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Orchidea nera gli amanti maledetti: come un fotoromanzo degli anni 70

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Il delitto, l’omicidio del 30 agosto 1970 il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino uccide la moglie, Anna Fallarino, e l’amante di lei, lo studente Massimo Minorenti, con un fucile da caccia nell’ attico romano di via Puccini. Poi si uccide. Nei cassetti dell’appartamento furono ritrovate 1.500 foto che documentavano gli audaci costumi sessuali e un diario, rilegato in pelle verde, in cui il marchese annotava nomi, circostanze, luoghi, prestazioni, sensazioni, prezzo pagato a soldati, marinai, studenti, camerieri per farli giacere con Anna.

 

Questa la storia nuda e cruda che la compagnia La Carrozza degli artisti ha portato in scena lo scorso week-end per tre repliche in due giorni. Come teatro verità il tutto è stato egregiamente svolto, compreso la tragicità degli spari; la crudeltà delle sevizie che Anna dovette subire in nome di un amore malsano e malato. Ma noi che eravamo seduti lì eravamo veramente animati da sdegno, sopruso (soprattutto per le donne) o c’era in fondo una forma di voyerismo anche da parte nostra? Una forma di invidia per il bel mondo che si può permettere di queste cose e poi passarla liscia?

Ne succedono a decine. Pare che addirittura la Sicilia siamo al primo posto per scambismo rispetto all’Italia e Catania, la prima in Sicilia: c’erano veramente solo persone sgomente che assistevano al reale sgomento della povera Anna Fallarino (interpretata da una sconvolta e coraggiosa Elisa Franco) oppure anche c’era una messa in scena da parte del pubblico che assisteva?

Cercare una spiegazione psicologica alle parafilie del marchese, si chiamano così tutti i disturbi nell’ambito del raggiungimento del piacere sessuale, oggi sarebbe vano: la problematica del marchese esiste è codificata nell’ambito sessuologico in inglese si chiama cuckhold  e in italiano triolagnia e indica il comportamento per cui una persona, consapevolmente e volontariamente, induce la propria compagna o il proprio compagno a vivere esperienze sessuali con altre persone, allo scopo di riceverne gratificazione sessuale. E se le parti in gioco sono consenzienti non è nemmeno una deviazione. Se non ci fosse stato il pluriomicidio non si sarebbe scoperto mai e i due coniugi avrebbero continuato con il loro andazzo. Se Anna non si fosse innamorata il marito non l’avrebbe uccisa mai. Ma ancora una volta un amore sano può uccidere e restare ucciso da un amore malato? Comunque sia la vita di Anna è stata una vita piena di eccitazione, violenze e sevizie ma anche di lussuria, lusso e sfrenatezze: mi pongo di nuovo la stessa domanda eravamo lì per indignarci o per dar luogo alla nostra personale pruderie?

La realtà ci racconta però di una forma di possesso malato, che ricalca un moderno femminicidio allargato o un delitto d’onore in salsa libertaria, dove però la libertà doveva obbedire a delle regole imposte e nessuna deviazione di stampo sentimentale ed emotivo era concessa. E di una nobiltà nera che, dopo la messa domenicale, o magari un pranzo ufficiale in cui si declamavano i sani valori tradizionali, tutto era concesso e chissà quali coinvolgimenti si sarebbero potuti trovare, in un  ambiente dove l’omertà permise di coprire altri protagonisti o comprimari.

Il risultato finale lasciato ai posteri riporta comunque al coraggio dicevamo di mettere in scena una sorta di fotoromanzo squallido e negletto su abitudini del bel mondo cha a quanto pare sono dure a morire, visto che poi nella famosa Villa di Arcore, che la discendente del Marchese Camillo vendette a Berlusconi e dove lui pochi anni fa ci fece il bunga-bunga. Pare che ancora il Marchese Camillo si aggiri per i corridoi e che sia stato lui ad influenzare il nostro Silvio. Anche nella figura del cuckhold, che sappiamo oggi anche nel sostenere questi ritmi non sono tutte rose e fiori.

 

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