Sicilia Report
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Intervista alla viticoltrice dell’anno Antonella Lombardo

Premiata dal Gambero rosso con i tre bicchieri per il suo Bianco “Pi Greco” Antonella Lombardo è una determinata signora del vino calabrese

“Il vino non si beve soltanto. Si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla”. Antonella Lombardo è una determinata signora del vino calabrese, eletta viticoltrice dell’anno e premiata dal Gambero rosso con i tre bicchieri per il suo Bianco “Pi Greco”. La incontro a Catania per una di quelle chiacchierate che lasciano poco spazio all’immaginazione e avvengono rigorosamente davanti una bottiglia di vino e, visto che non siamo sole, scegliamo in prima battuta un Riesling della Mosella.

Foto dal sito: www.antonellalombardo.com

Georgia De Angelis: Antonella, raccontami la tua avventura nel mondo del vino
Antonella Lombardo: Fino a poco tempo fa lavoravo in un’azienda di famiglia, una struttura sanitaria in Calabria, mi occupavo di risorse umane, ma in realtà l’amore per il vino c’è sempre stato.

G.D.: Com’è nato l’amore per il vino?
A.L.: Direi che è nel mio DNA da sempre, mio nonno produceva vino, aveva torchi, tini, etc… ed è ancora tutto nella casa di famiglia, una famiglia in cui non esisteva pranzo o cena senza un buon bicchiere di vino. In seguito sono stati gli amici di mio padre che mi han fatto scoprire le grandi etichette, parliamo degli anni del liceo perché all’università ho pensato solo a studiare e laurearmi.

Infine con il lavoro sono arrivati i viaggi, e due o tre volte l’anno mi portavano sempre alla ricerca di cantine e vitigni autoctoni ancora prima che ciò fosse moda, scoprire le peculiarità dei territori era essenziale per me.

Nel 2015 ho iniziato il corso di Sommelier FIS che è stato la mia rovina (ride), in particolar modo studiare la Calabria Enotria, che ha oggi soltanto 11.000 ettari vitati, cioè poco o nulla, mi ha fatto riflettere:

“Come è possibile se tutti hanno il loro pezzo di terra e la loro vigna avere così pochi ettari vitati? In realtà nulla è censito, un grande patrimonio ampelografico che devi recuperare andando a chiedere ai contadini anziani”.

G.D.: Magari potrebbe accadere a breve ciò che è successo in Sicilia, il recupero dei vitigni autoctoni e la valorizzazione degli stessi e del terroir.
A.L.: Questo è il mio sogno. Mi piacerebbe dimostrare che con sacrificio e tanta dedizione e fatica, andando in vigna anche la notte in prima persona, tutto si può fare, continuando a recuperare la nostra tradizione. In Calabria abbiamo pochissime aziende, che lavorano bene, ma potremmo essere tanti di più e con delle specifiche particolari. Il Mantonico ad esempio si sta perdendo come vitigno e si potrebbe reimpiantare anziché estirpare le vigne per impiantare bergamotteti solo perché rendono di più.

G.D.: Come hai deciso quindi di “mollare tutto” e acquistare i vigneti?
A.L.: In un solo momento, quando ho capito che si poteva fare ho detto: Bene, allora facciamolo. La mia idea iniziale era quella di avere un vigneto per ogni areale peculiare per cui: a Bianco c’è il Greco di Bianco, a Palizzi c’è il Nerello, a Pellaro e in Costa Viola i terrazzamenti. Un’idea ambiziosa quella di avere lungo la costa zona dopo zona un vigneto diverso, ma piano piano riuscirò, mi piace l’idea di portare avanti la Calabria, anzi la parte dimenticata della Calabria, quella dove non arrivano i treni, quella dove non ci sono le strade, in cui lavoriamo costantemente in mezzo ai disagi, a cui ci adattiamo riempendo la macchina e andando a consegnare personalmente.

Il progetto è iniziato a Bianco, che è il mio secondo paese essendo originaria di Caraffa del Bianco, un paese dell’entroterra collinare; ho acquistato dei vigneti dove c’era del Mantonico, del Gaglioppo, del Nerello Mascalese e del Bianco, ho affittato un altro vigneto che è solo Greco di Bianco, vicino al mare da cui nasce il Pi Greco, (il nome del vino bianco).

Investendo tutti i miei risparmi nel 2018 ho acquistato un vigneto di 5 ettari e mezzo, metà già pronto e l’altra metà impiantato da me, altri vigneti li ho affittati e nel 2019 c’è stata la prima vendemmia che ho seguito senza perdere nemmeno una potatura, una legatura o un trattamento, avvalendomi della collaborazione dell’agronomo Stefano Dini e dell’enologo Emiliano Falsini.  L’unica cosa che delego è la cura dei Social che non mi piacciono e che invece sono molto importanti, ma io preferisco stare in cantina.

G.D.: Sei già riuscita a costruire la tua cantina?
A.L: Ho la mia cantina che ha la capacità di 25.000 bottiglie, però ne ho prodotte (tra quelle già sul mercato e il vino ancora in botte) 12.500 quest’anno, l’anno prossimo spero di arrivare a 18.000. Ho anche intenzione di vinificare ogni vitigno in modo diverso, ad esempio il Mantonico l’anno scorso ha fatto solo spumantizzazione per l’elevata acidità, ma quest’anno vorrei provare a fare anche vino secco.

G.D.: Parliamo del sesto d’impianto delle tue vigne.
A.L.: I vigneti impiantati da me hanno circa 9.000 barbatelle per un ettaro e sette, quindi una capacità d’impianto elevata con una difficoltà di gestione del vigneto, perché il sesto è 2×1 quindi molto piccolo, però era quello che volevo, mi interessa produrre poca uva (circa 40 quintali per ettaro), ma di qualità. La coltivazione è tutta in biologico, quasi totalmente manuale, gli impianti quasi tutti a Guyot semplice o doppio; il Nerello ad alberello, una vigna di Mantonico che intendo mantenere così è ad alberello.

G.D.: Come commercializzi il tuo vino?
A.L.: Quest’anno è sicuramente particolare abbiamo avuto la sorpresa del Covid, abbiamo fatto la prima vendemmia nel 2019 e messo in commercio nel 2020 i bianchi e il rosato, ho un’agente in esclusiva per la Calabria, che vende nelle altre regioni, ma muoversi non è stato possibile.

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