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Teatro Biondo di Palermo: presentata la stagione 2024-2025 “In volo” tra prosa, danza e musica

Ventisette spettacoli distribuiti tra Sala Grande e Sala Strehler, di cui diciotto produzioni o coproduzioni, un progetto speciale con la coreografa Carolyn Carlson, una fiaba danzata con gli artisti di Aterballetto e una grande mostra per celebrare i novant’anni della scenografa e costumista Santuzza Calì. Sono questi i numeri della nuova stagione del Teatro Biondo di Palermo intitolata In volo, che la direttrice Pamela Villoresi e il presidente Giovanni Puglisi hanno presentato stamattina alla presenza di numerosi artisti.

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La stagione, che sarà presentata alla città il 28 settembre in occasione dell’inaugurazione di una mostra dedicata a Santuzza Calì, prenderà il via il 12 ottobre con la restituzione del laboratorio Motion, time, space, che Carolyn Carlson interpreterà insieme agli allievi della “Scuola di recitazione e professioni della scena” del Teatro Biondo. A seguire, in prima nazionale, debutterà Guerra e pace di Lev Tolstoj nell’adattamento di Gianni Garrera diretto da Luca De Fusco e interpretato da Pamela Villoresi, Francesco Biscione, Raffaele Esposito, Giacinto Palmarini, Paolo Serra, Federico Vanni, Mersila Sokoli, Alessandra Pacifico, Lucia Cammalleri, Eleonora De Luca.

 

«Vogliamo immaginare questa nuova stagione del Teatro Biondo – afferma il presidente Giovanni Puglisi – come un viatico per un cammino di transizione, un bagaglio di riflessioni, di parole, di immagini e di concetti che ci aiutino a traghettare il mondo verso un’epoca di più solide certezze e di rinnovato umanesimo. Il Teatro, oggi più che mai, nella nostra epoca di incertezze e di disordini, può aiutare a capire la storia e il presente, fornendo gli strumenti per leggere la realtà e per trasformarla. Il Teatro è giudice del presente e oracolo del futuro. Con la nostra offerta culturale, attraverso il recupero dei classici e la proposta di nuove scritture, vogliamo dunque riunire la comunità intorno ai grandi temi del contemporaneo, per discuterli insieme, per pensare e condividere emozioni, commozioni e gioie».

 

«In questi anni – spiega Pamela Villoresi – abbiamo traghettato storie e pensieri, siamo stati “quasi eroi” in anni claustrofobici, e abbiamo affondato la nostra ricerca nelle radici della nostra cultura e del nostro cuore. Soprattutto abbiamo trascorso del tempo prezioso a Teatro e ci siamo divertiti. È ora di spiccare il volo, di librarci nei paesaggi della cultura, oltre la cronaca, di espandere la nostra visione al di là delle mura, i confini e il conosciuto, per comprendere meglio anche la drammaticità dei conflitti che abbiamo alle porte di casa. Una nuova sorprendente stagione vi attende. Proporremo i migliori spettacoli in circuitazione, le nostre produzioni saranno sempre attente al nuovo, al classico, alle cose belle e originali; e le nostre coproduzioni apporranno la nostra firma alle più interessanti proposte del teatro italiano e internazionale. Le nostre programmazioni si rivolgono a tutti gli spettatori, perché tutti hanno il diritto di sentirsi a casa e di riconoscersi sui nostri palcoscenici».

 

Per l’assessore Maurizio Carta, a nome del Comune di Palermo, «questa stagione rappresenta un modo per alimentare la straordinaria diversità che le politiche culturali offrono alla comunità nazionale e internazionale. Ancora una volta si dimostra come Palermo sia una città-teatro, non soltanto per la sua produzione artistica e per la reputazione straordinaria nel contesto culturale, di cui il Biondo è uno dei cardini, ma perché nelle sue modalità essa stessa è città-teatro. È importante dunque che il teatro non soltanto interpreti il massimo della produzione artistica ma anche che, in qualche modo, si faccia promotore di questa sensibilità, di questa passione, così che ognuno di noi, con il proprio corpo, quotidianamente performi la propria teatralità nella città».

 

Tra le produzioni e coproduzioni spiccano: Extra Moenia di Emma Dante (in prima nazionale il 22 novembre) con Roberto Burgio, Italia Carroccio, Adriano Di Carlo, Angelica Di Pace, Silvia Giuffrè, Gabriele Greco, Francesca Laviosa, David Leone, Peppe Marino, Giuditta Perriera, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Sabrina Vicari; La grande magia di Eduardo De Filippo, per la regia di Gabriele Russo, con Natalino Balasso, Michele Di Mauro; The Headlands – I luoghi della mente di Christopher Chen per la regia di Simone Ferrari & Lulu Helbæk, artisti cross mediali noti a livello internazionale per l’audacia e originalità delle loro creazioni; Il male oscuro di Giuseppe Berto nell’adattamento di Giuseppe Dipasquale, che dirigerà i protagonisti Alessio Vassallo e Ninni Bruschetta; Thérèse di Stefano Ricci con Donatella Finocchiaro, che racconterà il disagio contemporaneo a partire dal celebre romanzo naturalista Thérèse Raquin di Émile Zola; Terra matta di Vincenzo Rabito nell’adattamento e con l’interpretazione di Vincenzo Pirrotta; Mille modi per dire ti amo di Neil LaBute nella messa in scena di Luca Mazzone con Roberta Caronia; Il calapranzi di Harold Pinter per la regia di Roberto Rustioni con Dario Aita e Giuseppe Scoditti; Memorie di una schiava di Wilma Stockenström nella messa in scena di Gigi Di Luca con Pamela Villloresi e il griot africano Baba Sissoko; la favola farsesca in musica Un giorno la formica con Paride Benassai, Eugenio Mastrandrea, Mario Incudine.

Per il teatro-ragazzi è prevista un’originale commistione tra parola, musica e danza: Stravaganze in sol minore di Toti Scialoja, regia e coreografia di Francesca Lattuada con la danzatrice di Aterballetto Vittoria Franchina e il basso-baritono Piersilvio De Santis.

 

Anche nel corso di questa nuova stagione il Teatro Biondo dedicherà particolare attenzione alla drammaturgia siciliana, portando in scena Di giorno e di notte di Beatrice Monroy, regia Cinzia Maccagnano; Astolfo 13 di Giulio Musso e Federico Pipia; Like Kiribati di Giuseppe Provinzano, terzo capitolo della Trilogia della crisi; Ultimafata di Chicca Cosentino da Elsa Morante; Dialogo di una prostituta con un suo cliente di Dacia Maraini; Ma perché è sempre Natale? dall’omonimo romanzo di Rosemarie Tasca D’Almerita, adattamento e regia Ferrante/De Grandi.

 

Tra le ospitalità, arriveranno tra gli altri: La coscienza di Zeno di Italo Svevo, regia di Paolo Valerio con Alessandro Haber; Antonio e Cleopatra di William Shakespeare, uno spettacolo di Valter Malosti da lui stesso interpretato insieme ad Anna Della Rosa, Danilo Nigrelli, Massimo Verdastro; Sarabanda di Ingmar Bergman per la regia di Roberto Andò, con Renato Carpentieri, Alvia Reale, Elia Schilton, Caterina Tieghi; Franciscus – Il folle che parlava agli uccelli di e con Simone Cristicchi; Cassandra di e con Elisabetta Pozzi; L’incarico di Raymond Carver, adattamento e regia Luca Bargagna, con Silvia Ajelli e Arturo Muselli.

 

 

 

 

Sala Grande

12 ottobre – evento speciale fuori abbonamento

Motion, time, space

di e con Carolyn Carlson

con Gianni Gebbia

e gli allievi della “Scuola di recitazione e professioni della scena” del Teatro Biondo di Palermo

 

La coreografa statunitense Carolyn Carlson sarà in residenza al Teatro Biondo per condurre un laboratorio rivolto agli allievi della “Scuola di recitazione e professioni della scena”, il cui esito sarà una performance aperta al pubblico, alla quale prenderà parte la stessa Carlson insieme al musicista Gianni Gebbia.

La coreografa trasmetterà agli allievi i principi di una tecnica rigorosa, basata sulla relazione tra energia, spazio e tempo, principi appresi alla scuola di Alwin Nikolais, di cui Carlson è stata allieva e collaboratrice. Basato sui principi sviluppati da Nikolais, il lavoro di Carlson si è evoluto in un percorso di poesia visiva, impiegando improvvisazione ed esplorazioni compositive che permettono al danzatore-poeta di scoprire il proprio potenziale creativo.

 

 

dal 25 ottobre al 3 novembre 2024 – prima nazionale

Guerra e pace

di Lev Tolstoj

adattamento Gianni Garrera

regia Luca De Fusco

aiuto regia Lucia Rocco

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

luci Gigi Saccomandi

musiche Ran Bagno

creazioni video Alessandro Papa

con Pamela Villoresi, Francesco Biscione, Raffaele Esposito, Giacinto Palmarini, Paolo Serra, Federico Vanni, Mersila Sokoli, Alessandra Pacifico, Lucia Cammalleri, Eleonora De Luca

produzione Teatro Biondo Palermo / Teatro Stabile di Catania / Teatro di Roma – Teatro Nazionale

 

Dopo il successo di Anna Karenina, i teatri stabili di Palermo e Catania, ai quali si aggiunge il prestigioso contributo del Teatro di Roma, uniscono le loro forze per realizzare l’ideale completamento di un dittico ispirato alla grande letteratura di Lev Tolstoj.

Il gioco di passaggi e continui cambi di fronte, l’alternarsi di proiezioni e apparizioni dal vivo, il forte contributo epico delle musiche si presentano come ideale seconda puntata di un dittico che indaga i grandi temi dell’umanità e che Tolstoj paragonava alle grandi creazioni omeriche. Denso di riferimenti filosofici, scientifici e storici, il racconto unisce la forza della storicità e la precisione drammaturgica.

Mescolando personaggi storici e di fantasia, Tolstoj racconta l’epopea di alcune famiglie aristocratiche russe – i Rostov e i Bolkonskij, depositari dei valori autentici e genuini, intrecciate a quelle dei corrotti e dissoluti Kuragin – sullo sfondo delle guerre napoleoniche, dal 1805 alla travolgente insurrezione di tutto il popolo russo nel 1812.

Spiccano, nella moltitudine di personaggi, le figure di Nataša, fanciulla e poi donna di straordinaria purezza e d’indole forte e impetuosa; del principe Andrei, che porta il suo orgoglio nella guerra, nella prigionia e nell’infelice amore per Nataša; dell’enigmatico e complesso Pierre Bezuchov, capace di autentica adesione al “dolore del mondo”. Grandiosa epopea, toccante esplorazione dei lati oscuri e luminosi dell’animo umano, Guerra e pace si ripropone, di generazione in generazione, con immutata immediatezza e rara capacità di avvincere nel profondo.

 

 

dal 22 novembre all’1 dicembre 2024 – prima nazionale

Extra moenia

uno spettacolo di Emma Dante

con Roberto Burgio, Italia Carroccio, Adriano Di Carlo, Angelica Di Pace, Silvia Giuffrè, Gabriele Greco, Francesca Laviosa, David Leone, Peppe Marino, Giuditta Perriera, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Sabrina Vicari

luci Luigi Biondi

produzione Teatro Biondo Palermo

in coproduzione con Atto Unico – Carnezzeria

in collaborazione con Sud Costa Occidentale

coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma

 

Extra moenia è una locuzione latina che significa “fuori dalle mura della città”. Vuole indicare un evento o un’attività svolti fuori dalla sede appropriata, fuori dalla propria residenza.

Lo spettacolo racconta i momenti di una giornata qualunque in cui una comunità si sveglia, si prepara ed esce di casa per affrontare il mondo. Dalla sveglia mattutina, in un crescendo animato di suoni, parole e gesti, due innamorati, una puttana, una famiglia di testimoni di Geova, una maestra, due calciatori, un capostazione, la titolare di una boutique, due sorelle e un ex soldato nostalgico della guerra si ritrovano per strada, fuori dalle mura di casa, a vivere insieme le connessioni della vita. Prima per strada, poi in un treno, in una stazione, in una piazza, in una chiesa, al bar, poi di nuovo per strada, al freddo, al caldo, dentro un locale in cui un attentato semina il panico fino ad arrivare al mare in un naufragio collettivo. Alla fine della giornata questa comunità si ritrova immersa in un mare di plastica, dove, dolcemente, si lascia andare alla deriva.

Le relazioni, gli incontri, gli scontri, il lavoro, le frustrazioni, la competizione, le vittorie e i fallimenti sono alcuni dei tasselli che formano il frenetico mosaico delle giornate di questa comunità. Il percorso mostrato è un modo per liberarsi dalla maschera sociale e dall’abito che ci obbligano a ricoprire un ruolo fuori dalle mura domestiche. Danzare… danzare… per liberarsi di ogni fardello in un rituale condiviso, liberatorio e potente.

Extra moenia rappresenta un teatro gestuale e allegorico, che supera i generi e gli schemi convenzionali, un teatro in cui l’uno sorregge l’altra e viceversa, dove danzare… danzare… è l’unica maniera per non essere perduti.

 

 

dal 6 al 15 dicembre 2024

La grande magia

di Eduardo De Filippo

regia Gabriele Russo

con Natalino Balasso, Michele Di Mauro

e con (in o. a.) Veronica D’Elia, Gennaro Di Biase, Christian di Domenico, Maria Laila Fernandez, Alessio Piazza, Manuel Severino, Sabrina Scuccimarra, Alice Spisa, Anna Rita Vitolo

scene Roberto Crea

luci Pasquale Mari

costumi Giuseppe Avallone

musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini / Teatro Biondo Palermo / Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale

 

Torna in scena, con la regia di Gabriele Russo, La grande magia, una delle opere più belle e travagliate di Eduardo, poco apprezzata dal pubblico al suo debutto nel 1948 ma riscoperta dopo la sua morte.

Ne La grande magia lo stile del grande commediografo napoletano incrocia temi pirandelliani, suggerendo interpretazioni psicologiche e filosofiche del testo: «Questa commedia nera – spiega Gabriele Russo – a tratti drammatica, così ambigua e scivolosa, non restringe il discorso sulla famiglia, ma si spinge senza retorica su un piano sospeso fra realtà e finzione, fra fede e disillusione, teatro e vita, vero e falso. Ciò che rende la commedia ancor più vicina al nostro tempo è il sentimento ossessivo del personaggio Girolamo Di Spelta, un uomo smarrito in un mondo che sembra altrettanto confuso. Il suo desiderio di controllare la propria donna a tutti i costi, al punto di credere che sia rinchiusa in una scatoletta, rispecchia le sue paure, ma anche le incertezze e le ossessioni che permeano la nostra società».

I personaggi, pur essendo inizialmente presentati come burattini nelle mani del furbo mago Marvuglia, diventano a loro volta burattinai, amplificando la complessità e la fluidità dell’opera. Con questo spettacolo, che è anche un omaggio alla “grande magia” del teatro, Russo cerca di proiettare la tradizione eduardiana nel futuro: «Per esplorare nuove possibilità all’interno delle trame e dei temi, che inevitabilmente ci parlano diversamente settantacinque anni dopo. D’altra parte fu proprio Eduardo ad usare la metafora della tradizione come trampolino».

 

 

dal 17 al 22 dicembre 2024

La coscienza di Zeno

di Italo Svevo

adattamento di Monica Codena e Paolo Valerio

regia Paolo Valerio

con Alessandro Haber

e con Valentina Violo, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Emanuele Fortunati, Francesco Godina, Meredith Airò Farulla, Caterina Benevoli, Chiara Pellegrin, Giovanni Schiavo

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

luci Gigi Saccomandi

musiche Oragravity

video Alessandro Papa

movimenti di scena Monica Codena

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia / Goldenart Production

 

Capolavoro della letteratura del Novecento, di respiro potentemente europeo, ironico e affascinante, il romanzo La coscienza di Zeno ha celebrato nel 2023 i cent’anni dalla pubblicazione. Il romanzo psicanalitico di Svevo possiede una vivace teatralità per la sperimentazione di una scrittura innovativa e per il suo essere dominato dalla coinvolgente, complessa e attualissima figura di Zeno Cosini. Il romanzo sgorga dagli appunti del protagonista, che si sottopone alle cure dello psicanalista Dottor S. per risolvere il suo mal di vivere, la sua nevrosi e l’incapacità di sentirsi “in sintonia” con la realtà. Il suo percepirsi inetto e malato, e i suoi ostinati – ma mai del tutto convinti – tentativi di cambiare, portano Zeno ad attraversare l’esistenza intrecciando quotidianità borghese a episodi surreali ricchi di humour e di illuminazioni. Un racconto che intercetta, con acume e ironia, la deriva esistenziale e morale della modernità, nella quale ancora ci riconosciamo, identificandoci con un certo divertito imbarazzo nella coscienza “malata” del protagonista.

Nei precedenti adattamenti teatrali, Zeno è sempre stato interpretato da grandi attori, tra gli altri Renzo Montagnani, Giulio Bosetti, Alberto Lionello e Johnny Dorelli. Nello spettacolo diretto da Paolo Valerio ha il volto di Alessandro Haber, un attore dal carisma potente e dall’istinto scenico assolutamente personale, che fuori da ogni cliché sa coniugare ironia e profondità.

 

 

dal 10 al 19 gennaio 2025 – prima nazionale

The Headlands – I luoghi della mente

di Christopher Chen

regia Simone Ferrari & Lulu Helbæk

con (in ordine di apparizione) Shi Yang Shi, Jin Liyu, Joshua Maduro, Jonathan Guerrero, Eletta Del Castillo, Stefania Blandeburgo, Antonio Alveario

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Il Teatro Biondo di Palermo affida a Lulu Helbæk e Simone Ferrari, artisti cross mediali noti a livello internazionale per l’audacia e originalità delle loro creazioni, la regia di The Headlands – I luoghi della mente, un noir contemporaneo che esamina la fallibilità della memoria, il nostro modo di relazionarci con essa e le complesse dinamiche dell’immigrazione e dell’integrazione. Lo spettacolo fonde linguaggio teatrale e cinematografico, creando un’opera che permette agli spettatori di esplorare gli eventi attraverso il prisma distorto della memoria.

Con un cast prevalentemente composto da attori sino-italiani e asiatici, lo spettacolo fonde elementi di true crime con un profondo esame psicologico e sociale. Mette in discussione le storie che raccontiamo a noi stessi e la veridicità dei ricordi che custodiamo. Scritto dal drammaturgo sino-americano Christopher Chen, vincitore dell’Obie Award e residente a San Francisco, il testo esplora i modelli psicologici nascosti dietro complessi sistemi di potere. Chen mescola il naturalismo con il teatro dell’assurdo in strutture drammaturgiche caleidoscopiche.

Il protagonista, Henry, è un investigatore dilettante appassionato di true crime che decide di risolvere il caso più importante della sua vita: l’omicidio irrisolto di suo padre. Attraverso i ricordi e le storie di famiglia che gli sono state narrate durante l’infanzia a San Francisco, Henry intraprende un’indagine che diventa un viaggio personale in un labirinto di segreti familiari e inganni.

 

 

dal 31 gennaio al 9 febbraio 2025 – prima nazionale

Il male oscuro

di Giuseppe Berto

riduzione per il teatro e regia Giuseppe Dipasquale

scene Antonio Fiorentino

musiche Germano Mazzocchetti

con Alessio Vassallo, Ninni Bruschetta

e cast in via di definizione

produzione Teatro Biondo Palermo / Teatro Stabile di Catania

 

Il male oscuro di Giuseppe Berto è considerato un caposaldo della letteratura italiana, un successo editoriale che nel giro di una settimana si aggiudicò i premi letterari Viareggio e Campiello. Eppure il romanzo fu rifiutato da più di un editore prima che Rizzoli lo pubblicasse nel 1964. L’onda lunga del successo non si è mai spenta, tanto che gli editori continuano a ristamparlo in nuove edizioni, mentre nel 1990 Mario Monicelli ne ha tratto un film, pluripremiato, affidando il ruolo del protagonista a Giancarlo Giannini.

I teatri stabili di Palermo e Catania ne propongono oggi un adattamento scenico curato e diretto dal regista Giuseppe Dipasquale e interpretato da Antonio Vassallo.

Il male oscuro, che narra la vicenda autobiografica di uno scrittore in crisi, segnato dai sensi di colpa per la morte del padre, colpisce per la sua attualità, per l’analisi accurata di un malessere profondo, nel quale oggi si riconoscono molti di noi.

Bepi, l’io narrante del romanzo, è uno scrittore che ha la sensazione di non riuscire a governare la propria vita. Sospinto dagli eventi, dall’incapacità di superare il trauma della morte del padre, di relazionarsi autenticamente con i familiari, la moglie, l’amante, sprofonda nel baratro della depressione. Decide quindi di affidarsi alla psicanalisi per comprendere le ragioni profonde del suo malessere.

L’inettitudine del protagonista, molto simile a quella dell’antieroe sveviano de La coscienza di Zeno, cui Berto ha dichiarato di essersi ispirato, produce paradossalmente situazioni tragicomiche, attimi di straniamento che tuttavia aiutano a comprendere la complessità di una condizione esistenziale tipicamente contemporanea, di un io diviso tra senso del dovere e desideri frustrati.

 

 

dal 21 febbraio al 2 marzo 2025 – prima nazionale

Thérèse

da Thérèse Raquin di Émile Zola

drammaturgia e regia Stefano Ricci

con Donatella Finocchiaro

e cast in via di definizione

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Confrontandosi con Thérèse Raquin, il celebre romanzo naturalista di Émile Zola, Stefano Ricci stringe saldamente la mano di Donatella Finocchiaro e la conduce in quella che è una rivoluzione copernicana conoscitiva, in un sistema orbitale antropologico che parte dalla figura di Thérèse e, attraverso il Tempo, fotografa le fragilità del nostro quotidiano.

La torbida storia di adulterio, delitto e rimorso, che Zola definiva un «grande studio psicologico e fisiologico», nel quale ha fatto «su due corpi vivi ciò che i chirurghi fanno su dei cadaveri», assume nello spettacolo di Ricci le caratteristiche di un’indagine dei nostri giorni, un vagabondaggio nell’acre coscienza di poter sopravvivere dopo la tragedia in un mondo privo di intelaiatura emotiva.

Ricci destruttura l’opera di Zola per raccontare il tempo che abitiamo oggi, a partire dal senso di colpa che condiziona i comportamenti dei personaggi come un’affezione, un’attitudine corporale e febbrile.

Il teatro fisico e catartico di Ricci diventa dunque lo spazio per l’elaborazione di un lutto, di un’assenza fisica e morale, la riscoperta dell’arte della responsabilità dopo che il sole si è fermato.

 

 

dal 5 al 9 marzo 2025

Antonio e Cleopatra

di William Shakespeare

uno spettacolo di Valter Malosti

traduzione e adattamento Nadia Fusini e Valter Malosti

con Anna Della Rosa, Valter Malosti

Danilo Nigrelli, Dario Battaglia, Massimo Verdastro, Paolo Giangrasso, Noemi Grasso, Ivan Graziano, Dario Guidi, Flavio Pieralice, Gabriele Rametta, Carla Vukmirovic

scene Margherita Palli

costumi Carlo Poggioli

disegno luci Cesare Accetta

progetto sonoro GUP Alcaro

cura del movimento Marco Angelilli

maestro collaboratore Andrea Cauduro

assistenti alla regia Virginia Landi, Jacopo Squizzato
assistenti alle scene Marco Cristini, Matilde Casadei

assistenti ai costumi Simona Falanga, Riccardo Filograna

chitarra elettrica live Andrea Cauduro | arpa celtica live Dario Guidi

produzione Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale / Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini / Teatro Stabile di Bolzano / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / LAC Lugano Arte e Cultura

 

Antonio e Cleopatra sono gli straripanti protagonisti di un’opera basata sulle opposizioni: maschile e femminile, dovere e desiderio, letto e campo di battaglia, giovinezza e vecchiaia, antica verità egiziana e realpolitik romana. Politicamente scorretti e pericolosamente vitali, al ritmo misterioso e furente di un baccanale egiziano vanno oltre la ragione e ai giochi della politica. Inimitabili e impareggiabili, neanche la morte li può contenere.

«Di Antonio e Cleopatra – racconta Valter Malosti nella duplice veste di regista e interprete – la mia generazione ha impresso nella memoria soprattutto l’immagine, ai confini con il kitsch, della coppia hollywoodiana Richard Burton-Liz Taylor. Ma su quest’opera disincantata e misteriosa, che mescola tragico, comico, sacro e grottesco, su questo meraviglioso poema filosofico e mistico (e alchemico) che santifica l’eros, che gioca con l’alto e il basso, scritto in versi che sono tra i più alti ed evocativi di tutta l’opera shakespeariana, aleggia, per più di uno studioso, a dimostrarne la profonda complessità, l’ombra del nostro grande filosofo Giordano Bruno: un teatro della mente che esige “un nuovo cielo e una nuova terra”».

 

 

dall’11 al 16 marzo 2025

Sarabanda

di Ingmar Bergman

traduzione Roberto Zatti

regia Roberto Andò

con Renato Carpentieri, Alvia Reale, Elia Schilton, Caterina Tieghi

scene Gianni Carluccio

costumi Daniela Cernigliaro

musiche Pasquale Scialò

suono Hubert Westkemper

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale / Teatro Nazionale di Genova / Teatro Biondo Palermo

in accordo con Arcadia & Ricono Ltd, per gentile concessione di Joseph Weinberger Limited, Londra, per conto della Ingmar Bergman Foundation

 

Sebbene pensata per il cinema, Sarabanda, ultima opera di Ingmar Bergman, ha una struttura straordinariamente affine al linguaggio teatrale. In questa sorta di testamento artistico, il Maestro svedese torna a parlare dei protagonisti di Scene da un matrimonio diventati, trent’anni dopo, più maturi ma anche più spietati.

Il loro è un ultimo confronto che, in presenza di un figlio e di una nipote, evidenzia le molteplici sfumature delle relazioni umane e familiari e la loro capacità di generare rimpianti, rimorsi, rancori. Il mistero dell’amore e dell’odio, l’ineluttabile conflitto tra genitori e figli, tra indifferenza e attaccamento morboso, la vecchiaia, l’angoscia degli “ultimi giorni”, lo scenario della vita, “troppo grande” per la debolezza umana, sono i temi di questa Sarabanda, danza lenta e severa in cui le coppie si formano e si disfano: dieci scene, dieci dialoghi in cui i personaggi s’incontrano a due a due, per sciogliersi definitivamente nell’esecuzione di padre e figlia della omonima suite bachiana. Un testo scomodo nella sua cruda onestà, il cui vero messaggio non è affidato alle parole ma ai silenzi e ai gesti: alla tenerezza di un abbraccio, di un tenersi per mano, di un denudarsi accettando di rivelare l’uno all’altro la fragilità di corpi segnati dal tempo e dal peso di vivere.

 

 

dal 28 marzo al 6 aprile 2025 – prima nazionale

Terra matta

dall’omonima autobiografia di Vincenzo Rabito (Einaudi editore)

adattamento teatrale di Vincenzo Pirrotta

musiche originali Luca Mauceri

costumi, scene e regia Vincenzo Pirrotta

con Vincenzo Pirrotta, Lucia Portale, Alessandro Romano, Marcello Montalto

e con Luca Mauceri (percussioni, elettronica, chitarra classica), Mario Spolidoro (organetto, chalumeau, chitarra), Salvatore Lupo (violino, violoncello)

produzione Teatro Biondo Palermo / Teatro Stabile di Catania

 

Vincenzo Pirrotta porta in scena una nuova edizione dell’adattamento teatrale di Terra matta, l’eccezionale autobiografia di Vincenzo Rabito, contadino siciliano analfabeta che ha lasciato un’appassionata testimonianza della storia del Novecento italiano attraverso emozionanti e suggestive pagine dattiloscritte, pubblicate nell’omonimo libro edito da Einaudi.

Classe 1899, Rabito visse gran parte della sua vita in condizioni drammatiche: fin dalla prima infanzia si dedicò al faticoso lavoro nei campi per mantenere sei fratelli e la madre vedova, passando poi per le trincee durante la Prima Guerra Mondiale, sopravvivendo alle bombe della Seconda, alla fame atavica del Sud contadino, fino all’improvviso benessere della «bella ebica» del boom economico.

A rendere unica questa minuziosa autobiografia, dettata dalla necessità di far fronte a un’estrema battaglia quotidiana portata avanti giorno dopo giorno dal 1967 al 1970, è la lingua: un misto di parole inesistenti, neologismi ricchi di figure retoriche utili a rendere emozioni e sentimenti di una «molto desprezzata e maletrattata vita».

Pirrotta riprende in mano il dattiloscritto di Rabito, custodito dal 1999 all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, per dare voce, e nuova vita, a quella che è stata definita una straordinaria epopea dei diseredati.

 

 

dal 2 all’11 maggio 2025

Franciscus

Il folle che parlava agli uccelli

di e con Simone Cristicchi

scritto con Simona Orlando

canzoni inedite di Simone Cristicchi e Amara

musiche e sonorizzazioni Tony Canto

scenografia Giacomo Andrico

luci Cesare Agoni

costumi Rossella Zucchi

aiuto regia Ariele Vincenti

produzione Centro Teatrale Bresciano / Accademia Perduta Romagna Teatri

in collaborazione con Corvino Produzioni

 

Dopo il grande successo di Magazzino 18 e Happy Next, Simone Cristicchi continua a stupire il pubblico con un nuovo progetto dedicato questa volta a San Francesco. Franciscus il rivoluzionario, Franciscus l’estremista, Franciscus innamorato della vita, Franciscus che visse per un sogno, Franciscus, il folle che parlava agli uccelli.

Francesco vedeva la sacralità e la bellezza in ogni volto di persona ma anche di animale, e non solo in essi ma anche nel sole, nella morte, nella terra su cui camminava insieme agli altri. In cosa risiede l’attualità del suo messaggio? Cosa può dirci la filosofia del “ricchissimo” di Assisi, nella confusione della modernità affamata di senso, nelle promesse tradite del progresso? Tra riflessioni, domande e canzoni inedite – che portano la firma dello stesso Cristicchi e della cantautrice Amara – l’artista romano indaga e racconta il “Santo di tutti”. Al centro dello spettacolo, il labile confine tra follia e santità, tema cardine della vita personale e spirituale di Francesco. Ma anche la povertà, la ricerca della perfetta letizia, la spiritualità universale, l’utopia necessaria di una nuova umanità che riesca a vivere in armonia con il creato. Temi che nel frastuono della società in cui viviamo diventano ancora più urgenti e vividi.

Uno spettacolo ad alta intensità emotiva, che fa risuonare potenti in noi le domande più profonde e ci spinge a ricercarne una possibile risposta.

 

 

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Sala Strehler

 

dal 16 al 27 ottobre 2024 – prima assoluta

Di giorno e di notte

di Beatrice Monroy

libero adattamento dal romanzo Notte, giorno, notte (ed. Perrone, Roma 2023)

regia Cinzia Maccagnano

scene e costumi Valentina Console

con Simona Malato

e cast in via di definizione

musiche Federico Pipia

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Di giorno e di notte è un cold case che si rivela poco alla volta, lasciando lo spettatore sospeso fino alla fine.

Palermo, luglio 1993. La terrazza di un quartiere di palazzoni costruiti in fretta e furia nel dopoguerra per ospitare le famiglie degli impiegati regionali appena assunti con chiamata diretta, è divisa tra due appartamenti: da un lato vive Matilde con il marito Federico, dall’altro Carla e Roberto. Matilde, in preda all’insonnia, si siede su una sedia a dondolo del terrazzo e nel silenzio ascolta le voci che provengono dalla veranda di Carla e Roberto.

Notte dopo notte, quelle voci rivelano un giallo, una tragedia, qualcosa che riguarda direttamente Matilde ma di cui la donna riesce a capire ben poco fin quando non decide di percorrere i vicoli della città antica. Carla e Roberto sussurrano dell’omicidio del padre di Carla e di come lei abbia passato la vita intera a cercarne i mandanti, compiendo anche dei gesti efferati che in qualche modo coinvolgono Matilde e Federico. Sullo sfondo, mai nominata, la mafia. Le due voci parlano anche dei cortei dopo le stragi, della gente scesa per le strade. Matilde ascolta, fa congetture, ricostruisce una verità che non vorrebbe conoscere. Mano a mano veniamo a conoscenza di una tragedia personale che si rispecchia nella grande tragedia collettiva.

 

 

dal 30 ottobre al 3 novembre 2024

Astolfo 13

progetto di Giulio Musso e Federico Pipia

testo Giulio Musso

musiche, regia, elettronica dal vivo, sound design e video scenografie Federico Pipia

percussioni, gaita, lira, liuto dal vivo Michele Piccione

con Giulio Musso

costumi Dora Argento

tecnica del suono e luci Andrea Trona

aiuto regia Francesca Melluso

si ringrazia per lo sviluppo dell’ambiente esecutivo video Giovanni Magaglio

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Astolfo 13 è una rielaborazione in chiave contemporanea di alcuni episodi dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, proposti attraverso modalità narrative derivate dal cunto siciliano e dall’Opera dei pupi, e intrecciati con un racconto dei nostri giorni.

Personaggi di epoche diverse si sovrappongono in una narrazione stratificata, che utilizza musica (eseguita con strumenti acustici e digitali), recitazione, immagini video ed elaborazioni sonore. Il testo varia nella forma e nei generi, abbracciando metriche classiche e contemporanee, versi e prosa, e alterna diversi registri mettendo in dialogo le ottave ariostesche, l’italiano contemporaneo e il dialetto palermitano.

 

dal 5 al 10 novembre 2024

Abrahams Barn / Figli di Abramo

Un patriarca, due figli, tre fedi e un attore

di Svein Tindberg

adattamento Stefano Sabelli

traduzione e regia Gianluca Iumiento

con Stefano Sabelli

proiezioni Kezia Terracciano

responsabile di produzione Eva Sabelli

musiche dal vivo Manuel Petti, Marco Molino, Irene Apollonio, Daniele Giradina, Lorenzo Mastrogiuseppe

produzione Teatro del Loto

 

Due compagni di viaggio, un attore e una guida palestinese appassionata di film western, partono da Gerusalemme alla ricerca dell’Abramo perduto. Affabulazione, ironia, riferimenti all’attualità sono le chiavi per far rivivere, come in un mistero buffo, storia, mito e leggenda del primo credente monoteista dell’Umanità.

Abramo emerge come figura innovatrice, il cui perenne peregrinare dalla Mesopotamia all’Egitto, dalla Cisgiordania alla Penisola arabica, ha plasmato la storia dell’essere umano. Questo viaggio mette in luce le origini delle tre grandi fedi monoteiste, rivelando le comuni discendenze e i conflitti ereditati fra popoli gemelli.

In Figli di Abramo di Svein Tindberg, tradotto e rappresentato per la prima volta al di fuori della Scandinavia, Stefano Sabelli ci conduce in un viaggio di narrazione ricco di esperienze personali, trasformando il testo originale in un racconto colto, divertente e mediterraneo.

In un mondo segnato dalla polarizzazione e dalla divisione, Figli di Abramo si pone come un’epica narrazione che promuove la gioia della comunità e l’importanza della consapevolezza reciproca.

 

 

dal 20 novembre all’1 dicembre 2024 – prima nazionale

Mille modi per dire ti amo

di Neil LaBute

traduzione di Monica Capuani

regia, scena e luci Luca Mazzone

con Roberta Caronia

costumi Dora Argento

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Una donna di mezz’età ci accoglie in un luogo che potremmo definire intimo, ha una storia da raccontarci, una storia che ci farà scoprire come in una apparente routine quotidiana, dai colori borghesi pastello, si possa insinuare il precipizio dell’abisso dettato dalla passione. Quel fremito travolgente che porta in sé l’energia vitale irrazionale dei sensi e che si mescola con l’onta dello stravolgimento di una vita in apparenza soddisfacente e “per bene”.

Ma che rapporto c’è tra la passione e la verità? Cosa si nasconde nell’abisso di malessere e di insoddisfazione che spinge una donna nella spirale della menzogna? La routine quotidiana incastonata in rigidi schemi si sgretola di fronte a un ragazzo o quello che forse è ben più di un ragazzo. Un giovane uomo che asseconda e accompagna la donna in una danza vorticosa che non lascia scampo e che fa riscoprire la vitalità spesso mortificata da un certo perbenismo piccolo borghese.

 

 

dal 4 all’8 dicembre 2024 – prima nazionale

Like Kiribati

delirio finale

scritto e diretto da Giuseppe Provinzano
con Sergio Beercock, Noa Di Venti, Chiara Muscato
luci di Gabriele Gugliara

musiche di Beercock
scene di Petra Trombini

organizzazione Agnese Gugliara

produzione Teatro Biondo Palermo / Babel
con il sostegno di Spazio Franco-Laboratorio per la creazione contemporanea

e in collaborazione con Latitudini – Rete per la scena contemporanea siciliana

 

Alfredo, Betta e Gemma abitano un pezzo di terra circondato dal mare, tre metri per tre. Non sono naufraghi ma gli ultimi ad abitare una terra che sta per scomparire inghiottita dall’acqua. Non sono disperati, non hanno paura, sono consapevoli e rassegnati. Vivono questi loro ultimi istanti cercando conforto nelle piccole cose della vita, nelle relazioni e nelle costrizioni di chi si trova a condividere spazi e tempi sempre più stretti sempre più duri. Like Kiribati, terzo capitolo della Trilogia della crisi, è il nome di un arcipelago nel Pacifico che presto scomparirà. Lo spettacolo guarda con una certa dose di ironia critica all’Agenda 2030 dell’Unione Europea e a i suoi obiettivi di carta. Kiribati è destinato ad essere, entro i prossimi 50 anni, il primo Stato abitato dagli esseri umani a scomparire a causa dell’innalzamento delle acque per via del riscaldamento globale. Una drammaturgia originale dai tratti immaginifici, futuristici e surreali, laddove per surrealtà si intende l’immaginazione di un piano di relazioni e situazioni probabili ma acroniche, un futuro distopico che, senza nulla volere aggiungere ai tanti ragionamenti politici e di merito che si stanno facendo in questi anni, vuole porre l’accento e una sua declinazione guardando, come fa il teatro, ai rapporti tra gli esseri umani di fronte a una situazione irrecuperabile, sulla base di una semplice riflessione: non è la Terra in quanto Pianeta in crisi, ma lo è la nostra esistenza su di essa, perché Lei, la Terra, dopo averci sopportato, sopravviverà a noi.

 

 

dal 11 al 22 dicembre 2024 – teatro ragazzi

Stravaganze in sol minore

Rituale per movimento danzato e parole

testi di Toti Scialoja tratti da La mela di Amleto

regia e coreografia Francesca Lattuada

con Vittoria Franchina (danzatrice) e Piersilvio De Santis (basso-baritono)

musiche The Klezmorin, Gustav Mahler, Dean Martin, Clara Rockmore

maschere e oggetti Natali Fortier

produzione Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto / CTB – Centro Teatrale Bresciano / Centro Servizi Culturali Santa Chiara / Teatro Biondo Palermo

 

Il virtuosismo magico di Toti Scialoja, maestro non solo di immagini ma anche di parole, è alla base di questo singolare spettacolo dedicato all’infanzia. Danza, parola e immagini interagiscono per raccontare l’immaginifico universo animale creato da Scialoja.

Alla visionarietà che caratterizza il lavoro di Francesca Lattuada corrisponde l’universo visivo dell’artista Natali Fortier, capace di evocare strani mix tra esseri zoomorfi e antropomorfi, che ha creato delle maschere per l’occasione. La sonorità stessa delle parole e gli imprevedibili accostamenti della fantasia conducono verso una “una pedagogia dell’immaginazione”, come direbbe Italo Calvino, non a caso uno dei più grandi estimatori di Toti Scialoja.

 

 

dal 7 al 12 gennaio 2025 – teatro ragazzi

Ultimafata

liberamente tratto da Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina di Elsa Morante

testi e regia Chicca Cosentino

con Gisella Vitrano (Ultimafata), Costanza Minafra (Mariolina)

e Daniela Macaluso (Voce della Luna)

scene e costumi Mariangela Di Domenico

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Elsa Morante imparò da sola a leggere e scrivere. La sua vocazione di scrittrice si manifestò molto presto con la pubblicazione, su giornaletti per bambini, di poesie e fiabe da lei stessa illustrate. Nacquero così le storie di Caterina e degli straordinari amici che la circondano, stelle, tigri, cicogne, folletti, fate, innumerevoli personaggi che s’incontrano nelle storie e nelle filastrocche pubblicate su varie riviste nel corso degli anni Trenta. Storie, filastrocche e illustrazioni che evidenziano quale forza inventiva e quale originalità possedesse quella ragazzina che sarebbe diventata la grande scrittrice che tutti conosciamo.

Pubblicata quando aveva solo quattordici anni con il titolo Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina, la raccolta venne ripubblicata nel 1959 con il titolo Le straordinarie avventure di Caterina. Giuseppe Pontremoli, nella sua postfazione, definisce questa raccolta di racconti la “preistoria” di Elsa Morante. L’autrice, che preferiva l’amicizia dei ragazzini – perché “i soli che s’interessano delle cose serie e importanti” – sperimenta la scrittura sin da bambina raccontando ai suoi coetanei. Una costellazione di storie fantastiche e libere dalla morale, che raccontano di fiori, di bambini, giardinieri e creature fatate. Se nel giardino racchiuso in una stella non arrivasse Ultimafata ad occuparsi dei fiori e dei bambini, il giardino morirebbe e con lui il mondo intero. È proprio vero, come ci ricorda Elsa Morante, che il mondo possono salvarlo solo i ragazzini.

 

 

dal 15 al 19 gennaio 2025

Dialogo di una prostituta con un suo cliente

di Dacia Maraini

regia, scene e costumi Guglielmo Ferro

con Simona Cavallari, Federico Benvenuto

musiche Massimiliano Pace

produzione Patagonia Pictures

 

Manila lavora come prostituta per mantenere se stessa e il suo bambino, partorito da pochi mesi. In una stanza spoglia ed essenziale riceve uno dei suoi tanti clienti, uno studente di economia venticinquenne, di buona famiglia, apparentemente schivo e timido. Con la sua volgarità, determinata da una vita di umiliazioni e privazioni, la ragazza cerca in ogni modo di sottomettere, se non altro verbalmente, il giovane cliente, che al contrario, con la propria pacatezza, sembra alla fine quasi provare sentimenti sinceri nei confronti di Manila. Gli anni ’70, il femminismo, la politica fanno da cornice alla storia controversa di una donna per la quale ogni piccola conquista è ottenuta a caro prezzo.

Un testo forte, coinvolgente, profondo, che testimonia l’amore dell’autrice per un teatro civile e la sua spiccata attenzione nei confronti dell’universo femminile, che scandaglia in tutta la sua complessità, rivelandone il lato più oscuro.

 

 

dal 29 gennaio al 9 febbraio 2025 – prima nazionale

Il calapranzi

di Harold Pinter

regia Roberto Rustioni

con Dario Aita, Giuseppe Scoditti

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Il calapranzi (The Dumb Waiter), andato in scena per la prima volta a Londra nel 1960, è uno dei testi più emblematici di Harold Pinter. I protagonisti, Ben e Gus, sono due killer confinati in uno squallido e asfittico seminterrato, nel quale attendono istruzioni sulla vittima designata.

Un misterioso mandante comunica con loro attraverso un montacarichi, il calapranzi appunto.

Tra l’autoritario nervosismo di Ben e la pacata rassegnazione di Gus si configura una situazione surreale, che assurge a metafora della condizione umana.

«Da tempo avevo il desiderio di lavorare su Harold Pinter – spiega il regista Roberto Rustioni – non solo perché è uno degli scrittori di teatro più affascinanti e stimolanti che un regista possa affrontare, ma soprattutto perché è uno dei pilastri su cui si fonda la poetica della modernità. Insieme a Čechov, Beckett e Joyce, esplora la dimensione misteriosa della condizione umana mettendo in atto nella sua scrittura il nascosto, il non detto, ciò che non si vede ma che conta più di ogni altra cosa».

Tra echi kafkiani e riflessioni filosofiche, assistiamo a una sorta di “varietà” dell’assurdo, nel quale possiamo riconoscere tutte le preoccupazioni e le angosce della nostra epoca.

 

 

dal 12 al 16 febbraio 2025

Cassandra

o dell’inganno

drammaturgia Elisabetta Pozzi

con la collaborazione di Massimo Fini

con Elisabetta Pozzi

musiche e disegno luci Daniele D’Angelo

spazio scenico Guido Buganza

movimenti Alessio Romano

produzione CTB – Centro Teatrale Bresciano

 

Elisabetta Pozzi ha costruito una drammaturgia originale che, partendo dalle tragedie di Eschilo ed Euripide, compie un affascinante percorso intorno alla profetessa troiana cui Apollo ha dato il dono di prevedere il futuro e insieme la condanna di non essere creduta, raccogliendo liberamente suggestioni e riletture da grandi testi ed autori di ogni tempo, da Seneca a Christa Wolf, da Omero a Ghiannis Ritsos fino a Wisława Szymborska e Pier Paolo Pasolini.

In un montaggio serrato ed avvincente emerge un ritratto originale di una delle figure femminili di più profonda tragicità, per l’impotenza e la tremenda solitudine che la connotano nel sostenere il peso della conoscenza.

Dispiegando il suo immenso e magnetico talento, Elisabetta Pozzi porta in scena una figura di strabiliante modernità, in cui convivono forza e fragilità, dando corpo e voce a un personaggio indimenticabile. In questo emozionante spettacolo il mito di Cassandra prende nuovamente vita sotto i nostri occhi attraversando le epoche con la sua dolorosa e inascoltata capacità di preveggenza, fino a prefigurare, nel potente epilogo scritto a quattro mani con Massimo Fini, un futuro incerto per la nostra civiltà orfana di identità, in cui l’uomo moderno – con la sua incapacità di porsi dei limiti – “è ormai diventato un minuscolo ragno al centro d’una immensa tela che si tesse ormai da sola, e di cui è l’unico prigioniero”.

Il compositore Daniele D’angelo ha creato una partitura musicale e sonora originale e raffinata, un filo rosso che attraversa lo spettacolo intrecciandosi alle parole alte, ipnotiche ed attualissime di Cassandra.

 

 

dal 26 febbraio al 9 marzo 2025 – prima nazionale

Ma perché è sempre Natale?

dall’omonimo romanzo di Rosemarie Tasca D’Almerita

adattamento e regia Ferrante/De Grandi

con Micaela De Grandi, Valentina Ferrante,

Gaia Bevilacqua, Ginevra Di Marco

aiuto regia Emanuele Russo

scene e costumi Banned Theatre

produzione Teatro Biondo Palermo

 

In questo suo romanzo epistolare la scrittrice palermitana Rosemarie Tasca D’Almerita, con estrema generosità, ci consegna una vicenda privata e affronta l’irrisolto e attuale tema del disagio giovanile. Quattro donne esplorano l’inquietudine della giovane Lucia, che si sottrae alle prove della vita adulta. La trasposizione teatrale del romanzo è sospesa tra reale e irreale; la scena è una scatola chiusa che imprigiona la protagonista, nonostante i suoi tentativi di fuggire, un luogo indefinito e claustrofobico, che rappresenta simbolicamente la sua stessa mente. All’interno di questa “prigione” riaffiorano come flashback i capitoli di un’esistenza, segnata da una ricerca spasmodica del proprio posto nel mondo. Una sensibilità profonda quella di Lucia, non compresa appieno da familiari e amici. In un dedalo di vie, in un ricamo scomposto, lo spettacolo tende all’estremo quel filo sottile e fragile dell’animo femminile, sempre pronto a spezzarsi. Lucia chiede sommessamente una via di fuga da quel male di vivere che attanaglia molti giovani e che va riconosciuto, nominato ad alta voce, indagato e affrontato, senza vergogna.

 

 

dal 12 al 30 marzo 2025

Memorie di una schiava

liberamente tratto da Spedizione al baobab di Wilma Stockenström

traduzione Susanna Basso

progetto, adattamento drammaturgico e regia Gigi Di Luca

con Pamela Villoresi e Baba Sissoko

musiche dal vivo Baba Sissoko

scene Luigi Ferrigno

costumi Giovanna Napolitano

produzione Teatro Biondo Palermo

con il patrocinio dell’Ambasciata del Sudafrica in Italia

 

“Poema vegetale”, come lo definisce la traduttrice Susanna Basso, il romanzo Spedizione al baobab della scrittrice sudafricana bianca Wilma Stockenström, che ha vinto numerosi premi tra cui il Grinzane Cavour, e da cui trae ispirazione lo spettacolo, è stato scritto nel 1981 in afrikaans. Ed è bello notare che questo racconto di una schiava trovi parola nella lingua stessa di chi quella sofferenza ha causato, nella lingua gutturale e straniera dell’offesa.

Nelle Memorie di una schiava la protagonista racconta il suo desiderio di opporre resistenza a una vita di violenze alle quali è stata “naturalmente” costretta. Lo spettacolo è il poetico monologo di una figura femminile della quale non si conosce il nome perché – dice – «pronuncio il mio nome e non significa nulla».

L’albero, il mitico e simbolico baobab in cui la vecchia schiava alla fine della sua vita si rifugia, l’accoglie e la protegge è il suo punto di riferimento, il confine spaziale e temporale tra un passato dominato da confusione e terrore e un presente in cui la creatura comincia a riprendere in mano i fili della sua esistenza. Dietro le spalle, in quel “prima diverso”, c’è la schiavitù, con le facce e i corpi dei padroni che hanno tormentato la sua vita.

Le riflessioni della protagonista ci aiutano a pensare e ci spingono a indagare sulle schiavitù di oggi, sulle nuove forme di costrizione che continuano a negare la libertà e la dignità umana.

Le parole poetiche di Wilma Stockenström, la sua storia della schiava sudafricana, si sovrappongono alle storie e ai volti delle ragazze nigeriane, senegalesi, ghanesi, albanesi di oggi. La messa in scena si muove su diversi piani narrativi: parole, immagini e musiche, eseguite dal vivo da Baba Sissoko, griot maliano chiamato a raccontare nuove e più amare storie, a intonare un solo grande “canto corale di libertà”. La regia esalta il rapporto tra musica etnica e parola, linguaggi essenziali per un recupero dell’identità collettiva, attraverso i codici della tradizione popolare che si rifrangono nelle forme del contemporaneo.

 

 

dal 2 al 6 aprile 2025

Lettere a Bernini

di Marco Martinelli

in scena Marco Cacciola

scene Edoardo Sanchi

musiche originali e sound design Marco Olivieri

tecnico audio Fagio

disegno luci Luca Pagliano

consulenza linguistica Valeria Pollice e Gianni Vastarella

ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari

regia Marco Martinelli

coproduzione Ale – Ravenna Teatro / Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale

 

Marco Martinelli, fondatore delle Albe (1983) insieme a Ermanna Montanari, con la quale ne condivide la direzione artistica, è autore e regista di Lettere a Bernini, che si svolge in un giorno d’estate dell’anno 1667, esattamente il 3 agosto. In scena, nel suo studio di scultore, pittore e architetto, il vecchio Gian Lorenzo Bernini, la massima autorità artistica della Roma barocca, è infuriato con Francesca Bresciani, intagliatrice di lapislazzuli che ha lavorato per lui nella Fabbrica di San Pietro e che ora lo accusa, di fronte ai cardinali, di non pagarle il giusto prezzo per il suo lavoro.

Nell’infuriarsi con la donna, Bernini evoca l’ombra dell’odiato rivale Francesco Borromini, il geniale architetto ticinese. Un’evocazione in absentia, al pari di quelle dei suoi allievi, ai quali Bernini si rivolge, discutendo con loro, mettendoli in posa, facendoli recitare nelle commedie da lui scritte e dirette, perché imparino a incarnare gli affetti, i sentimenti che dovranno trasferire nel marmo.

Quando giungerà la notizia inaspettata del suicidio di Borromini, la furia cederà il passo alla pietas: Bernini giungerà a riconsiderare l’opera del collega, riconoscendone l’alto valore.

Attraverso una drammaturgia in cui la voce monologante dell’attore e quella di Bernini si rincorrono e sovrappongono senza soluzione di continuità per generare sulla scena, come scolpendo nel vuoto, presenze, figure e ricordi, l’opera di Martinelli ci mostra un Seicento che parla di noi, sospeso tra il secolo della Scienza nuova e l’attuale imbarbarimento, sempre più incombente.

 

 

dal 9 al 13 aprile 2025

L’incarico

di Raymond Carver

adattamento e regia Luca Bargagna

scene e luci Angelo Linzalata

con Silvia Ajelli, Arturo Muselli

e cast in via di definizione

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

 

Dopo aver letto la biografia di Čechov, Carver scrive L’incarico, racconto sugli ultimi giorni di vita dello scrittore, compiendo un’operazione straordinaria in cui si mescolano elementi biografici e invenzione narrativa. Il fascino del racconto non risiede esclusivamente nell’omaggio al grande scrittore: nella narrazione di quegli ultimi istanti, inaspettatamente, Carver lascia alla sua immaginazione la libertà d’infondere vita in azioni che nella biografia sono solo accennate. Ed è proprio il confine fra biografia e invenzione che guida l’idea d’una messa in scena di questo racconto. L’omaggio di Carver a Čechov, grande scrittore, ma anche grande scrittore di teatro, sembra impregnarsi di questa teatralità, rendendo possibile immaginare questo racconto in teatro.

Il 2 luglio 1904, il medico che assiste Čechov capisce che non c’è più nulla da fare; chiama la reception dell’albergo, dove tutto si sta consumando, e ordina una bottiglia di champagne. Un’iniziativa personale, «un piccolo comportamento umano» come lo definisce Carver, che lo colpisce come un’azione straordinaria. «È un sacco di tempo che non bevo più champagne», così Čechov si porta il bicchiere alle labbra e beve, il tempo per l’ultimo brindisi. Ma a un tratto lo scrittore, la moglie Olga e il medico sembrano sparire nell’ombra, affiora piuttosto l’immagine del cameriere che, ignaro di tutto, serve in camera lo champagne. Poi tutto svanisce: le parole e le emozioni si nascondono nel silenzio della notte. Ma Carver, con grande maestria, ci spinge a guardare un oggetto fuori posto, unica testimonianza di ciò che è successo prima, conseguenza involontaria d’un raro momento d’ispirazione: il tappo della bottiglia rimasto per terra, nella stanza dove aveva smesso di respirare Čechov.

La messa in scena gioca sullo scarto tra biografia e finzione; un tappo che esplode e che rimane in primo piano acquisisce la forza d’una battuta, un colpo di pistola nella notte che squarcia un silenzio di bellezza, di tristezza, d’amore. Carver illumina la morte del grande scrittore con grazia, attraverso lo sguardo spaesato del ragazzo. Là dove finisce la vita dello scrittore, nasce il personaggio del cameriere, protagonista inconsapevole d’una storia apparentemente più grande di lui.

 

 

dal 7 all’18 maggio 2025

Un giorno la formica

Favola farsesca in musica

da un’idea di Paride Benassai ed Eugenio Mastrandrea

drammaturgia di Marco Pomar, Paride Benassai, Eugenio Mastrandrea

regia di Paride Benassai

con Paride Benassai, Eugenio Mastrandrea, Mario Incudine

musiche di Mario Incudine

produzione Teatro Biondo Palermo

 

Fino a che punto è consentito spingersi alla ricerca del progresso, sfidando e spesso disprezzando la natura? La superiorità dell’essere umano sull’animale è così scontata? Cosa accadrebbe se un giorno, in una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione, si incontrassero un essere umano e una formica gigante, la quale rimproverasse all’uomo di essersi preso arbitrariamente lo scettro di “essere superiore” senza interpellare gli altri abitanti del pianeta?

Parte da questo presupposto l’avventura surreale di uno scrittore in crisi di ispirazione, alle prese con una formica e le sue logiche disarmanti, il tutto commentato dalla voce e dagli strumenti musicali di un improbabile grillo parlante.

Alternando i toni della commedia con quelli dell’introspezione psicologica, lo spettacolo si dipana come un gioco teatrale divertente e tuttavia profondo, affidato alla forza scenica degli attori, alla musica e alla ricerca di una verità che non esiste. Alla fine, è probabile che agli spettatori rimanga un dubbio: siamo davvero gli esseri più evoluti del pianeta?

 

 

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