè ero nato con questo cognome. Sicuramente si nasce con una missione da compiere pensai ed avevo solo 7 anni, quando iniziai a farmi queste domande. Man mano che crescevo, la mia forte personalità, istinto e intuito, mi portò ad una indipendenza psicologica e ben determinata da non accettare imposizioni senza che mi venisse data una chiara e logica motivazione. Sicuramente uno dei miei angeli custodi, forse il capo della mia sicurezza personale che Dio mi assegnò, sapendo già di che pasta speciale mi aveva creato, mi suggerì da subito, tramite la mia coscienza, che siamo noi, gli unici responsabili delle nostri azioni e artefici della nostra vita e che dovevo dare un senso più che valido da fare poi il mio rapporto, quando ritornerò su al Suo cospetto. Sicchè la mia forte personalità, ribelle, di spirito libero, folle per molti, mi portò a condurre una vita che avesse un chiaro senso logico e quale se non quello di venire ricordato per aver provato a fare del bene, nel mio piccolo, guidato dalla mia sensibilità, semplicità e sensibilità. Tuttavia sono sempre un comune mortale, dove la vita offre tante opportunità di svago, e sta a me tenere fermo il timone della mia vita, su ciò in cui credo di più e ne ho fatto una mia personale condizione personale: lealtà, onestà, disponibilità verso chi è meno fortunato di me e provo tutt’oggi a dare il mio modesto contributo, con la scrittura e non solo sia oggi, che fisicamente e concretamente anche nel passato.

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