12.3 C
Catania
venerdì, Marzo 1, 2024
spot_imgspot_img
HomeRubricheL'EditorialeNero a metà... l'Africa che "conta"

Nero a metà… l’Africa che “conta”

Cosa avverrà nei prossimi vent’anni in Africa? Perchè gli occhi dell’Europa e del mondo intero sono rivolti al continente africano?

Cosa avverrà nei prossimi vent’anni in Africa? Perchè gli occhi dell’Europa e del mondo intero sono rivolti al continente africano? Perchè adesso l’UE si pone il problema della centralità della Sicilia nel Mediterraneo e concepisce addirittura di finanziare il Ponte sullo stretto?
So bene mentre scrivo queste note che non vi può essere alcuna benevolenza da parte delle nazioni che contano.
Me lo sono chiesto solo per capire se oltre all’improvviso interesse per l’Africa ci si sforzasse di capirne la storia, si cercassero di recuperare le tradizioni di questo immenso popolo, anche a beneficio della gente che numerosa continua ad abitarlo.
Invece niente. Si preferisce recuperare le tradizioni dei finlandesi o degli olandesi piuttosto che degli africani. E’ un dato di fatto. L’Africa rimane una nazione senza identità ed un popolo senza identità è destinato a rimanere per sempre manovalanza.
L’aumento della popolazione urbana in Africa è essenzialmente funzione di due fattori interconnessi: la crescita demografica e la migrazione rurale-urbana.
Quali sono i numeri di questo fenomeno? Si stima che la popolazione del continente africano duplicherà entro il 2050.
Due terzi della crescita demografica (ovvero circa 950 milioni di persone in più) verranno assorbiti dalle aree urbane (Oecd, Africa’s Urbanisation Dynamics 2020).
Ma se l’urbanizzazione è fenomeno ricorrente anche in altri paesi, in Africa la sfida assume connotati diversi e dipende da volontà politiche precise perché non è dotando l’Africa di crescenti investimenti infrastrutturali che si crea vero sviluppo economico, inclusione, stabilità sociale e tutela ambientale.
La Cina è il principale partner commerciale dell’Africa per almeno i prossimi 12 anni. Per il continente africano il rapporto con la Cina ha sicuramente avuto effetti positivi. Dopo essere state relegate nelle zone periferiche del mondo, le economie africane stanno vivendo un momento dinamico in cui riescono a raggiungere tassi di crescita molto più alti della media mondiale.
Le banche cinesi hanno prestato più del doppio rispetto a quelle di Stati Uniti, Germania, Giappone e Francia messe insieme.
Un esempio di investimenti cinesi in Africa è il porto di Gibuti. La Cina ha investito 15 miliardi di dollari per lo sviluppo del porto e delle infrastrutture collegate. L’82% del debito estero è detenuto da Pechino e in caso di inadempienza, Gibuti potrebbe cedere ai cinesi il controllo del porto strategico di Doraleh, all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez.
Altro esempio è l’Angola, il secondo paese che fornisce il petrolio alla Cina dietro solo all’Arabia Saudita. Ma se dal punto di vista economico l’Africa sta incrementando il potere commerciale cinese, dal punto di vista politico la Cina non presta denaro gratis e soprattutto non investe in strutture fisiche e capitale umano.
Questo è l’aspetto che rende più difficoltoso per l’Africa raccogliere i benefici economici del processo di urbanizzazione in atto.
Se questa è la descrizione del fenomeno in corso e tali sono le intenzioni delle potenze mondiali in primo luogo la Cina è utile tornare alla riflessione iniziale di questo articolo: quali sono le tradizioni africane il cui recupero consentirebbe un effettivo sviluppo del Continente nero?
La ricerca, tutt’altro che semplice trae le sue origini dal termine ‘africanismo’ che il dizionario Treccani definisce come “ lo studio dell’Africa nelle varie discipline scientifiche o umanistiche dell’ambito politico-culturale religioso” .
Basti pensare che “dopo la nascita del cristianesimo, l’Africa sarebbe stata considerata anche terra d’origine di santi e di prodigi cristiani, al punto che il termine africanismo assunse un significato eminentemente religioso nel corso del Medioevo e anche nei secoli successivi. Così, ad esempio, in Inghilterra il più antico uso documentato del termine sembra risalire al 1614: si parlò di ‛africanismo’ in riferimento ai primi Padri della Chiesa, e tale termine aveva a che fare con l’esegesi delle Scritture. Questa particolare accezione persistette sin quasi alla fine del XIX secolo. In un dizionario biografico cristiano pubblicato nel 1882, ad esempio, si legge che i principî affermati da Origene correggono ‟l’africanismo che, sin dall’epoca di Agostino, ha dominato la teologia occidentale” (fonte: Treccani).
Questi brevi cenni che sono l’esito di una ricerca scientifica ben più ampia, oltre che orientare l’approfondimento dei lettori più curiosi, servono a chiarire che se non si aiuta il popolo africano a recuperare la propria identità non gli si consentirà di porsi – dal punto di vista sia della dignità umana che dei traguardi raggiunti – allo stesso livello di tutti gli altri popoli, soprattutto di quelli europei.

Pubblicità

 

Per tutta la tua vita sai di essere un nero a metà cantava (con altri fini) Pino Daniele.
Ecco appunto la metà indefinita del popolo africano lo condannerà a secoli di subalternità.

Copyright SICILIAREPORT.IT ©Riproduzione riservata

Clicca per una donazione

Claudio Basile
Claudio Basile
Avvocato Claudio Basile Per info e contatti: [email protected]
Articoli correlati

Iscriviti alla newsletter

Per essere aggiornato con tutte le ultime notizie, le novità dalla Sicilia.

Le Novità di Naos

Il mensile di cultura e attualità con articoli inediti

- Advertisment -

Naos Edizioni APS

Sicilia Report TV

Ultimissime

Dona per un'informazione libera

Scannerizza QR code

Oppure vai a questo link

Eventi

Le Rubriche di SR.it

Vedi tutti gli articoli