Sicilia Report
Direttore Paolo Zerbo
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Sylvia Plath e il gaslithing verticale

Può il testo di una poesia dar luogo ad uno spettacolo? Può l’amore malato dare vita e consistenza ad una donna? Può un’immagine verticale di Sylvia Plath con guantoni da forno indicarci la via della morte? Chi è Sylvia Plath? Una povera vittima di gaslithing? Ѐ necessario studiare prima di andare a vedere uno spettacolo a teatro?

 

Bello il testo la poesia che andava pubblicata, forse andava letta prima dello spettacolo, forse andava spiegata, mannò che diveniva didascalico, questo è il panegirico che ti ruota in testa che forse ruotava in testa anche a chi in maniera strabiliante e bipolare l’ha interpretata (Alessandra Barbagallo)  e a chi in maniera sbrindellata e magica la registata (Silvio Laviano). Si può dire registata? Intanto vi pubblico la poesia della povera Sylvia che se non fosse morta suicida a 30 anni vittima si dice delle molestie del marito insegnante e poeta Ted che le faceva il gaslithing probabilmente non se la sarebbe filata nessuno.

 

Il gaslithing in psicologia è una molestia mista tra il fisico, il mentale e l’affettivo:  alla vittima vengono fornite false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione. Può anche essere semplicemente il negare da parte di chi ha commesso qualcosa che gli episodi siano mai accaduti, o potrebbe essere la messa in scena di eventi bizzarri con l’intento di disorientare la vittima. Il coniuge, spesso per nascondere un tradimento, fornisce una ricetta per il così detto crollo psicologico e il suicidio diventa letteratura clinica, soprattutto se la donna si convince di essere un’aiuola.

Questo Ted marito poeta, ma forse sostanzialmente insegnante, diventa il reale esecutore poiché a distanza di qualche anno anche la sua amante, nonché vicina di casa si suicida: forse per l’imperante noia dei suoi componimenti?

 

Io sono verticale (1961)

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

 

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