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L’in-canto di Disma con “I pozzi di Tipheret”

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Un luogo con un suggestivo richiamo esoterico, una nuovissima fiaba sull’argomento e un instancabile narratore che tiene il pubblico con il fiato sospeso. È quello che è successo alla prima de “I pozzi di Tipheret”, spettacolo di Teatro Canzone con un solo personaggio in scena, per il ciclo di rappresentazioni estive Arene Granai 2019 di Dendron, a Valverde, il 19 luglio.

L’autore, attore e cantastorie non può che essere il giovane ed eclettico Roberto Disma, presenza costante nel Teatro di Paglia ideato e realizzato da Valerio Valino, dove da tre anni a questa parte ha proposto al pubblico catanese una moltitudine di spettacoli che l’hanno visto autore, regista, attore e, adesso, persino cantautore. Non è la prima volta che Disma calca il palco con la chitarra ma, stavolta, ha proprio superato quel limite che rendeva la sua propensione musicale una semplice cornice alla recitazione teatrale e alla scrittura di scena.

Quasi due ore di narrazione ricchissima di immagini e spunti esoterici, con un’evidente prevalenza del mondo della tarologia, ma anche chiarissimi riferimenti all’Apocalisse di Mosè – Apocrifo dell’Antico Testamento –, alla letteratura occidentale contemporanea – da “La fattoria degli animali” di George Orwell a “Chantecler” di Edmond Rostand – e ad antichissime fiabe della tradizione indiana. In opposizione ai criteri del Teatro di Narrazione, soliti a unire le identità dell’attore e del personaggio/narratore, il protagonista di quest’incredibile avventura è il Capitan Desperta, attore squattrinato che finge di essere un glorioso capitano di ventura fino al punto da crederci lui stesso, personaggio nato nella stessa Dendron in occasione dello spettacolo itinerante “Fiorperduto”, realizzato dalla compagnia Teatro alla Lettera – fondata e diretta da Disma – nell’estate del 2017. Anche “Fiorperduto” tratta un’avventura ricca di miti e leggende, ma senza dubbio meno esoterica e pienamente incentrata sulla farsa, in una vera e propria parodia dell’epico “Viaggio dell’Eroe”, genere che ricorda cinematograficamente “L’Armata Brancaleone” di Monicelli o, letterariamente, il “Don Chisciotte della Mancia” di Cervantes.

Ne “I pozzi di Tipheret” il tono farsesco e le risate non mancano, ma creano un fortissimo contrasto con le riflessioni o, termine più indicato, le “speculazioni”, non tanto sull’apprendimento di fenomeni storici o trame mitologiche, ma nell’arcaica ricerca umana della verità, della luce, insomma: un vero e proprio intreccio esoterico che, dalla tomba di un milite ignoto in mezzo al bosco, prosegue in un inaspettato viaggio attraverso surrealistici pozzi che rappresentano i quattro elementi, ognuno con una storia legata alle altre, come un enorme puzzle che Desperta e il pubblico devono risolvere tra una risata e una canzone per tornare finalmente in superficie. Per chi conosce i Tarocchi di Marsiglia il divertimento è certamente doppio, date le figure cardine della narrazione con cui il falso capitano di ventura è costretto a relazionarsi, esposte magistralmente sia nella descrizione estetica che nel contenuto, alternate a elementi di Cabala Ebraica e Numerologia, curiose conversazioni con personaggi biblici e celebri citazioni dantesche.

Sugli applausi finali, come se non fossero stati sufficienti tutti i colpi di scena durante la narrazione, Disma rivela che lo spettacolo non si attiene a un copione, ma a una trama supportata dalla sequenza delle immagini e delle canzoni, decorate da un senso d’improvvisazione degno della più autentica forma di Commedia dell’Arte, quando si recitava seguendo solo un canovaccio. L’esclusiva presenza di Disma in scena non ha fatto altro che sprigionare la libertà di una scena dove poter esprimere tutto il suo estro e dove non si è mai risparmiato.

Le canzoni, eseguite rigorosamente in chitarra e voce da autentico “chansonnier”, sembrano l’unico ponte visibile al pubblico che unisce la personalità artistica di Disma, scissa tra l’autore – di teatro, di romanzi, di canzoni – e l’attore; i testi e le composizioni seguono una metrica perfetta e un contenuto di invidiabile fantasia, mentre l’interpretazione è impetuosa, evocativa e malinconica, distante dalla mirabile tecnica dei cantanti di professione e dei cantautori contemporanei.

La sua teatralità si impone anche nella musica come in ogni suo gesto, espressione, inflessione cantata o recitata. Perché Roberto Disma non è solo un attore o un autore, ma un animale da palcoscenico. E, con “I pozzi di Tipheret”, l’ha dimostrato senza possibilità di replica.

 

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