CATANIA –   Fuori dagli schemi un pugno di carcerati di carattere decidono di adottare una affascinante e sexy dottoressa promettendole di mettere in scena Sogno di una notte di mezza estate. La brava eccelsa regista Francesca Ferro del Teatro mobile promotrice.

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Il melting pot ricreato di razze e abitudini omologate dallo stesso linguaggio acquisito in prigionia e mescolato da lontano dallo slavo al palermitano, dal tanzanese allo sciclitano è servito a rendere invisibili le corde sospese di infimi destini, da cui alla fine del racconto sono usciti ricreati o arricriati che dir si voglia.

I commenti dei carcerati sono unanimi: chi minni chi minni no bisogna conoscerla in profondità dice Turi Pacchiu (Mario Opinato) ex pappone: “u culu idda cillavi bonu!”

Rapporti violenti a parole a spintoni il napoletano (Silvio Laviano) cammina quadrupede sputa fuma dissente. Il boss Russo vero o conclamato occhieggia un depliant in maniera evasiva (Agostino Zumbo).

“Ecco quella parola dottoressa lei qui non la può usare”, la guardia carceraria fronteggia la dottoressa Francesca che ha appena esclamato questo è un laboratorio dove viene omaggiata la fantasia, la creatività, l’evasione.

Quando nell’assegnare i ruoli alcuni dei maschi dovevano fare le femmine. Ed è lì che la professoressa Francesca ha dovuto convincere e calmare coloro che prima avevano ostentato la loro mascolinità con rimescolamenti vari di genitali.

 

La riduzione siciliana anzi che dire sancristoferiana, libriniana, sangiorgiana, propria per chi ci abita, di un’apertura al cambiamento, alla modifica della prospettiva.

Il cambiamento vissuto tra le sbarre di Bicocca arriva al cuore del pubblico, sempre generoso negli applausi e nelle grandi risate con “le lacrime” fino alla disperazione. L’emozione che i carcerati trasmettono alla fine dello spettacolo quando “riescono ad uscire” si deve all’essenziale allestimento scenico di Arsinoe Delacroix ricrea perfettamente un’ala del carcere con corde e spazi ben delimitati, a noi che stiamo fuori da quell’inferno, fuori sì ma non più di tanto.

Quando ad un certo punto una commedia sexy così complicata secondo Shakespeare diventa semplice e immediata secondo un catanese/napoletano che “se una cosa non la sa te la spiega”: come fa esattamente Puck il folletto, interpretato da Silvio Laviano. Attraverso il suo Sogno di una notte di mezza estate, Shakespeare ci fa intuire quanto noi esseri umani siamo insignificanti di fronte a cose che non possiamo in alcun modo controllare. Ci fa capire come il caos possa essere artefice del nostro destino, e che nulla possiamo fare per contrastarlo. Puck, è il caos. E il caos non è malvagio. È solo uno spiritello che ha voglia di giocare e che fa tutto questo senza (troppa) cattiveria. E che forse faremmo bene ad accettare, senza tentare ogni volta di contrastarlo, inutilmente.

Non c’è un nome che non verrà storpiato catanesizzato ma il tutto restando in quello che sicuramente faceva il nostro bardo quando girava l’Europa col suo carro di attori diventava francese, tedesco o spagnolo a seconda di dove si trovava e passando per Bicocca si è bicoccato: cioè coricato due volte (Cuccarisi significa coricarsi per i nordici).  I fantastici, Renny Zapato, Giovanni Arezzo, Francesco Maria Attardi, Mansour Gueye Jr., Giovanni Maugeri, Antonio Marino, Dany Break ci hanno deliziato senza mai perdere il contatto: non recitavano erano sé stessi e il ruolo che interpretavano nei due mondi paralleli sebbene coesistenti nello stesso luogo non ci ha mai allontanato dal senso della rappresentazione: la realtà, razionale, degli uomini e la realtà, passionale, degli spiritelli. Francesca Ferro ne fa un unico atto di due ore, a differenza dei 5 dell’inglese, ma lascia inalterato la realtà razionale e cioè La storia degli amanti e la realtà passionale del Mondo dei Folletti. E la realtà reale dei carcerati che all’inizio dell’avventura ci avevano raccontato le loro asociali specificità.

La storia inizia con Teseo, Duca d’Atene, e Ippolita, Regina delle Amazzoni, che annunciano pubblicamente il loro matrimonio. C’è però una questione che il Duca è chiamato a risolvere. Egeo, il padre di una giovane aristocratica di nome Ermia (diventa Ernia), chiede consiglio a Teseo circa la difficile questione che vede protagonista sua figlia.

 

Ermia è promessa sposa a Demetrio, un giovane di buona famiglia, ma lei ama ed è riamata da un altro giovane aristocratico, Lisandro (diventa licantropo). Egeo è deciso a contrastare l’amore della figlia con ogni mezzo, ed è disposto anche ad ucciderla se non consentirà a sposare Demetrio, come egli desidera. Il duca dapprima cerca di convincere la giovane a sposare l’uomo che il padre ha designato per lei. Poi, in un secondo momento, le chiede di riflettere e di prendere una decisione per il giorno delle sue nozze e che, se non accetterà di sposare Demetrio, dovrà per forza prendere i voti, o in alternativa il padre avrà diritto ad ucciderla. Quindi secondo i malavitosi carcerati l’amore non corrisposto va contrastato ma quello che dice il Duca deve essere per forza attuato non resta agli amanti che la favolosa “fuitina” infatti…

Ad Ermia e Lisandro, rimasti soli in scena, non rimane altro che decidere di fuggire da Atene, per scampare a questo triste destino e convolare a nozze. Informano del loro piano Elena, l’amica di Ermia. Elena è, al contrario di Ermia, follemente innamorata di Demetrio, che però non la desidera e invece ama Ermia. Per un non ben precisato motivo, Elena decide di spifferare a Demetrio il piano di fuga dei due amanti. Demetrio quindi insegue Ermia e Lisandro nel bosco e Elena a sua volta insegue Demetrio.

Quindi si trattava di una storia di potere e d’amore che scarnificata ha convinto i carcerati come se fosse una storia che riguardava realmente il loro ceto sociale. Mirabile l’idea di inserire una colonna sonora neomelodica, perché si sa il carcerato di Bicocca è un romantico senza soluzione di continuità. Romantico passionale ed estremamente impulsivo incontrare l’altro mondo quello parallelo dei folletti che dopo aver capito che si trattava di “spiriti” dev’essere stata un’esplosione di vita bella e delle solite “minchiate”.

E il bosco è la dimora degli spiritelli, fate e folletti, che con le loro schermaglie e i loro comportamenti incidono sulla vita dei mortali. Il re dei folletti, Oberon (diventa doberman), e la regina delle fate, Titania (diventa titanic), sono immersi in una brutta lite a causa di un paggetto che Oberon vorrebbe per sé, ma che Titania non gli cede. E i loro litigi, come ci informa Titania, rendono incostanti le stagioni, incidendo negativamente sulla vita degli uomini. Anche Oberon è dello stesso parere ma non ha nessuna intenzione di accontentare la consorte, che è ancora più ostinata di lui. Ad Oberon non rimane quindi che ricorrere ad un inganno, servendosi del suo fidato Puck, che diventa Puccio.

Ed è proprio da questo momento in poi che il folletto entra in gioco.

 

Oberon chiede al proprio servitore di recuperare un miracoloso succo da un fiore che, se versato sugli occhi di un essere addormentato, porterà quest’ultimo a innamorarsi follemente del primo essere vivente che il suo sguardo incontra. Il suo piano è semplice: Puck deve far innamorare perdutamente Titania di un qualsaisi essere vivente, in modo che possa sottrarle il paggetto che, da quel momento non sarà più al centro dei suoi pensieri. Il servitore di Oberon quindi farà perdutamente innamorare Titania di Bottom, già sotto effetto della metamorfosi in asino.

Senza volerlo, poi, Oberon assiste (senza essere visto) ad un violento litigio tra Demetrio ed Elena, dove il primo maltratta la povera ragazza. Ed è così che decide di aiutare la giovane, chiedendo a Puck di versare quel liquido miracoloso sugli occhi di Demetrio, una volta addormentato, in modo che risvegliandosi e posando lo sguardo su Elena, si innamori finalmente di quest’ultima.

Purtroppo Puck non esegue in maniera esatta gli ordini e fa innamorare Lisandro di Elena. Puck è ovviamente divertito da tutto questo caos, Oberon un po’ meno e ordina al suo servitore di rimediare all’errore. Puck fa quindi calare sul bosco una fitta nebbia, in modo che i quattro amanti si disperdano e si affatichino così tanto da cadere preda di un sonno profondo. Al loro risveglio, il sortilegio sarà svanito e Demetrio potrà amare Elena, mentre Lisandro e Ermia continueranno ad essere innamorati l’un con l’altro.

Puck è lo spiritello che smuove le fila della storia, rendendo intricate ancor di più le vicende degli altri personaggi.

Non lo fa per cattiveria. Agisce così per sbaglio, ma è anche vero che è divertito dalle schermaglie amorose dei quattro giovani amanti e si burla dei loro affanni.

Il suo padrone però non è dello stesso avviso, ed è infatti solo per suo ordine che Puck diventa quindi risolutore del caso che egli stesso ha creato.

Puck si trasforma quindi in una sorta di Deus ex machina che attraverso il sonno e il sogno, leit motiv di tutta la commedia, riesce a riportare tutto alla normalità e a risolvere anche la spinosa questione di Ermia e Lisandro.

E anche alla fine Francesca Ferro ci sorprende per tirare le fila di quella che sembra solo una poderosa commedia esoterica sui fatti della vita uguali sempre e comunque secondo una ruota di generazioni, il monologo di Puccio alias Puck completa il nostro sogno.

“Se l’ombre nostre offeso v’hanno

Pensate, per rimediare al danno,

che qui vi abbia colto il sonno

durante la visione del racconto

e questa vana e sciocca trama

non sia nulla più di un sogno

Signori, non ci rimproverate,

Rimedieremo, se ci perdonate. E, come è vero che son sincero,

Se solo avremo la fortuna di sfuggire ai vostri insulti,

a fare ammenda riusciremo.

O chiamatemi bugiardo se vi va!

Quindi buonanotte a tutti voi

Regalatemi un applauso, amici miei

E Puck a tutti i danni rimedierà!”