Come sono diventato stupido? Spettacolo della rassegna Palco Off sull’apologia della stupidità splendidamente riuscito

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Al MUST è andato in scena lo spettacolo:  Come sono diventato stupido? Essere stupido, banale, cretino, primitivo, primordiale, grezzo come la pietra da sgrezzare, cubico come la pietra squadrata ed essere in balia di qualcuno che dopo che ti ha sgrezzato e inquadrato decide di cementarti su un muro di centocinquanta metri alto e centocinquanta metri largo: un quadrato su cui sbattere la tua testa o meglio il cervello che invece rotola come una sfera senza nessun riferimento senza sapere quello che succede dopo momento per momento… e forse questo il senso della vita? È forse questo il senso che cercano di trovare i tre attori in mano al loro pazzo e troppo intelligente ideatore architetto della loro esistenza Antoine che ha una grave malattia: l’intelligenza!!! Chi ha questa “malattia” può scegliere di essere stupido per rilassarsi per gustarsi la vita, quella degli oggetti dove si riconosce e quella dei piaceri di cui gode. Ma il senso della vita resta comunque un altro. E se gli stupidi, i cretini, coloro che non hanno il senso dell’humour non possono scegliere, a differenza degli intelligenti dotati della battuta di spirito, per dirla alla Freud, i cretini che governano fondamentalmente il mondo, a quelli che scelgono di essere tali e Antoine il superdotato aiutato dalle favolose pillole lo fa, cosa resta di fondo tra simmetrie, addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni ed equazioni di radici asimmetriche? Il Nulla!!!

Fortunatamente Palco Off lasciando in sospeso il libero arbitrio dei tempi attuali offre l’opportunità di riflettere con la discussione sul disturbo post traumatico da stress creato dallo spettacolo sulle inquietudini della “società liquida”, per dirla secondo il sociologo Baumann,  su cui stiamo navigando con una piroga che a volte va alla deriva e dove a volte riusciamo a pagaiare tramite gli input di Palco Off, verso una sofferta meta. Ovvero la metà della verità, come la facciata della Luna a cui siamo costretti a soccombere per questioni di gravità. La legge di gravità ci fa sentire pesanti? Ci fa sentire incombenti? Ci fa sentire investiti di verità soccombenti? Alla fine un plaid e una ragazza svitata che ci racconta che le stelle sono tante milioni di milioni ci fa sentire intimi e uniti nel nostro più recondito neurone. Che era nato solo ma da sé si è duplicato il suo dna era cambiato. Da portare nelle scuole al posto dello smartphone.

Con drammaturgia e regia di Corrado Accordino, con i mirabili e circoscrivibili attori Corrado Accordino, Viola Lucio, Marco Rizzo e Alessia Vicardi, assistente alla regia Valentina Paiano. Tratto dal romanzo dello scrittore francese Martin Page, da leggere e obbligare nelle scuole.