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Servizi sociali, la Città metropolitana ritiri l’avviso pubblico per l’assistenza agli studenti disabili

Cgil, Cisl e Uil: incongruenze, confusione e disomogeneità economiche. Chiederemo al Prefetto un incontro specifico per una governance uniforme nei nove distretti sociosanitari.

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CATANIA – «La Città metropolitana ritiri subito l’avviso pubblico per l’elenco di operatori accreditati per i servizi di assistenza agli studenti con disabilità grave perché penalizza fortemente i lavoratori, la loro professionalità e le loro tutele e mette a rischio la continuità del servizio agli assistiti».

È quanto chiedono i segretari generali provinciali Giacomo Rota (Cgil), Maurizio Attanasio (Cisl) ed Enza meli (Uil), in seguito a quanto disposto dal Servizio politiche sociali e del lavoro della Città metropolitana di Catania per l’assistenza agli studenti disabili gravi che frequentano le scuole secondarie di secondo grado e l’Università per l’anno scolastico 2019/2020.

«Siamo stupiti – spiegano Rota, Attanasio e Meli – perché non capiamo come, a fronte di una meritoria attività di controllo che la città metropolitana ha svolto finora con la verifica delle condizioni contrattuali dei dipendenti delle cooperative, che doveva fungere da modello gestionale corretto e trasparente, oggi invece con l’avviso, che peraltro scade il 16 agosto e che già l’anno scorso era stato bocciato e ritirato, si mettono insieme una serie di incongruenze che vanno a penalizzare proprio i lavoratori, costringendoli a lasciare le cooperative e avviare un’attività autonoma, con tutto quello che ciò comporta».

«Per prima cosa – continuano – con la costituzione dell’elenco si mettono in un unico calderone titoli di accesso e aree di competenza diverse, accomunando lauree universitarie del settore a corsi di formazione estemporanei. Poi, l’avviso penalizza quei lavoratori precari che avrebbero avuto diritto alla stabilizzazione costringendoli a ripartire da zero con un’attività autonoma».

«Così come previsto – aggiungono Rota, Attanasio e Meli – con il sistema dell’avviso si sottopagano gli operatori, ai quali viene riconosciuta una somma oraria di 17.06 euro, che non comprendiamo da dove spunti, visto che i contratti nazionali e l’accordo con l’Aran ne prevede circa 23; si mette a rischio, inoltre, la garanzia di continuità di servizio, giacché per le assenze del lavoratore autonomo non sono previsti supplenti».

Per i segretari di Cgil, Cisl e Uil provinciali «il settore dei servizi sociali ha bisogno, invece, di certezze nei contratti, nei diritti degli operatori e di omogeneità di prestazioni per tutti e nove i distretti socio-sanitari catanesi». «Ecco perché – avvisano Rota, Attanasio e Meli – chiederemo al Prefetto una specifica convocazione sul sistema lavoro nelle politiche sociali che ha bisogno di una governance adeguata e uniforme sull’intero territorio provinciale, in quanto esso gode di risorse ingenti che vanno ottimizzate e ben spese, con il rispetto dei diritti dei lavoratori, delle famiglie e degli assistiti che devono usufruire di servizi professionali, senza confusione di ruoli e senza interruzioni».

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