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Nello scenario del Museo Pietro Canonica di Villa Borghese: Shakespeare horror story

Con il contributo di Roma Capitale, Fondamenta Teatro e Teatri, Accademia Bordeaux e Accademia Internazionale di Teatro. In scena fino al 25 agosto.

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Un film del 1973 con l’indimenticabile Vincent Price e diretto da Douglas Hickox, raccontava la triste storia di un attore shakespeariano dei giorni nostri che, stroncato dai critici si toglieva la vita. Da un certo momento però, tutti coloro i quali avevano rivolto critiche ai suoi spettacoli muoiono uno dopo l’altro in circostanze letteralmente drammatiche: vengono uccisi infatti secondo differenti efferati rituali criminali tutti tratti dai drammi shakespeariani: accoltellamenti, decapitazioni, avvelenamenti, annegamenti nel vino, finché l’investigatore di turno, rischiando di essere accecato, non riesce a sconfiggere l’Autore di quelle messinscena: l’attore vendicatore che non era morto, perché salvato da una banda di barboni…

Ora, il Nostro attore e regista Daniele Gonciaruk non si imita agli orrori letterali dell’Elisabettiano, ma allestisce un circuito di episodi tratti dai suoi drammi in cui protagoniste sono e condizioni psicologiche dei personaggi shakespeariani, cioè le condizioni di possibilità dello scatenamento della violenza e della morte.

Nello scenario del Museo Pietro Canonica di Villa Borghese nel cuore fuori Porta Pinciana di Roma che comincia a pulsare alla fine del secolo XVII, Gonciaruk con 16 giovani attori fa entrare lo spettatore dentro la Mente di Shakespeare con questo suo Shakespeare Horror Story. Lo spettacolo consiste nella scansione radiografica, quasi, di intenzioni e moventi profondi generati dai Macbeth o Lear, Amleto o Capuleti, Otello o Tamora, con la guida di una Lady Macbeth/ Caronte – (Davide Logrieco Ricci) – che come un demoniaco Virgilio in realtà porta – possedendo persino l’ironia del Porter/clown del Macbeth – dalle gelide e feroci trame di Milady alle sontuose tragiche crudeltà che la scena elisabettiana si compiaceva di mostrare come quel Gran Teatro del Mondo di cui, metafora, non superava mai la verace realtà.

Ma veniamo agli attori: diretti da Daniele Gonciaruk che veste i panni del Generale Tito Andronico con eccellente perizia e lucida forza, a muoversi e agire la parola shakespeariana tra il giardino, le stanze e le opere del Museo-non più Museo Canonica,  le Streghe moltiplicate, Sabina Padoa, Danila Tropea, Denise Sarica, Claudia Martino, Annalisa Marmo, Ruth Levi, Chiara La Gattuta, Veronica Drikes e Mariangela De Vita ci introducono, dopo l’invito ad entrare di un Caronte mascherato, nel flusso degli “orrori” shakespeariani:  con Macbeth/ Bassiano e un sorprendente Becchino nel Finale, Pierciro Dequarto, intenso e folle nel Generale scozzese; poi la strana meraviglia del mondo di Tito Andronico, con un Saturnino impersonato da Marco Bandiera – anche Otello successivamente – che è Imperatore psicopatico e assassino ottuso come Moro di Venezia;  Veronika Drikes convince con la sua Tamora implacabile statuaria vendicatrice, mentre Claudia Martino come Giulietta, schiacciata ma non rassegnata alla violenza opprimente dei suoi genitori – Chiara La Gattuta come madre Capuleti, spietatamente indegna madre e il nevrastenico genitore Capuleti, Gabriele Passaro, dall’interpretazione estrema – con una straziata Nutrice, Ruth Levi a malcelare la sua collera contro i Capuleti.

Come non arrestare il respiro poi alla scena in cui Gloucester (poi Riccardo III), Carlo Guglielminetti, seduce davanti al cadavere del marito Lady Anna, Danila Tropea – anche una disperata Emilia in Otello – ? Qui lo spettacolo diventa sontuosamente spietato e feroce, perché i due attori tracciano le coordinate della malvagità – Guglielminetti – e della perversione sincera, Tropea.

Amleto e Gertrude, Marco Altini e Annalisa Marmo ci regalano una interpretazione radicalmente autentica sul piano della naturalezza e della ricerca del rapporto madre-figlio; quindi una Desdemona sorpresa dalla Morte e commovente, Denise Sarica o un  re Lear pazzo e visionario che monologa magistralmente un dialogo col pubblico,  Piero Lanzellotti. E poi la vittima per eccellenza, la martoriata Lavinia di Mariangela De Vita col suo candore devastato dalla follia umana.

Insomma, Shakespeare Horror Story non si esaurisce in queste nostre battute e la sua ricchezza merita gli applausi di questa estate romana. Con il contributo di Roma Capitale, Fondamenta Teatro e Teatri, Accademia Bordeaux e Accademia Internazionale di Teatro. In scena fino al 25 agosto.

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