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Delfino Siracusano, un “maestro” per intere generazioni di avvocati e studiosi del diritto

Ricordata ieri nell’auditorium dell’ex Chiesa della Purità la figura del giurista catanese a quasi due anni dalla sua scomparsa

Con il suo sorriso, la sua umanità e la sua serenità ha accompagnato diverse generazioni di giuristi e avvocati. Un “maestro” che ha saputo coniugare l’intelligenza e la passione, l’empatia e la generosa comprensione umana. A quasi due anni dalla sua scomparsa, ieri pomeriggio, nell’auditorium dell’ex Chiesa della Purità, in tanti sono intervenuti – numerosi in collegamento da tutta Italia – per ricordare il prof. Delfino Siracusano in occasione dell’iniziativa organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania sul tema “L’attualità di un modello: Tra polivalenza delle indagini e contraddittorio per la prova”.
«Delfino Siracusano non è stato solo un indiscusso “maestro” di Procedura penale, ma è stato un giurista insigne e illustre avvocato e soprattutto un grande uomo che per vent’anni ha insegnato nell’allora Facoltà di Giurisprudenza del nostro ateneo prima di trasferirsi a Roma, a “La Sapienza”, senza però spezzare mai quel legame fortissimo con la sua città e la sua università dove ha creato una “scuola” processuale-penalistica catanese – ha detto in apertura il rettore Francesco Priolo -. Di questo ne saremo sempre grati e non può essere altrimenti visto che Delfino Siracusano ha rappresentato un riferimento costante per generazioni di studiosi e la sua opera ha lasciato un segno profondo in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e frequentarlo».

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Un pensiero unanime sposato in pieno dalla folta platea presente nell’auditorium tra cui i figli del prof. Siracusano, i docenti Francesco e Fabrizio dell’ateneo catanese, numerosi colleghi e allievi, ricercatori e studenti.
«A Catania ha lasciato un’impronta indelebile del suo lavoro da un grande studioso e professionista e oggi l’Università di Catania, una comunità di persone inserita nella città, vuole ricordare il fondamentale contributo che il prof. Siracusano ha dato con le sue idee pensando al futuro» ha aggiunto il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Salvatore Zappalà, alla presenza delle docenti Marisa Meli e Vania Patanè in rappresentanza della Scuola di Specializzazione delle professioni legali.
A seguire sono intervenuti il dott. Filippo Pennisi (presidente della Corte d’Appello di Catania), l’avv. Rosario Pizzino (presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania) e l’avv. Francesco Antille (presidente della Camera Penale di Catania) che hanno ricordato la figura indimenticabile del prof. Siracusano, un “principe del foro” e autore di numerosissime pubblicazioni sulle quali si sono formate intere generazioni di avvocati e magistrati oltre che a ricoprire il ruolo di vicepresidente della Commissione per la riforma del codice di procedura penale. «Con il suo sguardo acuto e sorriso accattivante è stato un punto di riferimento per diverse generazioni» ha spiegato il dott. Pennisi, mentre l’avv. Pizzino ha sottolineato che «da avvocato, nei processi, ha fatto conoscere il vero gusto della professione forense oltre che un esempio per tantissimi giovani, un interprete rigoroso del ruolo deontologico che un legale deve tenere». L’avv. Antille, invece, ha evidenziato come Delfino Siracusano abbia «vissuto insegnando e coltivando al contempo l’avvocatura, partecipando a processi di rilievo nazionale». «Ha individuato, grazie all’accademia e all’avvocatura, quell’equilibrio sottile del rapporto tra potere e garanzia, tra autorità giudiziaria e imputato».

Il dott. Giorgio Lattanzi, presidente emerito della Corte Costituzionale, nel commemorare Delfino Siracusano, ha ricordato la presenza al suo fianco proprio a Catania nel 2019 per la tappa dell’iniziativa “Viaggio in Italia: la Corte Costituzionale nelle carceri”. «È stato un maestro del diritto penale e del diritto processuale penale, non a caso sui suoi manuali si sono formate intere generazioni, a testimonianza di una scuola catanese che vanta figure come Antonino Galati, Ettore Randazzo e Vincnzo Zappalà – ha spiegato -. Da vicepresidente della Commissione per la riforma del codice di procedura penale riusciva sempre col sorriso e la serenità, con le sue qualità umane non comuni, da aggregatore, a mettere tutti d’accordo».

 

In chiusura sono intervenuti anche i docenti Glauco Giostra dell’Università di Roma “La Sapienza” e Giulio Illuminati dell’Università di Bologna che ne hanno ricordato «la sensibilità, la delicata umanità e l’esempio nel confronto giuridico con tutti di un giurista raffinato e di un avvocato di altissimo livello».

 

 

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