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La chiese di Catania: S. Biagio altrimenti detta S. Agata alla fornace

Passeggiando nella nostra città alla ricerca di particolari storici delle chiese barocche che verranno approfonditi nel nostro nuovo magazine “Le culture”

La chiesa di S. Biagio è ubicata nel centro storico in Piazza Stesicoro, di fronte all’Anfiteatro Romano. L’originale struttura risale al 1098, ed è stata ricostruita nel Settecento dopo il terremoto del 1693, per volere del vescovo Andrea Riggio che v’instituì la congregazione dei preti secolari sotto il nome di “Maria Santissima dei sette dolori”, come ricorda il medaglione dell’Addolorata incastonato al centro della facciata. È il luogo del culto agatino e custodisce “la fornace”, ovvero la reliquia che ricorda il martirio dei carboni che Sant’Agata, la nostra santa martire subì. Una monumentale scalinata in pietra lavica è il suo ingresso che a metà viene interrotta da una cancellata in ferro battuto. Quel punto della piazza che si trova “in salita” e quindi presupponeva un monte, veniva denominato Montevergine, probabilmente dedicato in epoca precristiana, come avviene in altri siti in Italia soprattutto in Campania dedicato alla dea Cibele. La facciata è caratterizzata dalla presenza di due possenti coppie di colonne corinzie, riconoscibili dalle foglie di acanto su alti basamenti. Le foglie di Acanto venivano considerate il simbolo della verginità, poiché è una pianta spontanea che nasce e cresce in terre non coltivate. Queste colonne sostengono il grande timpano triangolare sormontate da due statue di San Giovanni Evangelista e Santa Maria Maddalena. Di questi due santi ne parleremo approfonditamente nel nostro nuovo magazine “Le culture”. Il nome della chiesa è comunque dedicato a S. Biagio di Sebaste, che è stato un vescovo medico e santo armeno, che a causa della sua fede venne imprigionato dai Romani, e fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per cardare la lana. Morì decapitato. Viene festeggiato il 3 febbraio ed è il protettore della gola e nel giorno della sua festa, dove viene festeggiato, il sacerdote impone sulla gola dei fedeli due candele incrociate.

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