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Frenck (Gamble Vaccine Center), “Pfizer in 12-15enni incredibilmente protettivo”

Roma, 12 mag.  – ”Con un decimo dei partecipanti rispetto allo studio sugli adulti, abbiamo potuto provare l’efficacia del vaccino: si è dimostrato incredibilmente protettivo, gli effetti collaterali sono leggeri. Nella metà che ha ricevuto il placebo ci sono stati 18 casi; zero nel gruppo che ha ricevuto il vaccino”. Così al ‘Corriere della Sera’ Robert Frenck, direttore del Gamble Vaccine Research Center del Cincinnati Children’s Hospital in Ohio, uno di dieci centri finanziati dall’Istituto nazionale della Sanità Usa che testano i vaccini e uno dei primi cinque siti che hanno testato i vaccini Pfizer sui 12-15enni.  Nello studio Pfizer sono state somministrate le stesse dosi degli adulti ai ragazzi tra i 12 e i 15 anni, “gli effetti collaterali sono stati gli stessi – sottolinea Frenck – e si può usare la stessa dose, ma abbiamo anche misurato la risposta immunitaria, come il corpo risponde ai vaccini e la quantità di anticorpi che genera, e abbiamo visto che il gruppo tra i 12 e i 15 anni ha una risposta immunitaria significativamente maggiore, anche rispetto ai 16-17enni”.

Quanto ai test con i più piccoli, ”faremo un passo indietro, cominciando a dare dosi più leggere, di un quarto o un terzo, osservando gli effetti collaterali e, se tutto va bene, aumentando via via, potenzialmente fino al livello usato per gli adulti. Abbiamo tre gruppi: tra i 5 e 11 anni, tra i 2 e i 4 anni e tra i sei mesi e i 2 anni. Per esempio, se uso 10 microgrammi di vaccino nel gruppo tra i 5e i 12 anni e non ci sono problemi, passo a 20 microgrammi, e se riscontro troppi effetti collaterali, non userò quella dose nel gruppo tra i 2 e 5 anni ma solo la dose da 10. Perciò potremmo trovarci a studiare tre dosi tra i 5 e i 12 anni, solo due tra i 2 e i 5 anni e una dose tra i 6 mesi e i due anni”.

“Con il vaccino influenzale – spiega il ricercatore – la dose che si somministra ad un neonato di sei mesi è uguale a quella di un 64enne mentre a 65 anni si aumenta perché il sistema immunitario non funziona altrettanto bene. Forse alla fine useremo le stesse dosi anche per il Covid, ma vogliamo fare un passo indietro e valutare”.   ”Anche per i giovani adulti potrebbero essere sufficienti dosi più ridotte – ipotizza Frenck – perché il loro sistema immunitario è più forte, ma quando sei in una pandemia cerchi di dare a tutti la stessa dose se è sicura. Fai gli aggiustamenti più avanti, cercando di ridurre la dose per evitare effetti collaterali. Ma al momento, da un punto di vista logistico, è d’aiuto avere la stessa dose per tutte le età, per non doverle tenere separate e prevenire errori di somministrazione”.  Riguardo agli effetti collaterali tra i 12-15enni, prosegue, ”per i 7giorni successivi i ragazzi registravano in un diario se avevano mal di testa, dolori muscolari, febbre…Praticamente identici a quelli riscontrati tra i ventenni. Quando la pandemia è iniziata si diceva che i bambini non venissero infettati, ma non ci ho mai creduto – conclude – È che non venivano testati. Oggi i bambini e gli adolescenti hanno tra le più alte percentuali di infezioni. Anche se il tasso di gravità è assai più basso, non è pari a zero: circa 300 bambini sono morti di Covid negli Stati Uniti. Ci sono due ragioni per vaccinarli: una diretta, cioè proteggerli; 300 morti su 500mila sono niente, tranne se sei uno dei genitori di quei 300 e, allora, è tutto.La seconda ragione è l’effetto indiretto: negli Stati Uniti ci sono persone che stanno politicizzando il Covid. Se vaccini i bambini forse puoi fermare la diffusione tra gli adulti non vaccinati”.
(Adnkronos Salute)

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