Se usassi l’aggettivo Ghiottoni per definirvi in un articolo non trovereste nulla di strano, è vero miei cari foodies? Eppure se mi fossi rivolta a voi con questo termine nel Medioevo, vi avrei recato grave offesa, in quanto il termine era fortemente dispregiativo e indicava “Quelli che mangiano più che non deono…son chiamati ghiottoni e peggio che bestie.” Ghiottone ricopriva la semantica di farabutto, mascalzone e canaglia.
Ma è proprio nel Medioevo, intorno al 1302 che la gastronomia entra in letteratura e vedono la luce il Liber de Coquina di un anonimo, che è uno dei primi esempi di ricettari del nostro paese, ma anche Libro de arte coquinaria scritto da maestro Martino o i libri segreti che altri non erano che manuali che racchiudevano ricette di cucina, procedimenti per realizzare i colori, medicamenti e feroci burle.

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Nel 1304 e fino al 1321, Dante Alighieri scrive la sua Divina Commedia, che è intrisa di riferimenti sul cibo, ma Dante non è tanto tenero con i golosi e li piazza all’Inferno nel sesto canto, condannati a restare fiacchi sotto una costante pioggia nera e maleodorante.

La cosa stupisce non poco se si pensa che Dante fosse toscano e i toscani sono un popolo di buongustai e annoverano molti prodotti d’eccellenza e ricette tipiche della tradizione italiana; eppur la Gola è uno dei sette peccati capitali e questo perché in Paradiso, il concetto di fame non esiste, la sfera celeste è completamente dissociata dal cibo e da tutte le sue manifestazioni.
Ma come si nutriva il padre della lingua italiana nel 1300?

La vita di Dante è avvolta nel mistero ciò che possiamo affermare è che amava molto il pane toscano senza sale che era un alimento considerato di base e consumato in grandi quantità, per il resto dobbiamo fare riferimento alle notizie storiche che ci sono pervenute.

Non essendo ancora state scoperte le Americhe, alcuni prodotti che oggi consumiamo regolarmente non erano mai stati visti, patate, pomodori, mais e cacao ad esempio, ma non si possedevano nemmeno i mezzi per potere conservare a lungo gli alimenti, erano quindi largamente diffuse le tecniche di essiccatura, affumicatura e fermentazione.

Esisteva una sostanziale differenza tra il pasto dei Signori e quello del popolo, i primi si nutrivano tre volte al giorno e facevano grande consumo di carni, soprattutto selvaggina, spesso si concedevano luculliani banchetti con vino genuino e abbondanza di spezie (il sale e il pepe erano molto costosi), le loro tavole erano riccamente adornate con tovaglie ricamate, argenti e vasellame.

Gli altri si nutrivano due volte al giorno, al mattino e al  tramonto e di norma il piatto principale era una zuppa di legumi e verdure a cui, se non era periodo di carestia, si aggiungeva due volte la settimana il giovedì e la domenica, manzo bollito o arrosto, vitello, agnello e pecora; la bevanda principale era l’acqua o la vinaccia annacquata.
L’olio di oliva si usava poco, mentre erano abbondantemente utilizzati il lardo e lo strutto per preparare le pietanze.
In occasione del DanteDì rivisitiamo una ricetta di origine contadina e medievale, anche se siciliana, una zuppa di fave con pasta tradizionale fatta in casa: i lolli.
Per realizzarla si utilizza la fava cottoia modicana, una leguminosa  rivalutata per le sue proprietà nutritive, presidio Slow Food.
La classica ricetta modicana non prevede l’utilizzo del guanciale che io ho inserito per dare una nota di croccantezza e sapidità.

Ingredienti per i Lolli
300 gr di farina russello
Un pizzico di sale
Acqua q.b.
Preparazione:
Disporre la farina a fontana sul piano e aggiungere il sale, l’acqua dovrà essere calda ma non bollente e va amalgamata alla farina pian piano. Quando la farina sarà tutta inglobata lavorare l’impasto con le mani energicamente per circa 10 minuti. L’impasto dovrà risultare liscio e omogeneo e dovrà riposare per circa mezz’ora avvolto in pellicola.
Una volta che l’impasto avrà perso l’elasticità iniziale, lo stenderemo col matterello e ricaveremo una sfoglia alta circa 1 cm da cui otterremo delle strisce per realizzare cordoncini simili a grissini che taglieremo a pezzi di 3/4 cm, i Lolli si cavano con le dita trascinandoli sulla spianatoia o aiutandosi con un coltello.
Ingredienti per cucinare le fave
400 gr Fava cottoia modicana fresca (utilizzate pure la fava secca dopo averla tenuta in ammollo)
Sedano carote e cipolla (per il soffritto)
150 gr di guanciale
Peperoncino q.b.
Olio evo
Sale
Procedimento:
Pulire e tagliare a piccoli pezzi il sedano la carota e la cipolla e rosolarli insieme al guanciale e al peperoncino, aggiungere le fave quando le verdure risulteranno appassite e il guanciale croccante e lasciare insaporire a fuoco medio. Immettere acqua calda nella pentola e lasciare cuocere fino a che le fave non saranno morbide, ci vorrà almeno un’ora.
Quando le fave saranno cotte se non ci fosse abbastanza acqua aggiungerne altra, portare a bollore e versare i Lolli che cuoceranno per circa 5 minuti. Servire caldi con un filo di olio evo e del rosmarino.
Servite in piatti di coccio, accompagnandola con un bel cerasuolo di Vittoria e Tammurriata a mare nero dei Folkabbestia.