Sicilia Report
Notizie e media attraverso l'uso del fact-checking e data journalism

Elezioni al Distretto Biomedico per l’Alta Tecnologia della Sicilia

CATANIA – L’Assemblea generale del Distretto Biomedico per l’Alta Tecnologia della Sicilia ha eletto i suoi organi istituzionali, il 6 maggio, in una riunione svoltasi presso la Torre Biologica dell’Università di Catania.
L’organismo è adesso nella sua piena funzionalità, pronto ad affrontare le sfide per l’acquisizione di finanziamenti e la razionalizzazione delle proprie eccellenze provenienti dell’expertise in ambito tecnologico dei suoi associati pubblici (in primo luogo, gli Atenei di Catania, Palermo e Messina) e privati (tra cui la SIFI, l’Oasi M.S. di Troina, il Centro Clinico Morgagni, l’Istituto Oncologico del Mediterraneo, la Medivis, e altri).

Il concetto di Distretto tecnologico, ispirandosi al modello dei “distretti industriali” che caratterizzano l’industria italiana, è il risultato di un processo intrapreso dal 2002, tendente a razionalizzare e a stimolare le dinamiche presenti sul territorio in seno ai parchi tecnologici, ai centri di ricerca e ad altre entità simili. L’originalità del Distretto, rispetto a questi ultimi, è legata al ruolo svolto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e all’importanza delle Regioni in questo processo di promozione e di trasferimento di tecnologie e innovazione.

Un Distretto tecnologico è un’aggregazione territoriale di attività di alte tecnologie in seno alla quale Università e/o Centri di ricerca pubblici, Grandi Aziende, Piccole e Medie Imprese, e amministrazioni locali danno il loro contributo. Il Distretto dispone di una vera e propria struttura di governance che permette di mutualizzare le forze delle imprese e dei centri di ricerca su un unico programma di alta tecnologia che abbia ripercussioni economiche significative (creazione di imprese e di brevetti) sul mercato nazionale ed internazionale, ma anche socio‐economiche (creazione di posti di lavoro e formazione altamente qualificata). Il Distretto Biomedico lavorerà quindi per sostenere e favorire politiche di sviluppo territoriale a partire da un consolidamento strutturale del sistema che consenta il recupero di risorse da destinare stabilmente allo sviluppo di un’economia virtuosa a partire dalla filiera sanità.

Tenuto conto che la Sicilia è sede di 3 importanti Università Statali e della presenza di tutti gli Enti Pubblici della Ricerca, la politica dello sviluppo e della competitività è mirata ad una più stretta e ampia collaborazione tra organismi di ricerca e comparto Industriale. In questo senso, il Distretto avrà ottime possibilità di sviluppo e quindi di ricadute in grado di fornire conoscenze d’ambito, un tessuto industriale in grado di ricevere tale conoscenza, e un sistema di Piccole e Medie Imprese che, in qualità di “partner tecnologici”, potranno diventare il collante fra Università e Grandi Aziende: una filiera virtuosa che parte dalle conoscenze e coniuga nuove tecnologie.

Il Distretto rappresenterà un Centro competitivo permanente per lo sviluppo di progettualità di eccellenza, con la presenza dei principali attori del settore della Ricerca e dell’Industria operanti nell’ambito della salute dell’uomo e delle tecnologie della vita, in grado di generare:
– una costellazione di progetti in rete tra Università ed Enti Pubblici della Ricerca, in grado di fornire conoscenze;
– un tessuto industriale in grado di ricevere tale conoscenza;
– un sistema di piccole e medie imprese che, in qualità di “partner tecnologici”, diventino il collante tra la Ricerca e le grandi industrie;
– una filiera virtuosa che parte dalle conoscenze e coniuga nuove tecnologie.

In queste condizioni, le Piccole Industrie potranno diventare Medie, le Medie Grandi avendo la possibilità di accesso a nuove tecnologie e modelli organizzativi, mentre le Grandi potranno meglio competere sui mercati internazionali. Tali dinamiche di sviluppo, alquanto complesse, presentano una evoluzione rapida in alcuni settori abilitanti, e necessitano, pertanto, di una costante convergenza d’intenti tra i vari soggetti, indispensabile per dare vita a un cambiamento strutturale.

Solo in tal modo la Sicilia, “esclusa” finora dai circuiti internazionali e dal libero scambio, potrà acquistare il ruolo strategico che la sua posizione baricentrica nel Mediterraneo le assegna, e diventare riferimento per una parte del mondo che è in fase di sviluppo, quale quella del Medio-Oriente e dell’Africa settentrionale.

I commenti sono chiusi.

Questo sito usa dei cookie tecnici necessari al corretto funzionamento del sito stesso creati direttamente dalla piattaforma. Diamo per scontato che tu sia d'accordo, ma se vuoi puoi liberamente decidere di uscire. Accetto Approfondisci