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L’imperatrice ovvero il lato femminile antico e sacro del potere

Io sono la primavera, la creativitá, la natura che si risveglia. Il mito che mi accompagna è profondo e duale. Mi dipinge come madre e come figlia. Io sono Demetra. Io sono Persefone. I riferimenti sono chiari e questo scettro che impugno mi pone nelle condizioni di poter scegliere chi nutrire e chi abbandonare

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Guardatemi tutti, il mio trono è qui, in mezzo ad una erbosa radura, tutt’intorno un bosco. La mia regalità è immersa nella natura. Io sono la primavera, la creativitá, la natura che si risveglia e che ricomincia il suo infinito lavoro di costruzione che l’inverno aveva solo rallentato. Il mio posto è qui. Il mio trono solido. Ho fatto le scelte giuste e ho saputo attendere per ritrovarmi investita della giusta carica, adatta ad un animo regale come il mio. La mia veste bianca indica purezza. Queste spighe invece sono il segno di tutto ciò che di fertile c’è in me su ogni piano. Ma ricorda, il mio nome indica che io lavoro sul livello materiale pur ricercando qualcosa di più spirituale. Io possiedo, gestisco, ordino, creo. Ho un regno esattamente come l’Imperatore. Rappresento il lato femminile del potere. Osserva bene la mia postura e paragonala a quella del sovrano.

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Non in tutti i mazzi veniamo rappresentati allo stesso modo. Ma in ogni mazzo abbiamo atteggiamenti e posture diverse. Il pianeta a me affidato è Venere e sulle mie vesti puoi notare un simbolo che già conosci e che mi lega non solo ad una carta che già hai affrontato ma anche ad un femminile sacro ed antico. Il mito che mi accompagna è profondo e duale. Mi dipinge come madre e come figlia. Io sono Demetra. Io sono Persefone. I riferimenti sono chiari e questo scettro che impugno mi pone nelle condizioni di poter scegliere chi nutrire e chi abbandonare. Spesso con saggezza, molte altre volte senza l’esperienza necessaria data la mia giovane età. Per coloro i quali considerano il rovescio della mia carta come un capovolgimento dei miei valori sappiate che indico la civetteria, lo sperpero, ma resto comunque al centro dell’attenzione. Ciò che vorrei dirvi è che il mio archetipo, come tutti quelli già analizzati e che verranno dopo, è costruito e costituito da luci ed ombre, inscindibili e che si manifestano contemporaneamente nel momento in cui mi materializzo.

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Si può morire per poco cibo, ma anche per troppo cibo. Una madre è necessaria alla crescita di ognuno ma se non riesce a staccarsi poi dal proprio figlio o figlia vedendosi tradita e non ricompensata per il lavoro svolto solo perché qualcuno cerca la libertà necessaria, allora tutto diventa soffocante. La madre che crea, distrugge inconsapevolmente. O volontariamente. Tutto dipende dunque dalle scelte che compio, dal contesto e non da un semplice capovolgimento. Bisogna leggere nei miei occhi, attraverso i miei strati e capire se sono madre o sono figlia. Se sono nutrice o sono aguzzina, se questa primavera sta per lasciare il passo ad un incantevole autunno o se mi trovo all’inizio della creazione. Ogni figlia può essere devota o dissennata e con il suo atteggiamento mandare in rovina ogni sacrificio. Dunque io rappresento un equilibrio estremamente delicato tra il creatore e la creatura, tra l’inesperienza e la saggezza che scaturisce naturalmente da alcune forme di creatività molto elevate. Mentre mi mostro arrendevole e delicata, so esattamente quello che faccio.

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Non dimenticate che il mio trono è fatto di pietra ed accanto a me scorre acqua pura. Terra ed acqua emblemi del femminile, del ricettivo. Sono come questa roccia che usata da mani sapienti può essere la base solida per costruire una dimora che resiste alle intemperie, oppure un’arma se brandita da malintenzionati. L’acqua disseta o annega. Lo stesso grano è fonte di farina, ma anche della birra, bevanda che accompagna l’uomo da sempre. Ognuno di questi elementi e dei suoi prodotti ha proprietà eccezionali, dipende tutto da che uso se ne fa. Qualcuno approfondisce ulteriormente il senso attraverso il numero a me associato e la lettera ebraica che pare sia la Gimel. E non poteva essere altrimenti, non tanto per la corrispondenza numerica quanto per il fatto che si tratta di una lettera doppia. Esattamente come ciò che voglio trasmettervi. La mia doppiezza ha che fare con ricchezza e povertà. Posso dunque essere ricca materialmente e povera spiritualmente o viceversa. Tutto dipende dalle scelte, come imparerete dall’approfondimento dell’Arcano Maggiore degli Amanti. La mia Gimel si oppone a alla doppiezza rappresentata dalla lettera Beth associata alla Papessa e che indica Saggezza o Stoltezza. Direi che si tratta di qualcosa di semplice da capire che non va oltremodo approfondita, proprio per lasciare ad ognuno di voi la libertà di vedere ciò che il mio volto sereno nasconde.

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