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Folsom Prison e “Versante Sud 1669”

Versante Sud 1669, spettacolo poliartistico che ricorda e ripercorre l’eruzione che devastò la provincia di Catania 350 anni fa. Ideato dai musicisti Roberto Bruno, Nuccio Corallo e Andrea Vitale

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BELPASSO – L’incantevole scenario del cortile del palazzo secentesco dei baroni Bufali in Belpasso ha fatto, il 27 luglio scorso, da cornice a Versante Sud 1669, spettacolo poliartistico che ricorda e ripercorre l’eruzione che devastò la provincia di Catania 350 anni fa. Ideato da musicisti scafati come Roberto Bruno, Nuccio Corallo e Andrea Vitale, tre carriere e tre modi diversi di intendere la musica ed i suoi rivoli, ma che partono dalla radice comune dell’arte dei cantautori italiani e a questa fanno ritorno nella formazione della band belpassese Folsom Prison,che vanta un’agenda serrata di concerti in tutta la provincia ormai da due anni.


Svoltare a sinistra dallo stretto marciapiede che costeggia il palazzo Bufali, trovarsi davanti e attraversare l’imponente arco del portale d’ingresso, percorrere la salita di lisa pietra lavica tra le strette pareti del viottolo e infine aprire lo sguardo accogliendo in unica immagine il grande cortile barocco con i suoi mascheroni, le scale adorne di fiori rampicanti, gli alberi compaesani che di giorno ombreggiano e la sera sostengono la volta del firmamento. Ritrovarsi poi seduto ad ascoltare una storia antica, che trasuda tragedia, come i geni dei discendenti di quel teatro che in questa terra di Sicilia trova linfa creativa. Una storia che ci racconta di come l’uomo, e non solo lui, ha fronteggiato l’ira del vulcano quando, dopo diciotto anni dall’ultima eruzione, nelle due settimane a cavallo tra febbraio e marzo del 1669 una serie di violenti terremoti squarciarono il terreno nei pressi di Nicolosi; di come la colata, come un inesorabile punizione degli dei, radesse al suolo interi paesi, senza far distinzione alcuna tra persone, abitazioni, animali, simboli tangibili e astratti, speranze di salvazione; e di come solo l’immensità del mare riuscì a porre fine all’onda di fuoco proveniente dalle viscere della terra.

Dopo un lungo e complesso lavoro di immersione nella ricerca storiografica, ispirati da un evento che segna e accomuna la memoria di tutto il territorio catanese, Roberto Bruno, Nuccio Corallo e Andrea Vitale, che in questo territorio sono nati e partecipano di quella memoria, ripercorrono la cronaca di quei giorni nei testi delle loro canzoni e nei recitativi che tra una canzone e l’altra ci presentano la viva voce dei personaggi conditi d’un’ironia amara, in un immaginario dialogo con la montagna nel tentativo di comprenderla e difendersene. Sul palco assieme a loro, i musicisti Puccio Castrogiovanni e angelo Pesce e la cantante Anna Maria Zappulla. A dare un maggiore senso di realtà immaginata, il dipinto in itinere che l’artista Toni Carciotto realizza visualizzando le scene e i personaggi e regalando alla fine un quadro potente, che racchiude in sé la tragedia e il senso del fato dei siciliani. Sullo sfondo il nostro vulcano ha voluto partecipare al dramma in sua memoria con una spettacolare colata che ha disegnato una luminosa “S” proprio sul versante sud, come a dire “sono sempre viva e attorno a voi!”
Un ringraziamento particolare va ad Andrea Vitale che ci ha gentilmente rilasciato questa intervista qualche giorno dopo.

Andrea Vitale

C: come nasce Versante Sud 1669?
A: lo spunto sicuramente iniziale, viene dal fatto che quest’anno ricorre il 350° anno dall’eruzione dei Monti Rossi e che quindi si sia inevitabilmente creato un interesse culturale “diffuso” soprattutto in quei paesi coinvolti da un eruzione che ha segnato per sempre la loro storia.
C: A chi è venuta l’idea di creare uno spettacolo musicale su quest’evento?
A: l’idea è venuta a me perché lavorando nell’ambito del turismo a Nicolosi stavo già seguendo per altri aspetti la vicenda. Comunque l’idea ha preso forza dalla condivisione convinta di Roberto e Nuccio, senza i quali lo spettacolo, o non avrebbe visto la luce o comunque sarebbe stato diverso da ciò che è stato. Poi certo tutto s’è sviluppato man mano, dall’idea fino alla realizzazione, insomma i passaggi sono stati tanti, infatti abbiamo preso tanto tempo. E la cosa che poi alla fine emerge dal punto di vista culturale, e che magari non ti aspetti, è che dietro c’è studio, c’e ricerca bibliografica, c’è un bel po’ di lavoro, di sudore sui libri ne si è speso.
C: mi ricordo difatti che parlai con Roberto intorno a dicembre e mi disse che ci stavate già lavorando. Lo spettacolo da questo punto di vista mostra un grosso lavoro di ricerca.
A: E devo dire che in questo c’è stata la convergenza di un interesse culturale anche più allargato, non strettamente musicale, e da lì l’idea di affidare a Toni Carciotto la scenografia, poiché anche lui da sempre impegnato nella ricerca storica di queste vicende e nello studio degli antichi casali distrutti da questa eruzione. Poi diciamo che la scintilla dello spettacolo è nata dal ritrovamento di tre poemi coevi all’eruzione scritti in terza rima siciliana. Praticamente sono delle cronache del tempo, come se stessi leggendo Dante, però in siciliano; dal terremoto, che è l’inizio della vicenda, fino a quando la colata ormai si spegne dentro il mare. Questi tre poemi sono stati scovati, attraverso una ricerca bibliografica sul web, alla Biblioteca Nacional de España a Madrid perché eravamo sotto dominio spagnolo e quei documenti sono rimasti in Spagna.
C: com’è strutturato lo spettacolo?
A: sostanzialmente lo spettacolo si compone degli estratti dei poemi a cui viene affidata la narrazione generale, delle canzoni che narrano le vicende particolari dei personaggi coinvolti e dei monologhi recitati che fanno da anello di congiunzione e introducono le canzoni. Diciamo che la visione generale si chiude di volta in volta su una visione parziale che è la visione umana di chi ha vissuto quel momento. Umana o comunque vivente. Lo spettacolo in realtà pensa di non essere retorico nel momento in cui si mette dalla parte delle personaggi: si cala nei loro panni e dice le cose come stanno, quindi magari sfatando alcuni miti, alcuni simbolismi un po’ così, tipo il famoso“mamma Etna”. Cioè il rapporto con il vulcano è una cosa molto più complessa, non la puoi ridurre…
C: non si può ridurre ad un semplice timore dell’evento, casomai del cataclisma o del pericolo comunque costante, non è solo quello.
A: no, come non è vero che l’Etna è “Mamma Etna” che ti protegge sempre. L’Etna fa male, di conseguenza viene vista secondo me come una specie di divinità panteista con dei tratti molto umani, soggetta a collera, quindi una divinità greca più che altro. Inoltre quella sera c’è stata quella meravigliosa eruzione che, come ha detto Roberto Bruno, “ci ha scritto la ‘S’” di Versante Sud. Una cosa molto particolare anche perché questa eruzione con attività effusiva proprio dal versante sud è durata un solo giorno. Diciamo che è stata una bella serata per noi, il coronamento di una fatica.
C: parliamo dell’introduzione dei recitativi, perché lo spettacolo non è solo un concerto.
A: No, in effetti no. Ci sono anche brevi letture di estratti dei poemi di cui abbiamo parlato e monologhi recitati dei singoli personaggi coinvolti. Inizialmente la sceneggiatura era stata pensata in maniera differente, dando maggiore spazio ad interventi teatrali con dei dialoghi onirici tra la lava e il poeta. Però in effetti, essendo noi fondamentalmente dei musicisti, a un certo punto ci è sembrato che la cosa migliore fosse virare su uno spettacolo che tenesse sì dentro una narrazione recitata ma più snella in modo da dare maggiore centralità alle canzoni. Alla fine abbiamo fatto questa scelta che ci è venuta quasi naturale e istintiva ed è stata la scelta giusta.
C: sono le canzoni a narrare gli eventi e nei monologhi sentiamo la voce dei personaggi narrati.
A: c’è un filo narrativo precisissimo, anche perché sono state vicende molto particolari, e quella del 1669 è stata una delle eruzioni meglio documentate, ecco. Ogni canzone e ogni monologo sono ordinati cronologicamente e nei monologhi o nei poemi c’è sempre una data di riferimento che scandisce queste vicende nei vari giorni. In effetti si conoscevano tanti altri testi [di carattere storico ndr], ma questi tre poemi erano semi sconosciuti, o comunque nessuno aveva dato loro questo valore, questa importanza, che io sappia nessuno aveva fatto una studio su questi poemi. Gli autori sono Pietro Recupro, proprio scritto così, Peppi Sfiliu e Peppe Nicosia. Ed è stato molto interessante anche dal punto di vista filologico. Ad esempio quel suono che facciamo quando diciamo sciuri, sciumi, quel sciù si scriveva con la X, una specie di X greca suppongo che sia. Ci sono delle belle cose anche da questo punto di vista. E poi ti immergi nel siciliano vero con bei versi, geniali a volte, un siciliano però, che non è più quello del 1200 ma già influenzato dall’italiano.
C: chi ha scrittole canzoni e chi vi accompagna nella formazione allargata che sì è presentata sul palco?
A: le canzoni le abbiamo scritte io, Nuccio Corallo e Roberto Bruno, che poi sostanzialmente è il nucleo musicale che ha dato vita a questa esperienza di opera collettiva. Gli altri musicisti sono il maestro Puccio Castrogiovanni alla fisarmonica, marranzano, tamburo e uno zufolo siciliano mono nota, molto particolare: grande amico di Nuccio, è un musicista noto perché suona nei Lautari ed ha collaborato, tra gli altri, anche con Consoli e Bregovic. La corista Anna Maria Zappulla che ha dato questa elegante e necessaria sfumatura femminile. Il maestro Angelo Pesce al contrabbasso elettrico che ha dato un contributo veramente importante. E poi chiaramente Toni Carciotto che non suona ma dipinge egregiamente dal vivo la scenografia, il nostro grande amico e fonico di fiducia Ciccio Arizzi e la voce dell’attore Saro Valenti che si è prestato con entusiasmo per la registrazione dei monologhi.
C: chi ha curato la realizzazione dello spettacolo?
A: all’inizio eravamo solo noi, ma da subito Roberto, che è il responsabile organizzativo dell’evento, ha coinvolto la Proloco di Belpasso attraverso Toni Carciotto, che ha sposato pienamente il nostro progetto e ha contribuito tantissimo, assieme a tutta la Pro Loco, alla riuscita di questo evento. Quindi devo dire che s’è creata una sinergia abbastanza larga da poter realizzare uno spettacolo ricco. Insomma, cose belle che succedono.
Toni Carciotto

C: repliche? Proposte? Dove e quando?
A: al momento solo un’altra data, domenica 1 settembre, nella piazza Vittorio Emanuele di Nicolosi. Per le proposte ora vediamo quello che si avvia, se son rose fioriranno. Al momento siamo completamente autoprodotti, quindi ci muoviamo certamente ma con i nostri mezzi.
C: sinceramente penso che uno spettacolo del genere debba essere visto non solo a Belpasso o a Nicolosi, ma anche a Catania, Pedara, insomma nella provincia soprattutto nelle zone più colpite, che hanno sentito e sentono tuttora la memoria. Poi magari sarebbe anche bello farlo conoscere un po’ in tutta la Sicilia.
A: a noi può fare solo piacere. E poi diciamo che ci sono state delle cose geniali dal punto di vista dello spettacolo. Ad esempio quando Nuccio ha cominciato a scrivere delle canzoni non più su essere umani ma su u ped’alivu, a cucca, u sceccu. Quindi c’è stato un gioco di fantasia e pieno di simboli, simboli nostri, riconoscibili.
C: anche perché, ad esempio, u sceccu nella “mitologia”, nella simbologia siciliana, ha più di un significato.
A: sì, ma la cosa bella è che Nuccio questa canzone l’ha dedicata ai caduti sul lavoro, perche u sceccu muore ragliando sotto la lava mentre il padrone si salva. Quindi c’è anche tutto questo retroterra, chiamiamolo culturale nel senso di un mix di cultura vissuta e cultura appresa.
Ricordo il secondo appuntamento con lo spettacolo Versante Sud 1669, domenica 1 settembre in piazza Vittorio Emanuele a Nicolosi.

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