HomeCulturaProf. Luca Siniscalco: a cosa serve la filosofia nel mondo attuale?

Prof. Luca Siniscalco: a cosa serve la filosofia nel mondo attuale?

Professore di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano, Docente di Filosofia contemporanea, Storia e cultura dell’esoterismo presso Unitreedu

Un’intervista con Luca Siniscalco, Professore di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano, Docente di Filosofia contemporanea e Storia e cultura dell’esoterismo presso Unitreedu. Curatore di saggi su Ernst Niekisch, Ernst Jünger e Julius Evola, collabora con diverse riviste e case editrici.

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Susanna Basile: Chi è Luca Siniscalco?
Luca Siniscalco è un ritratto – irrilevante, forse anche per me stesso –, un coacervo di pregiudizi, impulsi, passioni. Una moltitudine. Spero anche una persona, nel senso profondo dell’etimologia latina del termine, che allude alla maschera come impersonalità attiva, trascendenza immanente; quindi, una biografia che aspira a farsi cosmografia.

S.B.: Come e quando è venuta questa passione della filosofia allo “studioso” Luca Siniscalco?
L.S.: È cominciata, probabilmente, come passione infantile per la “narrazione” in senso lato, alimentata dai miei genitori, alla cui educazione a coltivare la curiosità intellettuale e la bellezza del logos devo molto. Si è evoluta sui banchi del liceo, dove ho conosciuto la potenza estetica ed etica del mondo antico, e si è fatta studio sistematico con la scelta universitaria. La scoperta a diciotto anni di Rivolta contro il mondo moderno di Julius Evola ha connotato questo percorso – nondimeno piuttosto comune – di una traiettoria culturale, metastorica e spirituale specifica.

S.B.: Quali sono i suoi autori preferiti?
L.S.: La domanda è complessa perché richiederebbe una risposta circostanziata e prospettica, ma non eludo la questione e propongo un semplice elenco, i cui rimandi, per chi li sa leggere, costituiscono un campo di “frequenze” inattuale ed eccentrico: Platone, Meister Eckhart, Friedrich Nietzsche, Martin Heidegger, Ernst Jünger, Julius Evola, Guido De Giorgio, Mircea Eliade, Ioan Petru Culianu, Jorge Luis Borges, J.R.R. Tolkien.

S.B.: A cosa serve la filosofia nel mondo attuale?
L.S.: A quanto è servita fin dalla sua nascita sapienziale: a fuoriuscire dall’attualità e dal contemporaneo, a “sfondare” i limiti spazio-temporali in cui siamo gettati sapendo che questo suo sfondamento è a sua volta prigioniero dei nostri pregiudizi e della nostra precomprensione, per dirla con il linguaggio dell’ermeneutica di Hans-Georg Gadamer. A gustare, dunque, la bellezza dell’inutilità, e, in questo gesto estetico-estatico, a cogliere i limiti della ragione e la ragione dei limiti. La filosofia più attuale, insomma, è quella che dell’attualità non si cura. Che accetta di esercitare il pensiero critico, lo scetticismo, la problematizzazione radicale del reale, ma al contempo tende all’empatia, spinge verso il reincanto del mondo, la ri-mitizzazione della semantica e del logos analitico. Questo, per me, è quanto si propone una filosofia che non voglia ricadere nel passatismo o nel progressismo – due facce della stessa medaglia –, che fecondi interdisciplinarmente i saperi facendone sintesi, tesa, per approssimazione, alla verità – nel senso greco di non-nascondimento, di dischiudimento della potenza dei fenomeni. Per dirla con N.G. Dávila, il “Nietzsche di Bogotà”, «il filosofo non è portavoce della sua epoca, ma angelo prigioniero nel tempo».

S.B.: Che cos’è l’esoterismo?
L.S.: Per esoterismo si intende, genericamente, una dottrina segreta, occulta, riservata a un gruppo iniziatico, contrapposta al sapere “essoterico”, quello visibile, concettuale, rivolto ai più. L’esoterismo si struttura in un insegnamento di matrice spirituale, interiore, volto alla crescita del sé e alla sua trasfigurazione, in senso verticale e anagogico.
Seguendo il magistero di Antoin Faivre, il primo studioso ad essersi specializzato, in ambito accademico, nell’esoterismo occidentale (in quanto fondatore e titolare della cattedra di “Storia delle correnti esoteriche nell’Europa moderna e contemporanea” all’École pratique des hautes études di Parigi), possiamo riconoscere una tradizione come “esoterica” nella misura in cui questa soddisfi quattro princìpi essenziali, che ne fungono, per così dire, da “minimo comune denominatore”: l’adesione alla dottrina analogica della corrispondenza fra macrocosmo e microcosmo; la percezione – non necessariamente panteista – della natura come una forza viva, animata (una “energia” più che una “cosa” – natura naturans anziché natura naturata potremmo dire, con un linguaggio filosofico); la contemplazione di alcune figure di mediazione fra il piano trascendente e quello immanente, livelli cosmici intermedi tra la materia e lo spirito; la tensione esistenziale verso la trasmutazione interiore.
Quest’ultimo punto ci permette di pensare all’esoterismo più come una ortoprassi che come una ortodossia: esistono molti esoterismi, talora in contrapposizione alle religioni ufficiali, in altri casi, invece, in simbiotica sintonia con esse (in quanto lato occulto, interiore, della “chiesa” visibile, esteriore, cui si riferiscono), equipaggiati di dottrine, cosmogonie, filosofie distinte, ma tutte queste forme perseguono la ricerca “scientifica” (in senso epistemico tradizionale, non certamente moderno) della congiunzione concreta, esperienziale, effettiva con il divino (metaforizzata nei modi più svariati: theosis, indiamento, coincidentia oppositorum, nozze chimiche, rebis, ecc.). L’esoterismo – che io studio essenzialmente nella sua tradizione occidentale, ma che ha profondi legami con l’Oriente – si pone così come un sapere pragmatico, o, di converso, come una prassi sapienziale, volta a spingere il ricercatore alla queste e alla costruzione di un percorso individuale, adatto alla sua «equazione personale» (qui cito Evola), radicata nella Tradizione ma aperta alla Storia.

S.B.: Lo studioso Elemire Zolla parla di Verità (esperienze metafisiche) esposte in evidenza: il suo parere?
L.S.: Nel binomio che proponi è riposto il cuore della sapienza metafisica arcaica, coerente con la definizione di esoterismo che ho prima tentato di elaborare. Troviamo la traccia pragmatico-esistenziale della Sapienza (si parla di “esperienze”, non di “concetti”, “speculazioni”, “ragioni”) e il carattere chiaroscurale della Verità, che l’esoterismo, in quanto occultismo, permette di esporre in evidenza, come conoscenza luminosa e auto-evidente. Sembra un paradosso – e lo è. Com’è possibile immaginare infatti un sapere nascosto, umbratile, misterioso, che viene “esposto in evidenza”? Siamo al cuore della contraddittorietà logica del sapere metafisico, che sposta “a forza” l’organo della conoscenza dal piano logico-dialettico, dominato dal principio aristotelico di non contraddizione, al piano sovrarazionale, intuitivo, simbolico. Qui, tutto è Uno, e la verità dell’Uno, come insegna la cultura greca, si dà come aletheia, ossia come “non-nascondimento”. Ma questo non-nascondimento, proprio come la natura naturans, non è una “cosa”, un “dato”, bensì un processo dinamico, fatto di polarità, metamorfosi, energheia. Il “non-nascondimento” è possibile solo se si dà, simultaneamente al “nascondimento”. La verità si offre come apparizione e scomparsa, presenza e assenza, luce e tenebra. Martin Heidegger, in ambito filosofico, ha scritto sul tema splendide pagine che riecheggiano di una tradizione prefilosofica, davvero sapienziale, quella dei presocratici, i “filosofi sovrumani” su cui ha molto meditato Giorgio Colli. La verità, in senso autentico, non è la “commisurazione”, “l’essere conforme” a qualcos’altro, bensì l’apertura radiosa ed estatica dell’Essere dell’ente. L’aletheia, insomma, come svelatezza in cui la velatezza dell’ente viene a essere trasfigurata, non è la proprietà di un’asserzione o di una proposizione, e neppure un cosiddetto valore, non si dà come “concetto”, sapere speculativo, bensì come evento: «L’Essere – scrive Heidegger – è (west) essenzialmente come evento (Ereignis)». È l’accadere dell’evento della verità, a cui conduce solo quella via sapienziale «che corre al di fuori dei sentieri abituali degli uomini» (Parmenide, fr. 1, 27).
È con questo tipo di verità che l’esoterismo si confronta.

per approfondire l’articolo sull’esoterismo clicca su questo link https://www.leculture.it/prof-luca-siniscalco-che-cose-lesoterismo/

 

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Susanna Basilehttp://www.susannabasile.it
Susanna Basile Assistente di redazione Psicologa e sessuologa
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