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La Bella Angelina: sono morta per restare…

Come una favola Angelina "principessa" del castello di Leucatia ci racconta la sua storia...

Tempo di lettura: 2 minuti

L’incipit de La Bella Angelina  docuromanzo di Rossella Jannello., edito dalla Carthago Edizioni

Torre del Castello di Leucatia da dove Angelina pose fine alla sua giovane vita

Sono morta per restare. E ora giaccio qui, prigioniera del mio corpo. Giovane per sempre. Una volta c’era la vita in questo viso di porcellana, il cuore pulsava, braccia e gambe guizzavano sotto i pizzi e le crinoline che mi rivestono.

E i miei bei capelli, che ora sono trattenuti in uno chignon, scrocchiavano liberi sotto i colpi di spazzola.

E i miei occhi, che ora implorano aiuto per sempre, si chiudevano ai raggi della luna e si riaprivano col sole.

E sentivo caldo, e freddo, e l’umido. E il vento mi sferzava e l’acqua mi bagnava. E c’erano i miei genitori, i miei fratelli, la mia casa, la mia città. E il mio amore.

Ma ormai da più di un secolo sono qui: una presenza ingombrante nella città dei morti, una presenza opprimente per i vivi. Non abbastanza viva da respirare, non troppo morta da sparire.

Sono nata in una mattina di aprile nella mia bella casa nel cuore nobile di Catania. Era ancora freddo, ma la casa era stata riscaldata perché mia madre, nella sofferenza, ne fosse al riparo. L’ostetrica che aveva aiutato mia madre, e me a venire al mondo, mi aveva rivestito di fasce tiepide, e pizzi e lana.

Ma il primo odore che ricordo, prima di quello del seno di mia madre, è il sentore del sigaro di mio padre che nel salone mi aspettava.

L’erede era già nato, qualche anno prima, e trovavo già tre sorelle, ma fu me che mio padre scelse. Fui il suo angelo e fui chiamata Angela, Angelina da subito.

Fui la preferita, la migliore, la più bella delle figlie. Per me i vestiti più eleganti, le cure più affettuose, un futuro intessuto di stelle. Mio padre poteva sognarlo, per me e per i miei fratelli, quel futuro….

 

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