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Teatro Biondo: debutta in prima assoluta “Ti dico una cosa segreta”

Con questo lavoro Palazzolo porta avanti la sua indagine sul concetto di immaginazione, intorno al quale ruota la vita di ogni artista e il fondamento stesso del teatro, introducendo la dimensione del tempo, che non necessariamente procede in avanti

Mercoledì 28 febbraio, alle ore 21.00, debutta in prima assoluta nella Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo il nuovo lavoro scritto e diretto da Rosario Palazzolo: Ti dico una cosa segreta con Simona Malato, Delia Calò e Chiara Peritore.
Prodotto dal Teatro Biondo, lo spettacolo completa il Dittico del sabotaggio avviato la scorsa stagione con lo spettacolo Se son fiori moriranno, che ha registrato un grande successo di pubblico e critica. Le scene e i costumi sono di Mela Dell’Erba, le musiche originali di Gianluca Misiti, le luci di Gabriele Gugliara.
Repliche fino al 10 marzo.

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Con questo lavoro Palazzolo porta avanti la sua indagine sul concetto di immaginazione, intorno al quale ruota la vita di ogni artista e il fondamento stesso del teatro, introducendo la dimensione del tempo, che non necessariamente procede in avanti.
In Ti dico una cosa segreta ritroviamo gli stessi personaggi del precedente spettacolo, la madre Adele, la figlia Luisa e la terapeuta ma «ogni cosa è capovolta, contestata, messa in dubbio – come sottolinea l’autore – compresa l’assegnazione dei ruoli».
Palazzolo gioca, come sempre, con la parola e con la verosimiglianza, intrecciando i piani narrativi e sfidando il pubblico, che ancora una volta è chiamato in causa con lo scopo di mettere in discussione le proprie certezze: «Ogni cosa – spiega l’autore e regista – è messa in dubbio perché si parla per l’appunto di sabotaggio, ovvero principalmente un auto sabotaggio, che partendo da ciò che è costruito si prende il lusso di smantellarlo, e che però, nel farlo, ha a cuore la relazione con un qualche pubblico, affinché l’arte non sia soltanto contemplativa ma si faccia carne, e non certo nel senso evangelico, beninteso, ma nel modo in cui essa è vivente, per cui costretta alle continue variazioni di prospettiva, agli incessanti mutamenti spazio temporali, a tutti i capricci del caso».

Al centro di questa nuova incursione drammaturgica nei territori della nostra immaginazione e della nostra cattiva coscienza, ci sono i fantasmi: «Con questo spettacolo – aggiunge Palazzolo – acchiappo tutti i miei fantasmi e li metto a sedere. O perlomeno ci provo. Pensate ai miei fantasmi, oppure ai vostri, a tutte le pareti che hanno oltrepassato, le urla che hanno lanciato, gli oggetti che hanno spostato. E adesso immaginateli seduti su una poltrona, magari la stessa in cui sedevano da vivi, epperò adesso sono morti, sono fantasmi, non ci sono più. E la poltrona invece c’è. È un pensiero intollerabile».

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