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La psicologia dei Tarocchi

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Il termine “carta” è associato in modo indissolubile alla funzione di lettura: in quelle da gioco è necessario leggerne il valore ludico e il relativo punteggio, nelle cambiali è necessario leggere quanto bisogna versare per cui, in questo caso, è solitamente aggiunta la funzione liberatoria del pianto, in quelle giudiziarie è bene leggere per capire se sono collegate alle cambiali non pagate, e così via. Un altro tipo di carte, di genere completamente diverso, sono quelle che compongono lo storico mazzo dei Tarocchi. Come tutte le carte storiche ne esistono versioni differenti, letture e interpretazioni diverse tra loro, ma sono tutte composte da ventidue carte su cui è raffigurato il valore numerico, l’appellativo e l’immagine di riferimento, eccetto per la carta del Matto, che non ha un valore numerico, così come la carta della Morte che per alcune versioni, come nei Tarocchi di Marsiglia, ha il numero di riferimento – il tredici – ma non la sopracitata denominazione.

La lettura dei Tarocchi è strettamente legata all’esoterismo e si colloca in una branca di studio ben definita: la tarologia. Anche se, come ogni antica tradizione esoterica, questa è stata abbondantemente sfruttata per fini molto più abbietti della speculazione filosofica che dovrebbe spingere l’uomo a trovare nei simboli dei Tarocchi uno specchio della propria vita presente e futura, arrivando all’indovino con la boccia per pesci capovolta e che predice il futuro per mezzo delle carte. Concedendo una riflessione junghiana, se i Tarocchi hanno un forte significato simbolico per la vita umana rappresentano, nelle loro combinazioni, le infinite possibilità e risorse che l’uomo può avere; le carte si pescano coperte perché di doman non v’è certezza e, ponendo a esse i propri interrogativi, è come se l’uomo stesse concretizzando i propri dubbi; questo, a prescindere dal “responso”, è il primo passo per iniziare a elaborare una risposta altrettanto concreta. Ecco il perché della tradizione esoterica: la lettura dei Tarocchi è funzionale a concretizzare un’idea per mezzo dei simboli e, volendo esasperare la riflessione junghiana, è possibile aggiungere che il “responso” non può che essere reale, dato che l’uomo ha attribuito al valore di quei simboli le interpretazioni relative al suo interrogativo.

Per discutere meglio sull’argomento ci siamo rivolti a Valentina Sinagra: attrice di teatro, psicologa e studiosa di tarologia.

I Tarocchi più conosciuti sono i cosiddetti “Arcani Maggiori”, ossia le ventidue carte. Tuttavia, un mazzo è composto anche dagli “Arcani Minori”. Cosa sono e a cosa servirebbero?

Gli Arcani Minori sono cinquantasei carte suddivise in quattro semi. Ogni seme è composto da una scala dall’asso al dieci e dal fante, cavaliere, regina e re, e corrisponde a un aspetto preciso della vita della persona: i bastoni richiamano l’aspetto creativo e sessuale, le coppe l’aspetto amoroso ed emozionale, le spade l’aspetto intellettivo e i denari l’aspetto materiale e concreto della vita. La natura selettiva degli Arcani Minori serve come fonte di studio per gli Arcani Maggiori che, invece, racchiudono in ogni carta tutti gli aspetti della vita umana. In caso di domande precise su un solo aspetto della vita è possibile utilizzare gli Arcani Minori ma, essendo i Tarocchi uno specchio dell’uomo e una condizione non è mai confinata in una sfera precisa, solitamente si ricorre agli Arcani Maggiori.

Tornando agli Arcani Maggiori: la scala sembra rappresentare un vero e proprio percorso evolutivo. È vero?

Gli Arcani Maggiori rappresentano il percorso di evoluzione di una persona, che parte dall’energia iniziale del Matto fino ad una complessità che raggiunge l’apice nella realizzazione totale, con il Mondo.

A proposito del Matto: questa è l’unica carta a non avere un numero di riferimento. Come mai? E per quale ragione l’hai collocata all’inizio della scala?

Il vero inizio della scala è il Bagatto, la prima carta. Il Matto non ha un numero perché privo di forma, la sua energia può essere diretta in qualunque direzione perché racchiude un’infinita gamma di potenzialità e, come l’Uovo Cosmico, quando si schiude dà origine al percorso evolutivo.

Un’altra carta curiosa è la tredicesima, la Morte. Nei Tarocchi di Marsiglia appare solo il numero tredici, ma non il nome. Perché?

Perché la denominazione della morte è sempre accostata a qualcosa di definitivo, inesorabile e negativo per l’uomo. La tredicesima carta rappresenta invece qualcosa di definitivo, sì, ma nell’idea di un’evoluzione: affinché nasca qualcos’altro deve necessariamente chiudere o, appunto, morire una cosa precedente. Però, sotto l’aspetto del percorso evolutivo come quello dei Tarocchi, è un fattore potenzialmente positivo e non negativo.

Proprio sul dualismo, una delle principali fonti di discussione tra tarologi è il pescare le carte diritte e capovolte o solamente diritte.

Alcuni tarologi rimescolano il mazzo considerando l’eventualità di pescare anche delle carte capovolte, ma nella tradizione di Jodorowsky il mazzo si rimescola mantenendo le carte diritte. Perché pescare una carta capovolta è come sollevare un’aura di disgrazia, quando invece la lettura dei Tarocchi è volta a fornire un quadro della situazione psichica e spirituale per una crescita, pertanto a fornire strumenti costruttivi. Inoltre, la carta capovolta innesca la predestinazione di disgrazia e questo di certo non può fare bene, senza considerare che esistono a prescindere carte indicative di dure circostanze, difficilmente interpretabili come positive.

Per chi volesse approfondire l’argomento, qual è la lettura che consiglieresti maggiormente?

Senza dubbio “La via dei Tarocchi” di Jodorowsky, perché analizza i Tarocchi uno per uno e propone una lettura che tendenzialmente favorisce la crescita alla divinazione che, di per sé, può produrre nella persona effetti contrari allo scopo principale, ossia la crescita personale.

L’esoterismo è sempre fondato sulla libertà; pertanto, gli uomini sono liberi di accettare una realtà come quella dei Tarocchi o, magari, affidarsi a uno specchio differente: i consigli di un amico, la predica di un prete, un consulto psicologico, un indovino che garantisce mari e monti, un influencer o qualsiasi altra forma utile a concretizzare i propri dilemmi a prescindere dalla validità del responso. E sarà altrettanto libero di rispondere a questo confronto come ritiene più opportuno, così c’è chi segue il responso come una fede religiosa, chi nega ogni eventuale evidenza, chi cerca responsabili esterni a se stesso, chi vive in baracca, chi suda il salario, chi ama l’amore o i sogni di gloria e tutti gli altri versi della celeberrima canzone di Rino Gaetano.

Comunque, conclusa la fase più o meno spontanea di accrescimento cognitivo e spirituale, restano sempre le cambiali da pagare in attesa di un’attenta lettura. Ma il cielo è sempre più blu!

 

 

 

 

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