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Al Teatro del Canovaccio “Mein Kampf Kabarett”

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“Mein Kampf” di George Tabori è un testo complessissimo, pieno di riferimenti religiosi, storici, intellettuali, è una gigantesca riflessione sul senso della vita e della morte, della storia e della fantasia, della verità e della bugia. Niente è come sembra perché tutto si mischia, tutto si può dire, tutto può accadere.
Un giovane ragazzo con la passione per la pittura arriva a Vienna per sostenere l’esame di ammissione all’Accademia di Belle Arti e, sporco e squattrinato, trova rifugio in un ricovero per ebrei. Una storia come tante, se non fosse che quel giovane ragazzo altro non è che Adolf Hitler, l’uomo che di lì a qualche anno avrebbe abolito ogni libertà in Germania, causato un conflitto mondiale e ucciso sei milioni di ebrei.
Sono queste le premesse di “Mein Kampf Kabarett”, lo spettacolo di Nicola Alberto Orofino, in scena al Teatro del Canovaccio dal 21 al 24 febbraio.
Una satira feroce e profetica che restituisce l’atmosfera degli spettacoli della Berlino a cavallo tra la Repubblica di Weimar e l’avvento del nazismo, periodo in cui i cabaret erano dipinti dagli stessi tedeschi come luoghi di perversione, al fine di eliminare la libertà che essi in realtà veicolavano. Di fatto sarebbero solo una lontana versione del cabaret francese, da cui prende il nome. Al Kabarett non ci sono balli né donne semi-nude, ma un sobrio palco teatrale consacrato alla satira politica.
– Durante lo spettacolo uno o molti attori mettevano in scena diversi sketch, spesso accompagnati da canzoni. – Difatti il “Kabarett” faceva spessissimo uso della satira, soprattutto quando affrontava argomenti legati alla società e alla politica, non ultimo il nazismo: anche per questa ragione l’antisemitismo dilagante in quegli anni colpì duramente anche la comunità degli artisti che vi lavoravano, poiché molti di loro erano ebrei. Il Kabarett è riapparso nel dopoguerra ed è riuscito a sopravvivere sotto il regime della Germania dell’est, parrebbe fino agli anni ’70 dello scorso secolo, ma c’è chi dice che sia riapparso anche nel 1989, multiforme, in occasione della caduta del muro [ricerca di Tiziana Urbano UniPa].
Il lavoro di Orofino è un gioco provocatorio e farsesco, in linea con l’opera teatrale di Tabori, ma è anche un momento di riflessione su un Tempo passato che, mai come oggi, rischia di non identificarsi più soltanto come un triste ricordo.
Regia: Nicola Alberto Orofino
Con Giovanni Arezzo, Francesco Bernava, Egle Doria, Luca Fiorino, Alice Sgroi
Assistente alla regia: Gabriella Caltabiano
Scene: Cristina Ipsaro Passione
Organizzazione: Filippo Trepepi
Produzione: MezzAria Teatro

Orario spettacoli
21-22-23 febbraio: ore 21
24 febbraio: ore 18

Per informazioni e prenotazioni telefonare ai numeri: 3914888921 e 3474755553.

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