Sicilia Report
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Caso Caronia
Procuratore Cavallo: “non ci sono tracce di sangue in auto e su parabrezza”

Prosegue il magistrato: "ora impossibile formulare ipotesi causa morte Gioele" e conclude "indagini in tutte le direzioni"

Patti (Messina), 28 ago. – “Gli accertamenti genetici effettuati sui tamponi prelevati all’interno del mezzo e sul parabrezza hanno finora fornito esito negativo, anche per quanto riguarda la presenza di eventuali tracce di sangue”. Lo ha detto il procuratore di Patti (Messina) Angelo Vittorio Cavallo parlando dei prelievi e degli accertamenti eseguiti ieri sulla Opel Corsa di Viviana Parisi che lo scorso 3 agosto, prima della scomparsa, aveva avuto un incidente in autostrada.

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“Il lavoro del collegio di consulenti incaricati degli esami autoptici, genetici e morfologici, nominato il 25 agosto, è tuttora incorso ed è nelle sue fasi iniziali – prosegue il magistrato – questo compito come è facilmente intuibile si preannuncia lungo complesso e per forza di cose articolato in numerose sessioni”. Poi aggiunge “contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di stampa nei giorni scorsi, pertanto non è ancora possibile formulare allo stato alcuna seria ipotesi sulle cause di morte del piccolo Gioele”. E conclude: “Come già detto in precedenza questo ufficio prosegue tuttora le indagini in ogni direzione senza tralasciare alcuna.

Approfondimento:
“Il parabrezza della Opel Corsa di Viviana Parisi era già rotto prima dell’incidente avvenuto il 3 agosto nella galleria Turdi sull’autostrada A20 Messina-Palermo”. A dirlo è, attraverso il suo legale Pietro Venuti, Daniele Mondello, il marito della deejay di 43 anni poi trovata morta l’8 agosto nei boschi di Caronia (Messina), mentre il corpicino del figlio Gioele di 4 anni è stato rinvenuto da un volontario solo il 19 agosto a circa 300 metri di distanza. Ieri sera era circolata la voce che la lieve crepa rilevata sul parabrezza, sul lato passeggeri, dalla Polizia scientifica, fosse dovuta proprio allo scontro avuto nella galleria daViviana con un furgone di operai, dopo un sorpasso azzardato. Subito dopo il sinistro, Viviana aveva fatto perdere le proprie tracce con il figlio.

Secondo gli investigatori sarebbe la prova che il piccolo Gioele abbia battuto la testa sui cui sarebbero state rilevate, durante l’esame Tac prima dell’autopsia, micro tracce di sangue. Ma adesso arriva la smentita del padre di Gioele, che ci tiene a precisare che il parabrezza fosse “già lesionato” dopo “un precedente sinistro” avvenuto nei mesi scorsi. Quindi, il parabrezza non si sarebbe rotto quel giorno della scomparsa. L’esame sull’auto danneggiata, che si trova in un deposito della Polizia a Messina, con una ruota bucata e altri danni sul lato, è stato eseguito dalla Polizia scientifica. Da una telecamera di sorveglianza è anche emerso che il piccolo non fosse legato al seggiolino. Anche dai video postati sui social si vede sempre Gioele in piedi sul sedile posteriore, mai allacciato. La mattina del 3 agosto l’auto di Viviana fece un sorpasso azzardato in galleria, sbattendo contro un furgone e impattando con la fiancata destra sulla fiancata sinistra del furgone. Nell’urto si è rotto anche il finestrino. Ecco perché gli investigatori non escludono che il bambino abbia potuto battere la testa. Ma, stando a quanto dice il padre del bambino, il parabrezza era già rotto.
(Adnkronos)

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