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La corazza

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Ciò che viene appresso è accaduto ad un mio nemico. Si tratta infatti del protagonista di un romanzo a cui non ho dato un titolo e che giace incompleto da anni in un cassetto. Anzi dal cassetto è uscito ed è stato trasferito in una chiavetta del mio PC. Quando cominciai a scriverlo i PC non esistevano, ciò vi farà capire da quanti anni questo “maledetto” cova di rabbia perché non è mai venuto alla luce. Bah! È un vecchio questo protagonista e siccome so da sempre che lo farò morire, forse mi dilungo per non accelerare gli eventi. Nel frattempo mi sono fatto un nemico.

E Mentre timidamente la presi per mano ella, tremante, esclamò: “Io sono corazzata!” Capii che era prigioniera di sé stessa.

Anche io sono stato “corazzato”, altrimenti non avrei impiegato quasi un anno prima di donarle il mio cuore, e ciò non si fa con la prima venuta.

Sono vecchio e le cicatrici sono tante, anche io mi sono corazzato.

Ma cos’è questa corazza?

È il pesce all’amo!

Esso si divincola, si batte, guizza, vuole la libertà: poi quando sente lo stomaco arrivargli in gola, improvvisamente, si costruisce una …corazza…e se ne sta’ fermo, immobile ad ogni dolore. Mentre uno strano filo, il suo destino, lo trae fuori dal mondo. Dal suo mondo. Passano attimi o anche tutta una vita, non importa. È “corazzato”. Non sente più niente. Non sa che anche se respira, è già morto.

Che bella frase “io sono corazzata”. Quanti ricordi mi ha suscitato!

Mi ha fatto svegliare dal torpore.

Fino a quel momento, infatti, e per tanto tempo sono stato come un pesce all’amo.

Quindi parafrasando la metafora “io amo l’amo, se mi ci appendo come un pesce!”

Sì, la corazza cui andavo tanto orgoglioso mi stava soffocando. Eppure quando sono nato non avevo una corazza. Se l’avessi avuta non mi sarei certamente procurato tante ferite. Ma neanche avrei assaporato il piacere della vita. Non aspetterò più tanto tempo prima di donare il mio cuore. Non soffocherò più il mio essere. Le cicatrici? Che ben vengano. Saranno il segno di una vita vissuta.

So di pesci che rompono l’amo e riguadagnano la libertà. Anche a loro resta una cicatrice; sulla bocca.

Tante altre volte camminammo per mano. Un bel giorno, anzi un brutto giorno, mi disse: No!

Perché mai? Le chiesi.

Perché non è per sempre, fu la flebile risposta.

La penso spesso, ma non sempre.

Spero solamente che come la mia anche la sua corazza si sia trasformata in uno scrigno dorato ove custodire i propri sogni e ricordi.

Dio la benedica!

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