Sicilia Report
Direttore Paolo Zerbo
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Romanzo popolare: un glamour di spettacolo

L’amore platonico (ma poi sarà così platonico?) per un personaggio famoso, attore o cantante che sia, è un fenomeno tipico dell’adolescenza, periodo della vita in cui un certo tipo di attrazione fa parte dello sviluppo psicologico. Le ragazze, si sa, vivono vere e proprie passioni, amori folli che spesso le inducono a inseguire i propri idoli su e giù per l’Italia, se non addirittura all’estero, nella speranza di raccogliere un autografo, uno sguardo, o di vedere dal vivo, per un attimo, l’oggetto del proprio amore. Quello che molti ignorano è che il fenomeno è diffuso anche tra donne più mature. Attori, cantanti, protagonisti di fiction, ma anche show man, politici, psicologi affezionati agli studi tv, scrittori. La galassia degli amori platonici è sconfinata.

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Questo è il tema della divertente ed intelligente commedia “Romanzo popolare” diretta da Luca Cicolella, per la terza stagione di Teatro Mobile di Catania nata da una illuminazione di Francesca Ferro. Sul palco del Centro Zo le favolose Francesca Ferro e Ilenia Maccarrone.

 

I personaggi famosi facilmente possono diventare l’oggetto di pensieri, sogni e desideri più o meno nascosti, anche in età adulta e, contrariamente a quel che si crede, sia negli uomini che nelle donne, anche se dalle donne la cosa viene dichiarata e vissuta più liberamente rispetto agli uomini che, generalmente, se ne vergognano e non ne parlano, pur non riuscendo a farne a meno. L’ironica regia di Luca Cicolella, coadiuvato da Mariachiara Pappalardo, sghignazzando ci fanno riflettere sulle miserie umane della nostra società dove alla noia del quieto vivere si tenta di impossessarsi dell’oggetto dei nostri desideri: il divo Mario. La storia di Rosalia e Mela evidentemente dai nomi due rozze baffute ma tanto affettuose.

Molte persone, hanno una tendenza all’idealizzazione, una caratteristica psicologica che ha origine nell’infanzia e che tende a proiettare su personaggi famosi pensieri, desideri, emozioni, pulsioni che appartengono a sé stessi, proprio in virtù del fatto che queste persone sono sconosciute ed è quindi possibile immaginarle come si desidera, seguendo la scia dei propri bisogni. E il nostro Mario Opinato vulcanico e saccente riesce ad aizzare l’una contro l’altra le due selvagge fino a quando si capisce che il divo è solo il meccanico che gli assomiglia tanto ma di classe nemmeno se ne parla. L’idolo è l’idolo e in quanto tale deve stare là in un altrove mediatico senza poter essere raggiunto.

 

Una persona sensibile e bisognosa d’affetto vedrà il proprio idolo come l’unico in grado di soddisfare la sete di comprensione e amore; se invece è presente una componente erotica importante, lo immaginerà come un l’amante perfetto. Chi ha un problema irrisolto con le figure genitoriali, lo vedrà come il migliore o l’unico in grado di offrire la famiglia di cui ha bisogno. Questo tipo d’innamoramento permette di colmare la solitudine, di viaggiare con la mente, di sognare a occhi aperti, di vivere la vita desiderata con un altro e di un altro, senza allontanarsi dalla propria. O può anche rappresentare la fuga da aspetti della vita dolorosi e non sopportabili della propria esistenza.

L’idolo, nella mente del fan viene posizionato al posto di sé stessi e amato per delle caratteristiche eccezionali a cui il fan stesso ambisce, ma che sente o crede di non poter avere. La conseguenza può essere un progressivo impoverimento interiore di sé o una stasi, un’immobilità, che non permette la crescita, la maturazione, la realizzazione e la valorizzazione delle proprie personali qualità e capacità. Esiste anche il rischio di un mascheramento di aspetti depressivi che vengono affrontati con una fuga dalla realtà e una consolazione fittizia, anziché con una richiesta di aiuto alle persone vicine o allo specialista. E magari chissà un giorno gli stessi idoli potrebbero diventare degli psicologi online: con le nuove tecnologie tutto è possibile.

 

Riprese Davide Sgroi

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