Sicilia Report
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Biodiversità siciliana: nuovi orizzonti per Simenza

Lontano da chi fa della biodiversità un mero strumento di mercificazione

Nel 2016 in Sicilia nasce Simenza, un’Associazione culturale che si propone di tutelare e valorizzare, anche dal punto di vista economico, la biodiversità siciliana, in un percorso progettuale che tocca diversi settori, dall’agroalimentare, al turismo, al benessere ambientale e sociale.

Ben presto l’Associazione diventa punto di riferimento della cerealicoltura della Sicilia, regione tradizionalmente vocata a queste produzioni e ricca di un patrimonio genetico unico al mondo. L’iscrizione delle varietà di grano locali al Registro Nazionale delle specie di conservazione, il riconoscimento legale e la tracciabilità della filiera sono alcuni degli obiettivi che Simenza si è posta ed ha raggiunto con il supporto di una rete di agricoltori, allevatori, mugnai, fornai e pastai.

Lontano da chi fa della biodiversità un mero strumento di mercificazione.

Dal 2016 l’Associazione è cresciuta molto ed oggi i suoi associati, con l’istituzione di un comitato tecnico scientifico diretto dal Prof. Salvatore Cosentino (dell’Università di Catania) e la consulenza di esperti, coltivano popolazioni locali di grani e legumi, in regime biologico ed ecosostenibile, per la produzione di un cibo etico.

Il circolo virtuoso di questa filiera si chiude, ancora grazie al lavoro di Simenza, con una nuova attenzione al rapporto economico tra produttori e consumatori (siciliani ma non solo); un equilibrio che consente ai primi una dignitosa retribuzione dell’impegno profuso e ai secondi l’acquisto di un prodotto genuino e sostenibile.
Forte delle conferme fin qui ottenute, Simenza si sta dedicando ad un nuovo, ambizioso progetto, elaborato nel corso di numerose riunioni alla presenza del presidente Giuseppe Li Rosi e del direttore Paolo Caruso che si sono avvalsi della professionalità e competenza di alcuni soci quali Pippo Privitera e Riccardo Randello.

Il progetto interesserà la biodiversità olivicola e vitivinicola dell’Isola in un percorso di protezione delle varietà autoctone e dei produttori che si battono per la loro valorizzazione, sulla falsariga di quanto portato avanti con successo per le varietà di grani e legumi locali, salvati dal rischio di estinzione.
Il nuovo progetto partirà dalle produzioni dell’Etna e sarà fondamentale per approfondire lo studio di cultivar locali, soprattutto quelle “dimenticate”, come ad esempio i vitigni Vesparola, e Minnella, in parte presenti sul territorio del vulcano, e alcune varietà meno note di Nerello Cappuccio e Nerello Mascalese.

Partendo da questo presupposto inizierà un viaggio che di Contrada in Contrada consentirà di riconoscere e distinguere i diversi crû, come già accaduto in Borgogna alla fine dell’800 con risultati straordinari.
Il riconoscimento delle Contrade e la possibilità di inserirne il nome in etichetta sarà uno strumento fondamentale per  la produzione vitivinicola del nostro vulcano e per il suo consolidamento nel panorama mondiale.

A trarne vantaggio saranno certamente i produttori di entrambi i versanti del Vulcano, quello Nord già affermato, e quello Sud che più recentemente ha attirato l’attenzione di imprenditori, critici, sommelier e winelovers.

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