Sicilia Report
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Referendum costituzionale, la Ugl di Catania si schiera con il fronte del No

“Con il Si un salto nel vuoto e meno rappresentanti per la Sicilia e la nostra provincia, dire no è vera rivoluzione” dichiara il segretario territoriale Giovanni Musumeci

CATANIA – Si infiamma anche a Catania la campagna elettorale in vista del referendum costituzionale, che si svolgerà in tutta Italia domenica 20 e lunedì 21 settembre. A prendere posizione sull’unico quesito che sarà posto al voto degli elettori è anche la Ugl etnea che si schiera a favore del No, come spiega il segretario territoriale Giovanni Musumeci. “Dopo l’esperienza del “Comitato lavoratori per il No” del 2016, ancora una volta, ci troviamo davanti ad un nuovo assalto all’istituzione democratica per eccellenza che è il parlamento, con la nuova iniziativa “C’è chi vuole meno democrazia? Noi diciamo no!” per esporre la nostra linea di pensiero ai nostri iscritti e non solo. Quattro anni fa avevamo avversato la proposta del Governo Renzi che riduceva in modo sostanzioso il numero di rappresentanti parlamentari per la Sicilia, rivoluzionando 47 articoli della Costituzione. Eppure ci trovavamo di fronte ad un ragionamento compiuto, sicuramente ambizioso, ma per noi ancora prematuro rispetto alle reali esigenze della nostra realtà regionale e nazionale, mentre quello di oggi voluto dal Movimento 5 Stelle per noi rappresenta un vero e proprio salto nel vuoto – sottolinea il segretario. Il taglio lineare del numero di senatori e di deputati, non supportato preventivamente da una idea di legge elettorale compiuta (con tanto di ritorno alle preferenze) e con il mantenimento dell’attuale bicameralismo, è quanto di più demagogico si possa proporre all’attenzione dell’opinione pubblica. Prima di tutto perché in tema di risparmio si riduce la spesa sulla democrazia e non sulla politica, considerato che non si stanno assottigliando le indennità di chi siede nelle due camere. I costi sono anche un falso problema visto che non si mette mano realmente alle spese di funzionamento di Palazzo Madama e di Montecitorio. In più, continuando a non dare la possibilità agli italiani di scrivere il nome del candidato, i partiti avranno ancora l’opportunità di scegliere chi far sedere nelle assemblee legislative e lo faranno per un numero di gran lunga inferiore di parlamentari eletti.

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Così – fa notare Musumeci – si andrà a legittimare la formazione di un’oligarchia capitanata dai capi partito, che produrrà soltanto il proliferare di nuovi fenomeni della politica. Già oggi, con il metodo elettorale in vigore e le scelte discutibili di qualche formazione politica, a Catania e provincia lo scollamento tra rappresentanti e rappresentati è divenuto abissale, figuriamoci con la riduzione del numero che penalizzerà questo territorio. Anche per noi parti sociali è diventato alquanto complicato avere un’interlocuzione con i parlamentari, perché non essendo più espressione politica della società ma della corrente che li piazza in lista, non sentono il bisogno di confrontarsi con i lavoratori e gli strati sociali della nostra realtà. Pensavamo che l’ingresso di nuove forze politiche poteva portare all’intera nazione un beneficio in termini di innovazione rispetto all’architettura istituzionale e di partecipazione del popolo alle scelte pubbliche (non mediata di certo da piattaforme online private). Con questa proposta referendaria, abbiamo invece compreso che la volontà di tornare ad un passato lontano è forte. Tant’è che se ne sono finalmente accorti anche molti partiti politici che, intanto, avevano approvato le letture della proposta di legge costituzionale alla Camera ed al Senato. Diciamo quindi No, pur rispettando le sensibilità presenti all’interno della nostra organizzazione sindacale, a questo attentato alla democrazia auspicando che presto invece si possa parlare di riforme compiute e condivise prima di tutto per l’applicazione di tutti gli articoli della Costituzione, per il lavoro e lo sviluppo, mai realmente applicati. La vera rivoluzione è il No!”

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