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Regione avvia il restauro del chiostro di Santa Maria di Gesù

CATANIA – Al via il restauro conservativo del ciclo di affreschi del chiostro attiguo alla chiesa di Santa Maria di Gesù, a Catania. Questa mattina sono stati consegnati i lavori che saranno eseguiti dalla ditta Cilia di Vittoria. L’intervento è stato voluto e finanziato dalla Regione, attraverso la sua Soprintendenza ai Beni culturali, visto lo stato di degrado in cui versano gli affreschi.
Alla consegna dei lavori, che dovranno essere ultimati entro 90 giorni, erano presenti il presidente della Regione, il commissario straordinario della Città metropolitana e del Comune di Catania, la soprintendente ai Beni culturali, il parroco della chiesa Santa Maria di Gesù, il dirigente scolastico del contiguo Istituto tecnico industriale statale Archimede.
 
La Soprintendenza, oltre ad avere redatto il progetto, seguirà anche l’iter amministrativo e l’esecuzione delle opere che prevedono il prefissaggio e il fissaggio della pellicola pittorica, il consolidamento, la pulitura, l’eliminazione della ridipintura, la stuccatura e la reintegrazione pittorica.
 
Gli affreschi contenuti nel chiostro – in parte di proprietà dei frati francescani e in parte della Città metropolitana di Catania, che ha concesso l’uso degli spazi di sua competenza all’Istituto tecnico industriale Archimede – si qualificano come un racconto per immagini, in 29 clipei, dei momenti salienti della vita di San Francesco.
 
Si tratta dell’unico esempio di chiostro affrescato in città, spazio che è parte integrante del complesso monastico, testimonianza della presenza dell’Ordine dei frati minori riformati a Catania, una presenza che iniziò nel XIV secolo e che si rafforzò con la costruzione della chiesa di Santa Maria di Gesù nel 1442. Dopo la distruzione avvenuta a seguito del terremoto del 1693, vennero realizzati la facciata, su progetto di Girolamo Palazzotto, e il chiostro attiguo.
 
Gli affreschi, realizzati nel corso del XVIII e agli inizi del XIX secolo, sono riconducibili a un pittore di formazione romana e si qualificano come racconto per immagini, una sorta di libro in cui le pagine erano originariamente 36 clipei dei quali solo 29 sono ancora leggibili.

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