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Foto archivio

Operazione “Dirty Cars”, riesame annulla misura per il poliziotto indagato

Palermo, 5 mar. – Il tribunale del Riesame di Palermo ha rivisto le posizioni di alcuni indagati coinvolti nell’operazione ‘Dirty Cars’, l’inchiesta sul riciclaggio di autovetture rubate a Napoli e trasportate a Palermo. Ad incassare il primo punto è la difesa del poliziotto Fabrizio La Mantia, rappresentata dall’avvocato Gioacchino Genchi. La sezione del riesame presieduta da Alessia Geraci(giudici Cristina Denaro e Rocco Cocilovo), infatti, ha integralmente annullato la misura cautelare dell’obbligo di firma, alla luce dell’incidente probatorio. Nel corso delle indagini preliminari, dopo che la Squadra mobile di Palermo aveva sequestrato a La Mantia i computer e gli smartphone che aveva in uso, l’avvocato Gioacchino Genchi ha intrapreso indagini difensive di natura informatica.

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L’allarme si è avuto quando, su un nuovo cellulare, ha cercato di recuperare il backup di WhatsApp dell’account del suo assistito che siera fatto riattivare su un’altra sim il numero dell’utenza cellulare di servizio, indispensabile allo svolgimento del suo lavoro di poliziotto. “Il recupero del backup di WhatsApp – spiega il legale – non si è reso possibile in quanto, dopo il sequestro, mentre i cellulari dell’indagato si sarebbero dovuti trovare sigillati presso la Procura di Palermo, qualcuno li aveva accesi accedendo alle chat diWhatsApp. L’operazione anomala, peraltro, era pure avvenuta in orari notturni, quando WhatsApp aveva iniziato un nuovo backup nello smartphone sequestrato”.

Il nuovo backup è stato bruscamente interrotto, interrompendo pure la catena di salvataggio dei dati delle chat e dei multimedia del suo account Whatsapp. Giorni dopo il pm ha nominato un consulente tecnico, facendo notificare all’indagato l’avviso di accertamenti irripetibili sui suoi cellulari. L’avvocato Genchi, a questo punto, ha eccepito al pm la riserva di incidente probatorio, che ha immediatamente richiesto al gip. Il gip ha accolto la richiesta, bloccando, di fatto, tutti gli accertamenti tecnici che stava svolgendo il pm, che è stato costretto a sospendere la consulenza tecnica che aveva conferito a un proprio ausiliario, per esaminare per gli smartphone sequestrati a La Mantia e a passare la mano al giudice.

Il gip ha nominato un perito, il quale, dopo avere eseguito la copia forense degli smartphone sequestrati a La Mantia, ha accertato che, “dopo il sequestro, quando i cellulari dovevano trovarsi sigillati e depositati all’ufficio corpi di reato del Tribunale, erano stati eseguiti diversi interventi nelle chat di WhatsApp, che avevano alterato l’integrità e la completezza dei messaggi, oltre al contenuto dei backup incrementali presso il clood di WhatsApp”. “In tutto questo, l’ultimo backup di WhatsApp dell’indagato, eseguito la notte prima del sequestro – conclude il legale -, era andato irreversibilmente compromesso, per la maldestra interruzione della procedura, in occasione di una delle tante incursioni notturne, in cui il suo cellulare, mentre si trovava sequestrato, è stato riacceso, manipolato e rispento più volte”. Oggi il tribunale del Riesame, accogliendo la richiesta di riesame dell’avvocato Genchi, ha annullato in toto la misura cautelare personale disposta nei confronti del poliziotto, che secondo la difesa è del tutto estraneo alle vicende che gli sono state contestate.
(Adnkronos)

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