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Il mistero della pranoterapia

Per un’analisi sulla pranoterapia non è ancora possibile trarre delle conclusioni, soprattutto per un eccessivo aleggiare di opinioni, diffidenze e opposizioni interessate.

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Ormai è un termine corrente, tanto per i fanatici collezionisti del titolo più fantasioso in pratiche mistiche orientali quanto per i più scettici razionali e scientisti. La Chiesa ne condanna la pratica, come d’altronde condannava la teoria eliocentrica in passato e qualsiasi altra novità nel corso della Storia; la Medicina e la Scienza in generale non hanno modo di accoglierla tra le proprie schiere per definirla disciplina proprio perché, ancora, non vi sono prove scientifiche sulla sua efficacia. Eppure, tralasciando i fanatici suddetti, qualcuno ci crede e qualcun altro ha avuto anche modo di sperimentarlo. Insomma: perché la pranoterapia non beneficia di alcun riconoscimento, malgrado le numerose dimostrazioni empiriche? Il motivo potrebbe apparire molto semplice: è una pseudoscienza, alla stregua della tarologia o delle interpretazioni legate alle congiunzioni astrali, ma non solo per questa ragione. Come in buona parte delle discipline sperimentali ritenute di estrazione orientale, la speculazione – non nel senso esoterico, ma in senso più che dispregiativo – è tanta, troppa.

Il primo aspetto da sottolineare è proprio la provenienza della pranoterapia: anche se la pratica sembri rivendicare radici orientali, sarebbe corretto collocarla nella semplice sensibilità umana o, meglio, in determinate predisposizioni dell’essere umano nei confronti del prossimo. Moltissimi sono pranoterapeuti senza saperlo e senza domandarselo: sanno solo che con l’imposizione delle proprie mani possono dare beneficio al prossimo. Questo dovrebbe svelare un primo tratto delle speculazioni: chi indossa una tunica particolare, chi esercita rituali, chi ricorre a qualsiasi cosa di sofisticato e lo ritiene funzionale alla pranoterapia, è probabile che non abbia ben compreso il fenomeno. Per carità, c’è chi recita un Padre Nostro prima di coricarsi e ci sarà chi pratica un rituale mistico o religioso prima di esercitare la pranoterapia, nulla da eccepire, ma non è un metodo necessario e tanto meno universale; alcuni pranoterapeuti non ricorrono a nessun rituale, impongono le mani e agiscono. Persino nello svolgimento della pratica, infatti, sembra che ogni pranoterapeuta eserciti con una certa autonomia: alcuni intervengono con l’imposizione delle mani senza il contatto fisico, altri intervengono come un vero e proprio massaggio, altri si limitano a poggiare la mano sulle parti dove si ritiene necessario un intervento. I tratti in comune, invece, sono l’emanazione di calore, la sensazione di un flusso che permetta una connessione tra il pranoterapeuta e l’assistito, la consapevolezza della saturazione – quando cessare la pratica – così come la percezione che indica dove intervenire senza bisogno che gli venga riferito, sono tutti tratti in comune a chi esercita onestamente la pratica. Ovviamente, l’etica e la responsabilità di ogni operatore “sano” impedisce in alcun modo il contatto fisico con le zone erogene, interdette persino ai massaggiatori tradizionali; questo è bene precisarlo proprio perché è uno dei tratti su cui la speculazione è più ricorrente. Ma come funziona la pranoterapia? Secondo gli esoteristi – quindi, partendo dal presupposto secondo cui l’energia sarebbe trasmissibile tra gli esseri viventi – il pranoterapeuta è in grado di rendere la propria energia un filtro tra l’energia dell’assistito e quella grande, immensa energia a cui le religioni attribuiscono un’immagine chiara e divina, quella ricchissima fonte che tutti gli esseri umani converranno a definire Amore, a prescindere da altri appellativi o funzioni legate a interpretazioni umane con pretese sacre. Questo filtro consentirebbe a sollecitare una maggiore circolazione di energia dove è in corso un blocco o un rallentamento che provoca malessere. Sulle cause del malessere, il pranoterapeuta non può e non deve intervenire – altro tratto di speculazione: un pranoterapeuta non è un santone, un chiromante o un confessore – ma può dare un tale senso di benessere e sollievo all’assistito affinché quest’ultimo possa innescare un meccanismo di guarigione. Pertanto, è necessario sfatare il mito che il pranoterapeuta sia uno che provochi la guarigione: semmai, stimola un meccanismo che ogni essere vivente ha dentro di sé; un aspetto molto più filosofico che scientifico, ma innegabilmente presente. Ogni persona di buonsenso, sia esso pranoterapeuta o esoterista, è consapevole che l’unica branca competente a individuare e “curare” la fonte è la Medicina e, anche se questa non dispone dei mezzi necessari, nessun’altra branca può intervenire rischiando di mettere a repentaglio la salute del prossimo. Un altro aspetto importantissimo della pranoterapia sono le conseguenze: essendo un semplice filtro d’energia, viene da sé che non può causare effetti collaterali di alcun genere. Piuttosto, se l’assistito è troppo rigido e in un atteggiamento di chiusura, o il pranoterapeuta non è abbastanza competente, non succede nulla e, anche se questa è una conseguenza molto rara, è l’espediente per cui molti truffatori si gettano a capofitto sul millantare competenze di pranoterapia e giustificarsi quando non sussistono risultati benefici.

Molti pranoterapeuti esercitano in centri olistici o similari, altri in studi personali, e la maggior parte mettono a disposizione la propria capacità a pagamento. Tuttavia, alcuni operano occasionalmente su passaparola e gratuitamente, probabilmente perché svolgono un’altra professione e sono interessati prevalentemente a studiare il fenomeno che li coinvolge. Lungi da porre dubbi etici assolutamente banali e futili, per quanto sia molto più probabile che il truffatore si annidi tra gli operatori a pagamento, non è detto che tutti i pranoterapeuti “pro bono” siano buoni samaritani e non esercitino per secondi fini, anche se le loro referenze sono l’unico biglietto da visita di cui dispongono e se sono ricercati – non dalle forze dell’ordine, possibilmente – ci sarà una ragione.

Forse nel disperato tentativo di dare un ordine a questa categoria, esistono delle scuole apposite. L’esistenza di scuole per pranoterapeuti è un’arma a doppio taglio: da un lato, è positivo dare a chi è predisposto a esercitare tale pratica la possibilità di un confronto e di un arricchimento di conoscenze per indirizzarsi al meglio, dall’altro lato i criteri di valutazione devono essere molto selettivi per impedire a qualsiasi invasato di ritenersi capace di esercitare una pratica che deriva esclusivamente dalla sensibilità personale e, anche se com’è stato chiarito non sussistono effetti collaterali, potrebbe essere intenzionato a lucrarci, incentivando tra l’altro la diffidenza della società nei confronti dell’intera categoria.

Per un’analisi sulla pranoterapia non è ancora possibile trarre delle conclusioni, soprattutto per un eccessivo aleggiare di opinioni, diffidenze e opposizioni interessate. È un ragionamento logico che, se le intenzioni e l’atmosfera instaurata sono unicamente volte al bene del prossimo, non può esservi traccia di malvagità. Ciononostante i detrattori della pranoterapia, a parte gli scettici che con ogni probabilità non hanno mai avuto modo di approfondire l’argomento, sono proprio alcuni fanatici del mondo religioso e mistico secondo cui i “poteri” della pratica verrebbero conferiti da energie “negative”. Questa briga di umanizzare ogni valore naturale, purtroppo, è molto diffusa e, forse, è l’unica vera malvagità.

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