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“Giuda” testo e regia di Gioacchino Palumbo

21 e 22 febbraio olle ore 21, e 23 febbraio alle ore 19 alla Cappella Bonajuto di Catania Con Nicola Costa

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Uno spettacolo del Teatro del Molo 2 ” Giuda” Testo e regia di Gioacchino Palumbo 21 e 22 febbraio olle ore 21, e 23 febbraio alle ore 19 alla Cappella Bonajuto di Catania Con Nicola Costa Costumi a cura di Ariana Talio Aiuto regia: Eugenia Lanza Assistente alla regia: Rachele Rinaudo Assistenza tecnica: Giada Rapisarda

“Che cosa ricavavo da tutto il mio penare, dal torturarmi il cuore? Mi interrogavo, interrogavo l’ Eterno, l’ Eterno taceva… “

 La controversa figura di Giuda Iscariota, apostolo di Gesù, oltre ad essere stato oggetto di studio da parte di molti storici delle origini del cristianesimo, ha ispirato molti scrittori.

Jorge Luis Borges, ad esempio, ne parla nel racconto “Tre versioni di Giuda” (1944), che fa parte della raccolta “Finzioni”. L’autore argentino, che si dichiarava agnostico e la cui intera opera è attraversata dal dilemma della fede,  tratta il tema col suo consueto, ironico gioco di rispecchiamenti, di nascondimenti  letterariamente raffinati. Osservando la superficialità dei credenti che lo circondano, che dicono di credere ma non sembrano interessati all’esistenza di un mondo ultraterreno, Borges osservava: ” A me succede il contrario. Mi interessa e non ci credo”. De Qincey, scriveva: “tutte le cose che la tradizione attribuisce a Giuda Iscariota sono false” (1857). Di Giuda Iscariota (o Sicariota) hanno anche scritto, ognuno con accenti originali e passione letteraria, anche Jose Saramago, Amos Oz, Giuseppe Berto, capovolgendone la versione più conosciuta, raccontandoci invece di un discepolo che si sacrifica per il suo maestro, assumendosi la parte più ingrata e difficile. Le ipotesi sulla figura di Giuda Iscariota dell’autore de “Il male oscuro” è quella a cui è prevalentemente ispirata la drammaturgia dello spettacolo.

Il “Vangelo di Giuda”, di ispirazione gnostica, già nel secondo secolo ci dava dell’apostolo una versione profondamente diversa da quella che emerge nella tradizione dominante, nella quale Giuda Iscariota è considerato un “traditore”. Questo vangelo ci restituisce invece una visione della sua figura modulata su credenze, aspirazioni, motivazioni segrete e dottrine teologiche e cosmologiche tipiche  del pensiero gnostico.

 

Nel suo accorato e lucido narrare Giuda, un giovane rivoluzionario legato al movimento di liberazione degli zeloti, un gruppo clandestino che combatteva con determinazione la dominazione romana sulla terra di Israele, ci racconta la sua vita e il suo destino.

Il suo vagare inquieto è ispirato dalla domanda che lo pervade e lo ossessiona, “se ci fosse davvero un eterno o non piuttosto un infinito vuoto “.

È questo vagabondaggio che lo porterà ad incontrare il Rabbi Gesù, di cui diventerà, sia pure attraverso non pochi dubbi e aspre difficoltà, uno dei discepoli più stretti, uno dei dodici apostoli. Giuda infatti seguirà il suo maestro  senza mai rinunciare al  suo ineludibile diritto di capire.

Per Giuda, che scruta il suo maestro per intuirne le intenzioni più nascoste,  il Rabbi Gesù, col suo immenso potere carismatico, che gli derivano anche dalla autorevolezza dei suoi insegnamenti e dal clamore che suscitano i suoi miracoli, è l’unico in grado di far sollevare le genti della sua terra in una rivolta contro l’infamante dominio dei Romani. È questa la sua più segreta e più grande speranza. Giuda non tradirà il suo maestro per cupidigia, per avidità di denaro, per trenta miseri denari, ma agirà per necessità, per un compito che gli viene “assegnato” e per il quale si assume coscientemente tutte le terribili conseguenze che ne derivano. Nessuno, fra coloro che gli sono vicini, intuisce come lui la grandezza tormentata e la fragilità consapevole del messia, e ne asseconda i più segreti disegni.

 

 

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