HomeProvinceCataniaLa “festa” Erasmus all’Università di Catania

La “festa” Erasmus all’Università di Catania

I racconti degli studenti catanesi e stranieri che hanno vissuto questa esperienza. Una serata impreziosita dall’esibizione del coro PoliEtnico del Politenico di Torino

CATANIA – Un’esperienza di vita, di crescita personale e formativa e anche professionale. Un’opportunità per vincere paure e timori, per superare debolezze, per conoscere nuove lingue, culture e tradizioni, ma anche e soprattutto instaurare rapporti destinati a durare nel tempo. Sono solo soltanto alcune delle potenzialità che il programma di mobilità internazionale “Erasmus+” può offrire agli studenti universitari di tutta Europa. Un’occasione che ieri pomeriggio è stata “raccontata” dai protagonisti, da chi ha già vissuto questa esperienza, anche in piena pandemia, a coloro che si accingono a viverla.
«Provateci perché è un’esperienza bellissima, io l’ho vissuta a Salamanca in piena pandemia, ma sono pronta a riviverla» ha raccontato la studentessa etnea Elsa Mitin in apertura dell’iniziativa “Unict: Erasmus and beyond” organizzata dall’Università di Catania in un’aula magna del Monastero dei Benedettini con oltre 150 studenti insieme con docenti e personale dell’ateneo.
«L’Erasmus non è solo una parentesi della propria vita, ma è un punto di inizio e non solo per la formazione – spiega Giorgio Vasta che ha vissuto l’esperienza in Portogallo -. Non ve ne pentirete mai perché si instaurano rapporti stupendi con colleghi da tutte le parti d’Europa».
E poi c’è chi è arrivata dalla lontana Ungheria e adesso è diventata catanese d’azione, come Henriett Varga. «Catania e il suo ateneo sono il posto migliore al mondo per svolgere il programma Erasmus – racconta con il sorriso sulle labbra -. Io ne ho svolti due a Catania, città dove ho trovato lavoro, amicizie e soprattutto anche l’amore».
E a seguire i contributi video sulle proprie esperienze di Andrea Azzaro, Andrea Cascino, Ainara Ruiz Hernandez, Sergio Lorene Marcelino, Valentina D’Orsi, Jakub Ziemkiewicz, Mertcan Usta e Cristian Cutrona oltre alle “cartoline” inviate da Damiano Arena, Annalisa Distefano, Ilaria Brullo, Concetta Ruberto, Ilaria Rossitti, Ariana Pavone, Sefora Spadafora e Flavia Scifo.

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«Il programma Erasmus è un’importante esperienza di vita, di crescita personale e soprattutto formativa – ha spiegato il rettore Francesco Priolo -. Un’occasione utile per migliorare e perfezionare la conoscenza di una lingua straniera e anche per l’inserimento nel mondo del lavoro. Giornate come queste rappresentano un primo momento di incontro, di contatto e di confronto tra voi studenti “europei”. Proprio nei giorni scorsi abbiamo accolto 160 studenti stranieri. Vi auguro solo di fare tesoro di questa esperienza nella nostra città e nel nostro Ateneo, di renderla fruttuosa e divertente. Noi tutti cercheremo di farvi sentire a casa vostra, e spero che, al termine di questo periodo, avrete voglia di tornare in Sicilia».

Sulla mobilità internazionale si sono soffermati anche i docenti Francesca Longo (delegata all’internazionalizzazione) e Gaetano Lalomia (coordinatore istituzionale Erasmus). «I numeri della mobilità in uscita sono in continua crescita negli ultimi 5 anni, dai 360 studenti in uscita nel 2017 siamo arrivati a 600 nel 2019 – spiegano -. Nell’ultimo anno, nonostante la pandemia, abbiamo registrato 210 mobilità in uscita e 150 in entrata. I nostri studenti preferiscono le sedi in Spagna, Gran Bretagna, Germania e Francia, mentre in ingresso registriamo una presenza media di 200 studenti da Spagna, Germania, Polonia e Francia per frequentare i dipartimenti di Scienze umanistiche, Giurisprudenza, Scienze politiche e Economia».

La prof.ssa Lucia Zappalà, delegata all’Internazionalizzazione, si è soffermata sul progetto Eunice che vede «l’Università di Catania, insieme con gli altri sei atenei europei, protagonista di azioni mirate a facilitare l’inserimento degli studenti e delle studentesse nel mondo del lavoro e ad incentivare la loro proiezione internazionale».
Nel corso della serata spazio alla musica grazie al coro PoliEtnico del Politecnico di Torino diretto da Giorgio Guiot che ha eseguito sette brani tra cui “We are the Earth” basato sulla proposta musicale del ricercatore catanese Giuseppe Sanfratello selezionata nell’ambito del song contest creativo promosso per sensibilizzare il pubblico sui temi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Un’esibizione molto apprezzata dal pubblico che è stata preceduta da un incontro tra le delegazioni dei due atenei: il rettore Francesco Priolo con le delegate Maria Rosa De Luca e Alessia Tricomi per Unict, il prorettore alla Didattica Sebastiano Foticon il direttore del coro Giorgio Guiot e la docente Valeria Chiado Piat, vicedirettore del Dipartimento di Scienze matematiche per il Politecnico di Torino.

 

In foto di copertina un momento dell’intervento del rettore, da sinistra i docenti Lucia Zappalà, Francesca Longo, Francesco Priolo e Gaetano Lalomia

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