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La stabilità d’animo del ricercatore

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“Si tratta di un odio abnorme, che tira fuori il suo muso di maltrattatore quando, per una ragione qualsiasi, LEI non sta più dentro il quadro in cui lui l’ha messa e pretende che rimanga: il quadro disegnato da un misto di oscure aspettative e di ovvie comodità… Perché la donna, intelligente, caparbia, potente e libera spaventa l’uomo insicuro, impotente, viziato e agiato.”

Con queste parole la giovane psicologa Sophia Greco, specializzanda in psicoterapia ed autrice del libro “Neuroteologia Generale” insieme al padre teologo Antonino Greco, ammonisce la scomodità di un “sentire femminile” nei confronti di una mancanza di sentire maschile. Pensiero che indica, sintetizza e circoscrive dentro sé un’azione apparentemente leggera e performativa che é avvenuta nel bel mezzo della movida catanese la sera dello scorso 12 Dicembre.

L’azione performativa di Sophia del dipingere “senza pretese” ma seguendo la pura necessità, e farlo in un contesto di condivisione e affollamento notturno come il locale “Mono” di Catania, ha catalizzato la nostra attenzione.

La performance é avvenuta sotto gli occhi curiosi di tutti i frequentatori di questo bello e sano pub in Catania che promuove piccoli spazi culturali all’interno di quelli di intrattenimento della pista da ballo, ove batte una buona musica non commerciale e coinvolgente.

La performance pittorica di Sophia é sintomo del “bisogno comune” di creare spazi per l’improvvisazione espressiva genuina.

Sophia di fatto incarna la proba manifestazione di chi ha fame di confronto e di contaminazione; con questa fame cerca e trova un tangibile confronto allargando i propri confini linguistici, che tendono quindi a prescindere dalla sua identità di professione. Confronto e contaminazione in questa sera hanno preso veste in una  pittura acrilica: pittura realizzata su plexiglass direttamente dalle proiezioni delle ombre dei ragazzi passanti e poi rifinita, tra balli e drinks, con i pennelli dalla stessa Sophia e alcuni amici attirati in maniera del tutto estemporanea. Appunto anche se il pennello non é peculiarmente lo strumento professionale di questa giovane psicologa, é invece il simbolo delle libertà di una persona che manifesta liberamente la sua curiosità di contaminazione e di esporsi nel farlo. Questo lo fa avvenire senza far gravare di più il concetto di “non saperlo fare” su quello di “poterlo fare imparando” in un contesto affollato anche (e sottolineo anche) da artisti professionisti. Ecco il suo valore!

Quello che ognuno di noi in questo periodo storico di comunicazione repressa dovrebbe concedersi é proprio il coraggio che Sophia dona a se stessa nel mettersi in discussione, seppur con sobria leggerezza, anche al di fuori del proprio campo d’impiego e dalla sua area di comfort e senza scadere nell’incongruenza, anzi…. Il suo coraggio é stabilità, non stabilità intesa come sicurezza e fermezza, ma intesa come “costante e solida ricerca del confronto”. Questa é la vera stabilità, la costante inestinguibile ricerca del confronto e la costanza di curiosità che porta ad intemerate manifestazioni come questa esperienza. Quando c’è amore per il cambiamento inteso come continuo fluire e continuo contaminare vi è una stabilità di animo, la “stabilità d’animo del ricercatore” potremmo dire, che ovunque essa possa essere posta, mai e poi mai potrà decadere. (Ed in fondo, chi un istante in più ha scrutato questo piccolo avvenimento quella sera al locale, osservato lei, attenzionato la pittura, la gaiezza e l’energia di Sophia, in cuor suo si è accorto d’essere davanti ad un’anima di stabile bellezza!)

“Abbiamo bisogno in ogni momento di una certa quantità di dolore o di privazione come una nave ha bisogno della zavorra per mantenere la stabilità.” (Arthur Schopenhauer)

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