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La “Storia di una capinera” di Banned Theatre a Palazzo della Cultura

"Tutto il mio essere è pieno di quell’uomo: la mia testa, il mio cuore, il mio sangue"

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«Tutto il mio essere è pieno di quell’uomo: la mia testa, il mio cuore, il mio sangue. L’ho dinanzi agli occhi in questo momento che ti scrivo, nei sogni, nella preghiera. Non posso pensare ad altro». Il romanzo di Giovanni Verga in forma epistolare riguarda la storia di Maria, una ragazza rimasta orfana di madre e rinchiusa all’età di sette anni in un convento di Catania, costretta a diventare monaca di clausura per motivi di indigenza economica famigliare. A causa dell’epidemia di colera che nel 1854 colpì Catania, Maria si trasferisce nella casetta del padre a Monte Ilice. Li incontra un uomo, Nino e per la prima volta mette in dubbio l’amore nei confronti di Dio a cui è stata promessa. Ma la condizione delle donne dell’ottocento in Sicilia è tale che il padre costringerà Maria a farsi monaca e ironia della sorte a far sposare il suo Nino alla sorellastra. Maria diventa pazza e muore di consunzione. Lo spettacolo, per la regia di Valentina Ferrante e Micaela De Grandi, per il Summerfest 2020 al Palazzo della Cultura dove sul palco c’erano Giovanna Criscuolo, Micaela De Grandi, Valentina Ferrante, Federico Fiorenza e Massimiliano Geraci ha rappresentato un taglio innovativo sia per l’uso della scenografia che diventava motivo e trade union della trama che si svolgeva davanti agli occhi degli spettatori con l’uso sagace del lenzuolo, che diventa drappo, che diventa velo che diventa suono…

Così ancora una volta Banner Theatre denuncia una situazione di ingiustizia sulle donne, è il filo rosso della compagnia, con un recital fatto di dolore, di amore, di storia e di tradizioni su cui riflettere per poter andare avanti in maniera sana nella nostra attuale società.

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